Perchè Marchionne fa bene a chiudere Termini Imerese

Sergio Marchionne ha ragione. Spiace dirlo in un momento di massima
crisi occupazionale, ma ha ragione. Contro la Fiat è partito un tiro
al bersaglio senza alcun senso. Frutto, probabilmente, della volontà
vendicatrice di chi, con le proprie tasse, ha permesso per decenni
alla Fiat di privatizzare i profitti e socializzare le perdite.
Se vogliamo portarci dietro lo spirito di rivalsa, si può continuare a
imputare alla Fiat la sua storia fatta di aiuti pubblici dati a piene
mani, se invece vogliamo ragionare sul presente e soprattutto sul
futuro, bisogna cambiare passo.
Partiamo da tre semplici numeri. Ogni dipendente delle varie fabbriche
italiane produce in media 28 auto, i dipendenti Fiat delle fabbriche
brasiliane ne costruiscono 77 e quelli polacchi 98.
E’ abbastanza
intuitivo che una multinazionale come è il gruppo guidato da Sergio
Marchionne, con questi numeri deve fare i conti. Può fare due scelte
alternative: la prima è aumentare la produttività delle fabbriche
italiane, la seconda è chiuderle. Marchionne ha deciso per la prima
strada e già questo è un bene
, anche se è ovvio che l’acquisto (del
20% che può salire al 35%) dell’americana Chrysler rende la società
più internazionale e meno italiana. Come si fa ad aumentare la
produttività? Chiudendo, come sarà dalla fine del 2011, lo
stabilimento di Termini Imerese, il più costoso di tutti,
e facendo
più investimenti portando la 500 dalla Polonia a Pomigliano. Ciò che
manca a Marchionne è il consenso, gli manca il sostegno di una larga
fetta dell’opinione pubblica nei confronti dei suoi sforzi di tenere
in vita una piccola (confrontata con i competitori) casa produttrice
di automobili. E gli manca soprattutto la collaborazione dei sindacati
i quali, invece di difendere posti di lavoro indifendibili
(ricordiamoci di quei tre numeri) dovrebbero ragionare insieme
all’azienda per trovare alternative credibili ai lavoratori, a partire
da quelli dell’indotto, invisibili agli occhi della grande stampa, dei
precari, che non hanno nessuna forma di sostegno al reddito, e di chi
ha una famiglia numerosa, che con i soldi della cassa integrazione non
riescono ad arrivare a fine mese.
Queste sono le sfide che un sindacalismo moderno dovrebbe affrontare e
risolvere. Se si preferisce insistere nella difesa di un passato che
la modernità ha travolto ci si mette fuori dalla storia e, perciò, si
finisce per fare il male di coloro che vuole rappresentare e
difendere.

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Una Risposta to “Perchè Marchionne fa bene a chiudere Termini Imerese”

  1. maria C. Says:

    Marchionne chiude Termini Imerese perchè meno produttivo e più costoso,ma nessuno dice mai che chiude anche la CNH di Imola nonostante abbia raggiunto dei record produttivi non indifferenti,per dare il lavoro a chi?a LECCE, dove per fare il lavoro che a Imola svolgevano 2 operai ce ne vogliono 5 e aprire un altro stabilimento in Russia.Questa è la giustizia di Marchionne.

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