Il lodo: obiettivo giusto, strada sbagliata

berlusconi

Se solo ci si ferma un momento e si prova ad avere a cuore il desueto concetto di “bene del Paese” ci si rende conto quali disastri può provocare lo scontro istituzionale senza precedenti causato dalla sentenza della Consulta sul lodo Alfano. Il primo disastro è quello di insinuare che il presidente della Repubblica sia in grado di influenzare le decisioni della Corte Costituzionale e che l’attuale inquilino lo abbia fatto ma non gli sia riuscito di orientare la decisione dei giudici come se Pannella avesse sempre avuto ragione ad accusare la politicizzazione della Consulta ogni volta che gli bocciava un referendum. Il secondo disastro è tentare di mondare le proprie presunte colpe giudiziarie con il ricorso alle urne quasi che fosse il popolo a decidere non chi lo debba governare ma chi è puro e chi no. Il terzo disastro è alzare il tono dello scontro con minacce e accuse a tutto e a tutti ogni volta che la realtà non risponde alle proprie aspettative.Le migliaia di perquisizioni alla Fininvest, le decine di processi, le accuse più infamanti poi cadute nel nulla stanno lì a dimostrare a tutti, anche a chi non vuole vedere, che è esistita ed esiste in Italia una magistratura che fa politica e che ha cercato e cerca di far cadere per via giudiziaria Silvio Berlusconi. Di fronte a questo attacco è giustificabile la reazione del presidente del consiglio che ha tentato di sottrarsi, per il periodo in cui è in carica, al giudizio della magistratura. Il questo senso il lodo Alfano è stato un tentativo di salvare la democrazia, ma, evidentemente, nel modo sbagliato. Il modo giusto sarebbe stato quello di una vera riforma del sistema giudiziario che faccia pagare i magistrati che sbagliano, che accusano senza prove, che incarcerano senza motivo, che minacciano azioni giudiziarie senza fondamento. Chi ha accusato il premier senza avere le prove è chiaro che ha fatto politica ma questo cancro si estirpa non chiudendosi sotto una campana di vetro, ma facendo pagare duramente i magistrati che “sbagliano”. Ecco perchè l’uscita dallo stallo, da questo clima irrespirabile che ammorba il Paese non è il ricorso alle urne, non è un nuovo papocchio legislativo (che potrebbe comunque arrivare) non sono le insinuazioni e le minacce. E’ solo una profonda revisione del modus operandi della magistratura. Era nel programma elettorale, ma non se ne sa più nulla. Come di molte altre riforme.

Fonte immagine: http://blog.panorama.it/italia/files/2009/10/berlu.jpg

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