Occhio alla nuova bolla

trichet

Diversi segnali fanno ritenere che le banche, chiusi i problemi con il passato, abbiano una sovrabbondanza di liquidità. Mettiamo in fila, senza la pretesa di esaustività, alcuni dati. L’incredibile boom di richiesta per le obbligazioni aziendali: dal primo gennaio le grandi aziende italiane hanno emesso bond per 26 miliardi e hanno raccolto richieste per 102. Secondo: la crescita delle borse e delle materie prime. Wall Street, da marzo, è salita del 53%, Piazza Affari è passata da 18mila punti di aprile ai 24 odierni mentre tutte le materie prime, oro compreso sono ai massimi.La liquidità c’è, dunque, ma viene usata a fini speculativi sui mercati finanziari. Resta confinata nel mondo della finanza e non scende “al piano di sotto”, ai consumi delle persone e ai bisogni dell’economia reale, tanto è vero che l’inflazione scende mese su mese (-0,2% a settembre rispetto ad agosto). Nel frattempo l’economia non dà che flebilissimi segnali di ripresa e la difficoltà di accedere al credito bancario è rimasta intatta nonostante i tassi europei e americani siano prossimi allo zero.

In altre parola la liquidità degli istituti di credito non riesce a trasferirsi all’economia reale. Sembra che esista quasi un tappo, un filtro a maglie finissime tra gli sportelli bancari e il Paese. Eppure sopra questo filtro la liquidità abbonda, solo che finisce in attività finanziarie (bond e borsa). Questo stato di cose può essere interpretato come l’incubatore di una nuova bolla finanziaria? Sì, è possibile. E se così fosse sarebbe tanto più pericoloso considerando che, sul lato delle “nuove regole” non si è fatto ancora praticamente nulla e ben difficilmente si farà, stanti i contrasti tra le due sponde dell’Atlantico e l’insuperabile opposizione inglese a sottomettere il suo sistema finanziario ad un’Autorità europea.

E veniamo al dilemma: per stroncare la possibilità di una nuova bolla c’è a disposizione lo strumento dell’innalzamento dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale Europea. Ma se li alzasse (Trichet l’ha fatto a luglio dell’anno scorso nel bel mezzo della crisi) renderebbe ancora più fini le maglie di quel filtro tra banche ed economia reale. Mentre se non li alza gli investimenti finanziari continueranno ad aumentare di valore mettendo tutti a rischio bolla. E’ proprio vero, camminiamo come equilibristi su un filo sospeso nel vuoto.

Fonte immagine: http://learn.bowdoin.edu/italian/dante/images/trichet%20bloomberf%3Dg.jpg

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