Calcio: bravi quelli che guadagnano moltissimo o pochissimo

Sempre a proposito delle retribuzioni dei calciatori.
Due anni fa sono usciti due lavori interessanti che mettevano in relazione la retribuzione dei calciatori con il loro rendimento sportivo. I lavori erano di Fabrizio Montanari, professore a contratto alla Bocconi, e Giacomo Silvestri di Boston consulting group che hanno pubblicato due paper raccolti nel libro Il management del calcio (Franco Angeli, il curatore era Francesco Bof della Sda Bocconi) e pubblicati anche dalla Rivista di diritto ed economia dello sport.
I risultati: la retribuzione è influenzata dalla performance passata dei calciatori (e fin qui è ovvio), dalla loro esperienza in termini di stagioni passate in Serie A (idem) e dai risultati delle squadre in cui hanno militato (come prima). Non esiste un legame ferreo tra retribuzione e risultati futuri, però i due ricercatori affermano che le performance migliori sono quelle ottenute da due categorie di giocatori: quelli più pagati e quelli meno pagati di ogni squadra. Chi guadagna “mediamente”, l’Oriali della squadra, insomma, rende meno (Oriali non so quanto guadagnasse, ma le sue performances sono state sempre eccezionali).
Montanari e Silvestri analizzarono i profili di 326 calciatori per due stagioni e scoprirono che, ad avere un riflesso sulla performance individuale, non è tanto il livello assoluto della retribuzione, ma l’equilibrio che si costruisce tra le retribuzioni dei diversi calciatori. “I giocatori con le migliori performance risultano essere quelli con più motivazioni economiche ovvero quelli che guadagnano di più, le superstar e quelli che guadagnano relativamente di meno, ansiosi di scalare posizioni nella classifica delle retribuzioni”.
Quindi il suggerimento che viene dato alle società di calcio è di adottare una politica retributiva esplicita, scegliendo tra due modelli retributivi: quello gerarchico, che motiva le persone attraverso marcate differenze di retribuzione (così che chi guadagna molto gioca bene perché vuole continuare a guadagnare molto e chi guadagna poco gioca bene perché vuole arrivare a guadagnare molto) e quello “compresso”, che motiva alla cooperazione attraverso retribuzioni simili. Le squadre che hanno fatto una chiara scelta tra i due modelli ottengono risultati migliori di quelle che si pongono nel mezzo, affidando le contrattazioni un po’ al caso e un po’ all’abilità dei procuratori.
Le società devono, inoltre, comunicare chiaramente ai giocatori quale sia la loro politica retributiva perché i calciatori accettano le disparità quando sono in qualche modo giustificate e quando le superstar si assumono le responsabilità che i loro stipendi comportano”.
Cambiare squadra non porta, in media, nessun vantaggio retributivo, mentre lo status della squadra con cui si firma il contratto è decisivo nella determinazione del livello assoluto dell’ingaggio.
Una curiosità: il numero di stagioni passate in Serie A (l’esperienza) è una variabile importante per la determinazione della retribuzione.
Conclusione mia: il modello retributivo della Nazionale è di tipo “compresso” e induce alla cooperazione, il modello retributivo delle squadre di club è di tipo gerarchico.

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http://ifarabutti.wordpress.com/2009/11/03/antonvenetacalderoli-indagato-a-lodi/
http://rageagainsttheworld.wordpress.com/2009/01/26/a-volte-calderoli-ha-ragione/
http://gaiabaracetti.wordpress.com/2010/05/28/attacco-ai-ricchi-terza-parte/

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Una Risposta to “Calcio: bravi quelli che guadagnano moltissimo o pochissimo”

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