Le Fondazioni, la Lega e la finanza fighetta

Non lo dico perché ne ho scritto anche io, ma l’allarme “al lupo, al
lupo” che la finanza “bene”, quella un po’ “fighetta”, ha lanciato nei
confronti della Lega che starebbe assediando le Fondazioni bancarie è
ridicola.
Prima di tutto, se andiamo a vedere un po’ di rassegna stampa degli
anni passati è stata proprio questa finanza “fighetta”, di cui si ha
un ottimo esempio oggi sull’inserto economico della Repubblica, la
prima a condannare le Fondazioni bancarie e lo fecero con le stesse
identiche argomentazioni che la Lega usa oggi.

Ossia che le Fondazioni bancarie sono “autoreferenziali”, cioè decidono per i fatti loro senza
rispondere di fatto a nessuno, visto che, in quanto Fondazioni, non
hanno di fatto azionisti se non un generico “territorio”
. In secondo
luogo è ridicolo che la finanza “fighetta” si preoccupi che le
Fondazioni bancarie, che autoreferenziali lo sono per davvero, possano
essere “occupate” da nuovi consiglieri di nomina leghista. La verità è
che alla finanza “fighetta” non piacciono gli uomini di Bossi in
banca così come alla politica “fighetta” non piacciono gli uomini di
Bossi in Parlamento
. Secondo una concezione sempre più snob della
società, soldi e politica sono affari troppo seri per lasciare che un
qualsiasi uomo con la cravatta verde se ne occupi. Il popolo, insomma,
va bene, tranne quando i suoi rappresentanti vogliono mettere le mani
su qualcosa che non li deve riguardare. Il popolo va anche bene tranne
quando non capisce e vota e fa eleggere qualcuno che ha la pretesa di
occuparsi di cose serie.
Quindi la battaglia sulle Fondazioni va
bene, ma solo se la facciamo noi, che di queste cose siamo pratici. E’
l’eterno scontro tra le elites culturali che si ritengono depositarie
del bene collettivo, e chi alza la testa e ritiene che quel bene collettivo se lo
vuole gestire da sé.
Detto tutto questo c’è da dire che un problema esiste, ma non è quello
della rappresentanza degli enti locali all’interno delle Fondazioni,
ma quello di un peso a volte eccessivo che le Fondazioni hanno nella
vita delle banche. E il problema nasce dal fatto che le Fondazioni
sono sì interessante ai dividendi, ma solo a quelli, visto che da essi
discende la loro capacità di investire sul territorio,
cioè di
perseguire il loro “oggetto sociale”. Il rischio è che siano dalla
parte di chi gli dà soldi senza preoccuparsi di come se li sono
preocurati, le banche, quei soldi. Una proposta per evitare un eccesso
di influenza delle Fondazioni bancarie nei Cda delle banche
delle
quali sono azioniste potrebbe essere quella di ridurre il loro diritto
di voto all’1% del capitale, anche se ne possiedono il 5%.

fonte immagine

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Una Risposta to “Le Fondazioni, la Lega e la finanza fighetta”

  1. Antonio Says:

    Mi sembra di ricordare che la Lega cercò, alcuni anni fa, di fondare una banca che poi venne rilevata dalla Popolare di Lodi guidata da Fiorani perchè non fallisse. Forse è meglio che i leghisti lascino perdere le banche.

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