Berlusconi e Tremonti litigano sulla manovra

Tra Grecia, caso Scajola e caso Verdini (quanti “casi”…) è passata sotto silenzio un’insidiosa polemica tra il premier Silvio Berlusconi e il suo ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il premier ha sostenuto, per ben due volte, che a luglio si renderà necessaria una manovrina sui conti pubblici da 5,5 miliardi di euro. Tremonti, per due volte lo ha smentito. Dove sta la verità?
Lasciamo da parte le anime belle di chi insiste sulla necessità di ridurre le tasse (evento semplicemente impossibile fino a quando i mercati non si stabilizzeranno, e chissà quando) e proviamo ad interpretare il battibecco. La polemica è evidentemente legata al caso Grecia e alla speculazione che la sta affossando. E’ evidente che una manovra aiuterebbe a rafforzare l’immagine di Paese virtuoso e ad allontanare il rischio che anche noi si finisca nel vortice. Solo che non può essere di 5,5 miliardi, che sono una goccia nel mare di un debito al 117% sul Pil e un deficit oltre il 5%.
Il motivo per il quale Berlusconi parla di questa necessità è perché sa bene che se si dovesse varare la manovra essa dovrà essere assai più ampia, tale da non poter essere implementata senza intaccare le tasche degli italiani. Non basterebbe, insomma, un’operazione di finanza pubblica creativa (spostamento di spese, contabilizzazione di privatizzazioni di immobili) anche perché, con l’aria che tira, sarebbe controproducente e verrebbe vista some una sottospecie di trucco finanziario. Servono (potrebbero servire) soldi veri e il costo politico dell’ampiezza dell’intervento ricadrebbe proprio sul ministro dell’Economia, responsabile dei conti pubblici. Berlusconi ha, insomma, messo le mani avanti e un domani potrà sempre dire: io volevo una manovrina da 5,5 miliardi, ma Tremonti è più rigoroso di me e ha deciso di fare di più.
In modo speculare il ministro dell’Economia sostiene che non c’è affatto bisogno di un intervento sui conti perchè è convinto di riuscire a superare l’estate senza intaccare il portafoglio di nessuno (o senza intaccare la spesa pubblica). Potrà così continuare a presentarsi all’opinione pubblica come il ministro che ha tenuto in piedi i conti dello Stato, in modo quasi miracoloso, senza nessuna manovra lacrime e sangue. E, magari in prospettiva, presentarsi all’opinione pubblica come l’unico in grado di indirizzare l’Italia verso la ripresa. Dal 2013 in poi.

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