Più soldi ai politici: con Stracquadanio il Pdl diventa keynesiano

Non bisogna prendere sottogamba le ultime due dichiarazioni di un politico in grande ascesa nel centrodestra. Si chiama Giorgio Stracquadanio che si riconosce perché è quello che, nei dibattiti di Omnibus, la mattina su La7, urla di più.
Con notevole senso tattico e strategico ieri ha detto due cose: la prima  per attirare l’attenzione (tattica) e la seconda per aprire un dibattito storico (strategia). La prima riguarda la necessità di pagare di più gli onorevoli “secondo i principi meritocratici”, la seconda è un giudizio sulla P2 definendola “un club, un modo per creare relazioni”. Siccome per la strategia occorre una profondità di analisi che non mi sento di sviluppare, mi concentrerò sulla dichiarazione tattica. Il ragionamento di Stracquadanio è semplice: se un onorevole lavora molto deve essere pagato di più. Giusto. Perfetto. Solo che è molto difficile stabilire quando un onorevole lavora molto. Quando fa approvare più leggi? Può essere certamente un parametro importante. Solo che poi arriva il ministro della Semplificazione, Calderoli, che le brucia in piazza e tutto il lavoro va a farsi fottere. Non è questo il criterio? Invece no, è proprio questo il criterio giusto ed affonda in sofisticatissime teorie economiche ben note da almeno un secolo. La genialità di Stracquadanio è proprio questa: gli onorevoli fanno più leggi e vengono pagati di più, poi Calderoli le brucia in piazza e siccome anche lui ha lavorato molto può pretendere un’integrazione della diaria di ministro. Il circolo si chiude: tutti lavorano moltissimo e tutti guadagnano moltissimo. In fondo è quello che diceva John Maynard Keynes quando suggeriva di impiegare i disoccupati facendogli scavare buche nel terreno e poi fargliele riempire. Non serve a niente, però si tengono occupate persone che, altrimenti, rappresenterebbero un problema per la collettività. Ed è proprio in questo senso che si può definire la proposta di Stracquadanio l’applicazione alla politica della teoria keynesiana. Non lo aveva mai fatto nessuno, prima. Ma è da questi dettagli che si riconosce un vero leader.

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