Napolitano perde tempo, il dialogo è impossibile

Ciò che ho visto ieri sera tra L’Infedele di Gad Lerner e il Porta a Porta di Bruno Vespa è stata l’incapacità dei politici italiani di abbassare i toni. Di conseguenza, ho visto l’assoluta inconsistenza degli appelli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Di conseguenza ho visto che fino a quando non si risolve il problema giudiziario di Berlusconi (l’opposizione vorrebbe risolvere il problema di Berlusconi tout court) il Paese non sarà mai normale. Continua a leggere…

Il proporzionale evita il clima d’odio

Ricordate quella battuta? Un milanese che dice: “Non sono io ad essere razzista, sono loro ad essere napoletani”. Ecco: secondo me le dichiarazioni di Di Pietro, ma soprattutto quelle di Rosi Bindi fanno venire in mente quella battuta. Non siamo noi a non condannare chi ha attentato alla vita del premier, è lui che si lascia attentare. Continua a leggere…

Recessione finita? Ok, adesso le riforme

Io non so se la recessione è finita. E non so nemmeno se il peggio è alle nostre spalle. Siccome il mio metro di giudizio per stabilire se l’economia segna bel tempo è il tasso di disoccupazione, temo che dovremo faticare ancora molto per poterci dire fuori dal tunnel. Però i dati dell’Ocse dicono qualche cosa che tutti ci aspettavamo da tempo, cioè che la ripresa è in arrivo e, soprattutto, che l’Italia è nel gruppetto dei Paesi che trascineranno il resto dell’occidente. Spero che per una volta l’Ocse abbia azzeccato le previsioni. Continua a leggere…

Quello che abbiamo da insegnare ad Atene

La Grecia ha 300 miliardi di euro di debito pubblico. Dilettanti.

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Finanziaria: poteva andare molto peggio

Il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha colto nel segno: la Finanziaria messa a punto dal governo è “di galleggiamento”. E anche il ministro Claudio Scajola non sbaglia quando gli risponde: “Galleggiare è meglio che affondare”. E a chi sostiene che si poteva fare di più, ha buon gioco il ministro dell’Economia Giulio Tremonti a ribattere che con 66 miliardi di interessi sul debito da pagare ogni anno, di più non si poteva fare. Continua a leggere…

Lettera aperta a Roberto Formigoni

Caro Roberto

sono sicuro che tu sei innocente. Politicamente innocente. Materialmente, se fossi un magistrato, l’avviso di garanzia te lo avrei mandato anche io accusandoti, come hanno fatto, di essere il responsabile dell’inquinamento dell’aria di Milano. A quanto mi risulta sei tu, infatti, il responsabile della qualità dell’aria e se questa è mefitica sei tu che ne devi rispondere. Questo se vogliamo guardare il codice. So che è una seccatura, ma bisogna farlo. Poi hai ragione quando dici che con te l’aria è migliorata. E’ vero: dai dati che ho letto sui giornali tu hai ragione e spero che tu continui a farla migliorare fino a quando le mamme potranno portare a spasso i bambini senza l’ansia che ammalino di asma. E siccome tu hai ragione a rivendicare i tuoi successi, questo avviso di garanzia non toglie e non aggiunge un milligrammo alla stima che ho di te. Continua a leggere…

Lo Stato entri in Telecom

La più importante decisione presa ieri dal consiglio d’amministrazione di Telecom Italia è stata quella di nominare Andrea Mangoni dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari del gruppo. Punto. Tutto il resto è fuffa. E chi (tra i quali anche io) si aspettava grandi novità strategiche dalla riunione è rimasto deluso. La verità è che il Cda di mercoledì 2 dicembre è stata la dimostrazione dell’immobilità forzata del gruppo. Troppi debiti che non permettono gli investimenti, un socio “ingombrante” (come il ministro Sacconi ha definito Telefonica) e manager sottoposti al fuoco di fila delle critiche che impastano l’operatività. Continua a leggere…

La terza via della Fiat a Termini Imerese

Ci sono tre modi per approcciare la grana di Termini Imerese. Il primo, che potremmo chiamare “tutto Stato” afferma che siccome in Sicilia il problema della disoccupazione è maggiore che nelle altre aree del paese e siccome se chiudesse Termini si avrebbero gravi conseguenze sul piano sociale, allora occorre che lo Stato si faccia carico delle perdite che quella fabbrica produce (costruire un’auto costa mille euro in più rispetto ad un altro sito produttivo Fiat in Italia) per evitare guai peggiori. Continua a leggere…

Il Manifesto, l’esproprio e il mio conto

Ieri (io la reclame la leggo sempre in ritardo) il Manifesto ha pubblicato un editoriale che non avrebbe fatto brutta figura su “Cuore”, l’indimenticato giornale satirico di Michele Serra. Vi si leggeva un elogio di Erika B., la bancaria di un istituto tedesco che prelevava i soldi dai conti correnti dei ricchi per depositarli sui conti correnti dei poveri.
Ecco alcune delle perle scritte da Loris Campetti. “Visto che la ricchezza prodotta dal lavoro umano si sposta dal basso verso l’alto allargando a dismisura le diseguaglianze rendendo i ricchi più ricchi e i poveri più poveri, la nostra direttrice di banca aveva attuato una redistribuzione del reddito in senso antiorario”. Non ridete che non è finita. “Non è quello che dovrebbe fare una persona normale, perfino un normale banchiere dotato di un minimo di buon senso e lungimiranza?”. Aspettate, aspettate… “In fondo con i suoi trasferimenti Erika movimentava danaro che altrimenti sarebbe rimasto parassitariamente immobile”. Continua a leggere…

Fiat e la stupidaggine su Termini Imerese

Non avrei mai pensato di sentire la stessa identica tesi sostenuta da Susanna Camusso dell cgil e da Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico. Forse la spiegazione è che in assenza di un’opposizione, i ministri sono costretti a criticare il governo prendendo a prestito gli slogan sindacali. E lo slogan è questo: Siccome in Italia si vendono 2 milioni di auto l’anno e la Fiat ne produce, in Italia, appena 600 mila, allora la Fiat non deve diminuire la produzione (vedi: chiudere Termini Imerese) ma deve piuttosto aumentarla. Continua a leggere…