Brunetta: meglio precari che bamboccioni

Ultimissime da Brunetta. Il ministro della Funzione Pubblica (e candidato sindaco di Venezia) ha spiegato che se esistono i bamboccioni “è colpa dei padri garantiti dall’articolo 18”. Cosa c’entra? C’entra, c’entra. E’ la stessa identica tesi esposta nel libro “L’Italia fatta in casa” di Alberto Alesina e Andrea Ichino. Quest’ultimo, in particolare, riporta il risultato di uno studio da lui condotto secondo il quale i figli di ragazzi che hanno un padre senza un lavoro stabile, escono di casa prima con una frequenza maggiore rispetto ai figli di padri che hanno un lavoro sicuro (sicuro, si fa per dire). In media, dice Ichino, il 40% in più. Da questa tesi i due economisti spiegavano che la sicurezza induce alla stabilità e la precarietà a quella che nella stretta cerchia degli studiosi viene chiamata “ottimale allocazione delle risorse”. Significa che il mercato funziona meglio con la precarietà piuttosto che con la stabilità. Che i ragazzi si muovono di più e cercano più intensamente un lavoro (qualsiasi lavoro) quando non hanno alle spalle una famiglia finanziariamente stabile. E via dicendo.
Brunetta è d’accordo, e da politico prudente, sembra proporre semplicemente l’abolizione dell’articolo 18 in modo che i padri sian o precari e i figli si possano “allocare” in modo ottimale per il bene del mercato. Di questa teoria abbiamo già parlato su questo blog e su Ilsussidiario.net.
Qui la cosa interessante da notare è che questa tesi è esattamente contraria a quella più volte esposta da Giulio Tremonti, ministro dell’Economia. Fece scalpore quando pronunciò il più ovvio dei concetti e, cioè, che un posto fisso è meglio di un posto precario. Brunetta, ex (ma molto ex) socialista, ha detto il contrario mettendo in piazza una frattura ideologica nel governo che non potrà non avere riflessi anche pratici nel momento in cui, come promesso da Maurizio Sacconi (approposito, lui che ne pensa?), si inizierà a discutere la riforma del welfare.

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