La ramazza sui licei

Qualche sera fa un’amica di mia figlia ha preso 9 e mezzo. Quando me lo ha detto credevo fosse in educazione fisica. Invece no, in latino. Poi mi ha spiegato come vengono attribuiti i voti nei licei. Viene sottoposta agli studenti la versione o il compito e per ogni errore si toglie una frazione di voto. Ad esempio: un errore di grammatica vale 0,25 in meno (se se ne fanno due si prende, appunto, 9 e mezzo). Un errore sui tempi vale lo 0,75 e una frase intera sbagliata vale 1 punto. Questo meccanismo trasforma il professore in un contabile. Velocizza le decisioni e standardizza le valutazioni, ma  è falsamente egualitario perché non tiene conto delle differenze da ragazzo a ragazzo, ovvero non tiene conto che chi dall’inizio dell’anno commette sempre lo stesso errore merita di perdere di più rispetto a chi sbaglia per la prima volta. Ma questo lo schema di attribuzione dei voti non lo considera. Prima di parlare della riforma dei licei, quindi, forse occorre fare mente locale su come si insegna e soprattutto sui professori che da ispiratori di curiosità e veicoli di passione per la conoscenza, si sono trasformati in esecutori di programmi.
La riforma dei licei presentata ieri dal ministro Gelmini mette giustamente ordine in una selva oscura di indirizzi e programmi, ma (inevitabilmente?) nulla dice del ruolo degli insegnanti e di come insegnano ai loro ragazzi, oltre che di cosa. Di questo forse avrebbero dovuto parlare i sindacati, ma ieri erano impegnati a difendere i loro iscritti. E allora avrebbero dovuto farlo gli insegnanti ma, subito dopo l’approvazione della riforma da parte del Consiglio dei ministri hanno denunciato la perdita della loro professionalità.
Io non credo che una riforma ministeriale possa far perdere professionalità al corpo docente, però su una cosa gli insegnanti hanno ragione. Sul fatto che la Gelmini sembra abbia risistemato una stanza messa a soqquadro da decenni di incuria usando la ramazza per buttare fuori dalla porta tutto ciò che la stanza contiene senza controllare, valutare e salvare ciò che merita. Una razionalizzazione degli indirizzi era effettivamente improcastinabile, ma forse tra le tante sperimentazioni tentate in Italia qualcuna era da salvare anche perché o il ruolo della politica è valorizzare ciò che di buono nasce dal basso oppure è applicazione dall’alto di uno schema. E magari si poteva anche creare qualche cosa di nuovo. Come un liceo economico.

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