Voglio un bicchiere d’acqua privata

Intendiamoci sul termine “bene pubblico”. L’acqua è certamente un bene pubblico, ma non è detto che per usufruirne occorra che sia lo Stato a possederla. Anche la scuola è un bene pubblico ma mai al mondo accetterei il sillogismo scuola pubblica-controllata dallo Stato. In questo caso “scuola privata” sta a significare la proprietà non pubblica, non l’esclusione a priori di alcuni dalla possibilità di frequentarla. Tanto è vero che se si decidesse una buona volta di introdurre in Italia il sistema dei voucher o “buoni scuola” non ci sarebbe più alcuna distinzione tra scuola pubblica e scuola privata, ma solo tra buona scuola e cattiva scuola. L’acqua è certamente un bene pubblico nel senso che, essendo indispensabile alla vita, deve essere disponibile a tutti a prezzi ragionevoli. Ma non è detto per nulla che debba essere posseduta dal pubblico perché, essendo anche un bene che ha un valore, cioè un prezzo, occorre che sia gestita in modo efficace ed efficiente e gli acquedotti pubblici non sono esattamente un esempio di efficacia ed efficienza. Solo pochi giorni fa su un giornale siciliano un sindaco ha fatto una promessa clamorosa: acqua corrente e potabile anche in centro città!
Il pubblico l’acqua l’ha sempre garantita, ma non a tutti. Probabilmente i privati sono più efficaci nel farlo, a patto che, come per la scuola, siano “costretti” a rigidissime regole stabilite, appunto, dal pubblico. Probabilmente i privati farebbero terminare lo scempio dello spreco di acqua potabile nelle condotte dei nostri acquedotti (pubblici). Probabilmente non occorre essere così ideologici e statalisti dal pensare che tutto ciò che ha una importanza sociale primaria, debba essere garantito dallo Stato. Deve essere certamente garantito, ma nel modo più efficiente possibile e se a raggiungere questo obiettivo sono i privati, allora ben vengano i privati magari in concorrenza proprio con il pubblico. L’acqua non si può mettere in concorrenza? E perché mai?

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2 Risposte to “Voglio un bicchiere d’acqua privata”

  1. graziano Says:

    sei sicuro di quello che scrivi? con l’idea della concorrenza sono state privatizzate enel, telecom, anas, ferrovie..e il risultato? milgioriamenti dei servizi? ma su quale pianeta vivi?
    fai l’esempio della scuola: peccato che ometti di precisare che lo stato garantisce l’istruzione GRATUITA, prova ad andare in una scuola privata a vedere se ti fanno entro quando gli dici ch enon hai i soldi per la retta.
    tu sei fuori da ogni logica, come il tuo articolo

  2. Una risposta lla risposta Says:

    Non è la privatizzazione a far deperire automaticamente la qualità del servizio, ma il mancato controllo da parte di uno Stato forte che noi non abbiamo. Su questo punto occorre essere molto laici: l’obiettivo è il servizio migliore ai prezzi più bassi con elevati standard di qualità fissati dal regolatore pubblico. Poi che chi mi porta l’acqua sia una società italiana o australiana non mi interessa. Per quanto riguarda la scuola, a parte il fatto che quella pubblica è ben lungi dall’essere gratuita (basti pensare al costo dei libri e della mensa), è costosissima per le casse dello Stato, 6 volte di più rispetto alla scuola privata. Anche in questo caso la socluzione migliore è lasciare che siano le famiglia a decidere da quale scuola fare educare i figli attraverso il sistema dei buoni scuola o dei voucher. In questo modo si eliminerebbe la barriera all’ingresso della retta nelle scuole private. Il sistema attuale avvantaggia solo i ricchi, il voucher è davvero democratico.

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