Indicizziamo gli stipendi dei parlamentari al Pil

Sarò populista: sono favorevole al taglio del 5% degli stipendi degli onorevoli. Anzi. Se sarà confermata l’intenzione del ministro Tremonti di un taglio anche superiore, si dice del 10%, sarò ancora più soddisfatto. Penso anche che l’opportunità dell’operazione non sia nemmeno da mettere in discussione. Non se ne dovrebbe nemmeno parlare: è da fare e basta anche via decreto legge, prima della manovra. Spiego le mie ragioni rispondendo alle obiezioni contrarie a questa posizione, per poi passare a una proposta concreta.

Prima obiezione:
non serve perché, come ha spiegato Luca Ricolfi, si otterrebbero risparmi quantificabili in circa 200 milioni di euro in un anno rispetto ai 25 (o 28?) miliardi necessari per la manovra economica 2011-2012. E’ vero, e con questo? Anche se quei 200 milioni fossero una goccia d’acqua versata in una botte vuota, sarebbero comunque qualcosa e, visto lo stato delle nostre casse, secche, oltre che vuote, non è il caso di fare troppo gli snob e rinunciare a 200 milioni.

Seconda obiezione
:
E’ solo populismo. Ludovico Incisa, nel Dizionario di Politica della Utet, dice che populiste “sono quelle formule politiche per le quali fonte precipua di ispirazione e termine costante di riferimento è il popolo considerato come aggregato sociale omogeneo e come depositario esclusivo di valori positivi specifici e permanenti”. Non trovo, in questa definizione, una accezione drammaticamente negativa. D’altra parte in Italia c’è la pessima abitudine a definire “populista” qualsiasi decisione che incontri i favori, appunto, del popolo. In questo caso mi pare ovvio cosa ci si aspetti dai politici: che condividano i sacrifici che tutti stiamo facendo e faremo ancora di più in futuro. Non vi vedo nulla di male. Il populismo non è un male in sé. E’ l’eccesso di populismo ad esserlo, ma non è questo il caso.

Terza obiezione:
Se si tagliano i redditi dei politici questi sono poi costretti a trovare altre fonti di finanziamento. Qualcuno ha anche teorizzato questo effetto come un pericolo, che però non ha senso. Le fonti di finanziamento “altre” sono ricercate a prescindere dal reddito. Se questa obiezione fosse vera, per eliminare la corruzione basterebbe pagare moltissimo i politici. Alzi la mano chi ci crede.

Tuttavia il vero problema della politica non è il suo costo in termini assoluti, che sempre Ricolfi quantifica in circa 4 miliardi l’anno comprese le consulenze, ma la sua inefficienza. Il vero nodo da sciogliere riguarda, allora, l’individuazione di uno o più indicatori in grado di misurare questa efficienza e ai quali legare le retribuzioni.

Uno di questi parametri potrebbe essere l’andamento del Pil: alla crescita o al calo del Prodotto Interno Lordo si può agganciare tutta o parte della retribuzione degli onorevoli. Tra l’altro è curioso notare che l’anno scorso il Pil italiano è sceso di poco più del 5%. Se la retribuzione degli onorevoli fosse legato a questo parametro ci saremmo risparmiati molte delle polemiche di questi giorni. La prima obiezione che si può fare a questa proposta è che l’andamento del Pil di un Paese è solo in parte (tra l’altro minima) influenzato dall’azione dei politici e che quindi è ingiusto agganciare la loro retribuzione ad un parametro che possono influenzare solo in misura molto piccola. Questa obiezione ha senso, ma è pure vero che anche la maggioranza dei dipendenti di aziende private hanno una parte della retribuzione legata a parametri che sono fuori dalla loro sfera di influenza. Se il mondo entra in recessione, il manager di una qualsiasi azienda non ha alcuna responsabilità, eppure la sua retribuzione totale sarà influenzata negativamente dall’andamento dell’azienda investita dalla crisi globale. Ma è chiaro che il Pil non può essere l’unico indicatore, anche perché si corre il rischio di replicare gli stessi errori compiuti negli anni ’80 e ’90 dagli Usa (e, in scala ridotta, dalla Spagna negli anni 2000): quello di indurre la crescita basandola su attività finanziarie e speculazioni immobiliari magari attraverso l’assicurazione pubblica dei mutui privati (Fannie Mae e Freddie Mac insegnano, in questo senso).

Il Pil deve essere integrato da altri parametri come, ad esempio, il tasso di disoccupazione. Ma anche questo elemento non deve avere un peso eccessivo nell’indicatore generale, perché altrimenti i politici sarebbero indotti ad aumentare il numero dei concorsi pubblici per creare posti di lavoro che in realtà non esistono.
Un terzo elemento dell’indice dovrebbe essere rappresentato dall’andamento dei conti pubblici misurando il miglioramento o il peggioramento del rapporto debito-Pil e deficit-Pil in modo da obbligare i politici ad assumere scelte che non solo agevolino la creazione di ricchezza, ma trasformino il maggior benessere, e le maggiori entrate fiscali, in un miglioramento complessivo dei conti pubblici. La “madre di tutti i problemi” dell’Italia, infatti, è un debito pubblico al 117 (quasi 118%) del Pil che obbliga il Tesoro a pagare ogni anno 70 miliardi di interessi.
Creando questo indice (e qui la parola passa agli economisti e ai matematici) e agganciando ad esso una parte importante della retribuzione dei politici (diciamo il 40%) si raggiungerebbe l’effetto di incentivare la classe politica ad assumere decisioni favorevoli al benessere economico e di non farci perdere tempo in noiose discussioni sulla loro retribuzione. Perché se fossero “giudicati” dall’andamento dell’economia italiana, ogni incremento della loro busta paga sarebbe un vantaggio per tutti.

vedi anche
http://www.destralab.it/2010/i-veri-costi-della-politica/

http://nuovalibertalia.blogspot.com/2010/05/una-risposta-autorevole-alle-bufale-di.html

http://www.chicago-blog.it/2010/05/14/le-regioni-in-rosso-dovranno-aumentare-le-tasse-e-chiudere-finalmente-gli-ospedali-inutili/

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Una Risposta to “Indicizziamo gli stipendi dei parlamentari al Pil”

  1. francesco Says:

    Se invece di tagliare una tantum gli stipendi dei parlamentari tagliassimo direttamente una Camera? O le 110 province italiane? Quanto meno gli indici di produttività crescerebbero in automatica

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