Il Manifesto, l’esproprio e il mio conto

Ieri (io la reclame la leggo sempre in ritardo) il Manifesto ha pubblicato un editoriale che non avrebbe fatto brutta figura su “Cuore”, l’indimenticato giornale satirico di Michele Serra. Vi si leggeva un elogio di Erika B., la bancaria di un istituto tedesco che prelevava i soldi dai conti correnti dei ricchi per depositarli sui conti correnti dei poveri.
Ecco alcune delle perle scritte da Loris Campetti. “Visto che la ricchezza prodotta dal lavoro umano si sposta dal basso verso l’alto allargando a dismisura le diseguaglianze rendendo i ricchi più ricchi e i poveri più poveri, la nostra direttrice di banca aveva attuato una redistribuzione del reddito in senso antiorario”. Non ridete che non è finita. “Non è quello che dovrebbe fare una persona normale, perfino un normale banchiere dotato di un minimo di buon senso e lungimiranza?”. Aspettate, aspettate… “In fondo con i suoi trasferimenti Erika movimentava danaro che altrimenti sarebbe rimasto parassitariamente immobile”. Beh, molto meglio della barzelletta dei tre carabinieri. E Campetti non demorde: “Purtroppo il senso di giustizia di Erika ha battuto la testa contro una legge presunta superiore quella del profitto che non ammette deroghe e informa di sé l’ordinamento statuale”. E poi sapete come Campetti definisce i soldi trasferiti? “Il plusvalore di cui aveva parlato Marx”. E poi il trionfo finale: “Di direttrici di banca come Erika, ahinoi, non ne circolano molte e quelle poche hanno vita grama”.
Davvero uno straordinario articolo di satira economica. Che tra l’altro condivido in pieno, avendo sempre il conto corrente in rosso. Se Erika avesse lavorato alla mia banca ci avrei guadagnato un sacco di soldi (il rosso è tanto). Solo che, a cercare di essere seri, anche se non è facile, bisogna dire che questa cultura dell’esproprio ai ricchi è non solo il massimo di proposte economiche che possono provenire dalla sinistra radicale, ma è anche la cultura che giustifica gli espropri proletari in una copisteria gestita da ragazzi di comunione e Liberazione, senza pagare. Loro sono i ricchi, noi siamo i poveri, quindi non paghiamo. Questa è stata l’alta spiegazione del fatto di non essere passati per la cassa.
Approposito, siccome non escludo in un futuro più o meno lontano di avere un conto corrente in nero per più di 10 giorni dopo lo stipendio, vorrei sapere se qualcuno della mia banca legge il Manifesto. Non si sa mai che tra una commissione e l’altra decidesse per l’esproprio proletario dopo aver letto il mitico Campetti.

Fonte immagine: http://ale1980italy.files.wordpress.com/2007/07/salviamo-il-manifesto-grande.gif

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Una Risposta to “Il Manifesto, l’esproprio e il mio conto”

  1. Conti Correnti Says:

    Esperienza molto valida http://www.contocorrente.it

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