Bye bye Turchia

Andrà come andrà, ma credo che uno degli effetti della crisi greca sarà quello di mettere una pietra tombale sulla possibilità che la Turchia entri nella Ue e adotti la moneta unica.
I dati: l’inflazione è al 7,2%, i tassi sono stabili, il rapporto deficit-Pil dell’anno scorso è al 5,5% (simile a quello italiano, per dire), il rapporto debito-Pil è  al 50,8% e il Pil è sceso del 4,9% nel 2009 ed è previsto in crescita del 4,5 cento nel 2010. Certo, la disoccupazione è al 14% rispetto ad una media Ocse del 9, ma, a voler vedere bene, i numeri non sono affatto disastrosi, e sono certamente molto meglio messi di quelli greci.
Nonostante questo io credo che prima di riprendere i colloqui con Ankara per un eventuale ingresso nella Ue, ci si penserà un centinaio di volte. L’impatto, al di là dei numeri, è psicologico. Non ci si fida più di nessuno. L’atteggiamento rigorosissimo (insomma, si fa per dire, visto che anche lei diversi parametri di Maastricht non li rispetta, tanto che si pensa di modificarli) della Germania e le ripetute minacce di non salvare la Grecia scaveranno un solvo psicologico invalicabile per i prossimi anni alla possibilità di prendere in considerazione l’ingresso della Turchia nella Ue.

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