Affaire Telecom Fastweb: capitalismo e sete di gigantismo

Bisogna davvero crederci, nel capitalismo. Dopo i mille scandali che ci ha sbattuto in faccia negli ultimi 3 anni, la predilezione per l’organizzazione liberale della società può trasformarsi in un dogma di fede più che in un razionale riconoscimento che la libertà dell’uomo è più importante di ogni altra cosa. E’ davvero difficile rispondere ai tanti italiani che lamentano che il liberalismo senza se e senza ma, è esattamente quello che ci ha condotti sulla strada della truffa permanente, del riciclaggio organizzato e anche della ‘ndrangheta in doppiopetto blu.
Nei sentimenti delle persone “normali” alla catastrofe finanziaria del 2007-2009 si aggiunge ora quella che l’Antimafia romana definisce “la più grande truffa nella storia d’Italia (forse esagerando un po’) e comincia ad essere un po’ difficile sostenere che si tratti solo di limitati effetti collaterali di un sistema comunque buono. In altre
parole: Fastweb e Telecom Italia Sparkle, così come Madoff, le centinaia di banche americane che non contabilizzavano le loro
perdite, le decine di merchant bank che hanno truffato le amministrazioni locali italiane, sono tutte solo mele marce o sono il
sintomo di un sistema che, messo alla prova dalla crisi, è incapace, perfettamente incapace, di restare sano? Io voglio continuare caparbiamente a credere che siano tutte solo mele marce. Voglio continuare a credere che l’economia liberale sia il sistema migliore per ciascuna persona di crescere, anche economicamente, e per realizzare le proprie aspirazioni.
Però sarebbe da sciocchi non capire che qualcosa di marcio c’è. E quel marcio consiste nel connubio tra il liberalismo e l’ideologia della crescita costante, del gigantismo, dell’obbligo di diventare grandi, potenti, ricchi. In una parola, intoccabili. Questa ideologia, che ha portato negli anni 2000 ai tassi bassi americani, scintilla del crack finanziario del 2007, è la stessa che impone alle imprese di mostrare conti sempre migliori, sempre più ricchi, sempre più favolosi. A qualsiasi costo, scendendo a qualsiasi compromesso, firmando qualsiasi patto, perfino con la ‘ndrangheta, se necessario. La sete di
gigantismo è connaturata all’uomo? Io credo di no. Io credo che di connaturato all’uomo ci sia un’inesauribile sete di libertà, felicità e giustizia. E’ il modello di crescita che, incapace di dare risposte a questa sete, la sublima nel gigantismo, come se il successo negli affari potesse dare una risposta alla crisi di umanità. Questo è il risultato.

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Una Risposta to “Affaire Telecom Fastweb: capitalismo e sete di gigantismo”

  1. sgrz Says:

    ma chi l’ha candidato di Girolamo? Il senato che lo protesse nel 2008 dall’arresto ora lo scarica. Schifani dice che non doveva essere candidato. Fini dichiara di non consocerlo. Gasparri e La Russaa idema Eppure era in quota AN

    Le tasse si pagano per vedersele fregate da Scaglia e soci…..

    Da Fastweb e Telecom con Il sistema a carosello la gigantesca truffa ai danni dello Stato

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