Ho il sospetto che abbia vinto Wall Street

Sulla riforma della finanza che il segretario al Tesoro Tim Geithner sta iniziando a far votare al Senato Usa, si può discutere finchè si vuole. Io, ad esempio, non la ritengo affatto “penalizzante” per le banche Usa. Anzi. Magari in un altro post spiego perché, ma, per il momento, il ragionamento da fare è questo. Se ho ragione io, e se cioè la riforma non tocca alcuni dei punti nevralgici che hanno portato il mondo in recessione, allora la tassa sulle banche che il ministro si ostina a voler far varare dal Senato è fumo negli occhi. Cioè: ho l’impressione che si stia dando in pasto all’opinione pubblica l’immagine di un governo Usa durissimo con le banche enfatizzando il peso della tassa mentre invece si lasciano abbastanza intatti i veri interessi delle banche. Sempre se ho ragione io, insomma, la battaglia tra il governo di Barack Obama e Wall Street è stata vinta da quest’ultima che, certo, si troverà a pagare un’imposta in più. Ma a parte il fatto che ammonta allo 0,01 per cento, riguarderà solo le banche con un patrimonio superiore ai 50 miliardi di dollari e solo per la parte di debito non coperta dal patrimonio (la qual cosa restringe di molto il campo di applicazione) e non credo scoraggerà i grossi istituti a prendersi dei rischi eccessivi. Alla fine si troverà sempre il modo di scaricare i costi della tassa sui clienti. Le banche, in questo, sono maestre.
Approposito: qualcuno ha notizia di Draghi?

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