La Bonino sulle tasse è conservatrice

La campagna elettorale di Emma Bonino è iniziata nel segno del peggiore e irragionevaole conservatorismo (che per lei deve suonare come un insulto). So che non è nel programma del governo e so anche che introdurlo costerebbe decine di miliardi di euro, ma la discussione intorno al quoziente familiare è comunque importante in quanto rivela delle posizioni intellettuali sorprendenti. Tutto inizia dal fatto che la candidata del Pdl alla Regione Lazio, Renata Polverini, ha riproposto un suo cavallo di battaglia: il quoziente familiare. E’ possibile introdurlo, per alcune tasse locali (come ha fatto la Lombardia) ma si tratta di dettagli sul monte-imposte che pagano gli italiani. Però la Bonino si è dichiarata contraria comunque. Con questa motivazione: il quoziente familiare ”rischia di aggravare ulteriormente la sindrome tipicamente italiana della donna segregata in casa” per cui “io penso che sia piu’ importante incentivare gli asili nido e stanziare fondi per favorire le politiche di conciliazione. Il quoziente familiare e’ un ostacolo e non un beneficio, per le donne”. Un ostacolo? Questo è davvero sorprendente. Praticamente per la Bonino il sistema fiscale va bene così. Va bene che un single che guadagna 1.400 euro al mese paghi le stesse tasse di un padre (o una madre) di famiglia con uno o due figli a carico. Notevole. Per la candidata radicale è sbagliato, ovvero meno equo, suddividere le tasse sui redditi in base al numero dei componenti della famiglia che su quel reddito conta per arrivare a fine mese. Davvero sorprendente. Pagare più tasse è un bene per la donna? La mia impressione è che la donna, per la Bonino, sia un’ideologia e non una persona.
Il ragionamento della candidata è incomprensibile: se si fa in modo che una famiglia paghi meno tasse sarebbe un danno per la donna. Non si capisce in che modo. Possibili risposte che possono spiegare la presa di posizione della Bonino : A) L’atavica idiosincrasia dei radicali verso un istituto naturale (cioè “pre-politico”, così capisce) che ha salvato l’Italia dal crack ma che ha anche l’irritante effetto collaterale di produrre legami così poco moderni; B) La necessità di differenziarsi dalla Polverini; C) Ha letto il libro “L’Italia fatta in casa” di Alesina e Ichino diventandone subito “’na fanatica”.

Fonte immagine: http://www.sissa.it/ilas/jekyll/n03/dossier_profughi/images/emma_bonino.jpg

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