Finanza, la riforma di Obama “makes sense”

A me la riforma dei mercati finanziari votata in Usa piace. Certo, è un compromesso tra Wall Street e il Campidoglio. Certo, poteva essere più precisa e incisiva, certo mille altre cose, ma nonostante tutto credo sia un’ottima base di partenza e una risposta (anche se tardiva) alla necessità di dare un ordine al caos della finanza. E credo anche che l’Europa dovrebbe imitarla senza aspettare il Financial Stability Board.

Mi piace (a differenza di altri) per molti motivi. Il primo e più importante è stata l’adozione, almeno in parte, della Volcker Rule: le banche hanno più vincoli nell’utilizzo dei depositi dei clienti (assicurati dallo Stato) per speculare sui mercati. I risparmi di cittadini e imprese, insomma, non potranno più essere una riserva illimitata di cash per investire in attività finanziarie, magari rischiose. Il secondo punto che mi piace è che le attività in strumenti derivati vengono delegate in delle newco, società separate dalla banca. Questo per rendere possibile un eventuale loro fallimento (se le cose sui mercati dovessero andare male) senza che questo comporti anche il fallimento della casa madre. Viene poi posto un limitee del 3% del capitale della istituzione finanziaria investibile in Hedge Fund. Lo potrà fare con i soldi dei cittadini, ma ponendo un limite del 3% i rischi di eccessive oscillazioni che possano mettere a rischio l’intera istituzione dovrebbe essere limitati. Poi c’è la famosa tassa sulle banche che dovrebbe riguardare quelle con più di 50 miliardi di patrimonio e gli Hedge con più di 10 miliardi di patrimonio. Vabbè, un goccio di populismo non si nega a nessuno e, d’altra parte, Obama si sta avviando verso un confronto elettorale che vuole vincere. Altri punti, non decisivi ma interessanti, riguardano l’obbligo del trader di agire nell’interesse del cliente (e non solo o esclusivamente della banca), la nascita di un’agenzia federale di difesa dei consumatori, la creazione del Financial Stability Oversight Council che deve controllare i big di Wall Street (vorrei sapere chi ne farà parte e quali poteri avrà).

Infine il punto che io ritengo decisivo: la regolamentazione degli scambi dei derivati Otc in clearing houses rendendo gli scambi e i prezzi molto più trasparenti. Questo colpirà soprattutto JpMorgan, Bank of America, Citigroup e Goldman Sachs che maneggiano il 90% dei derivati sui mercati Otc Usa. La Citigroup ha stimato che questa riforma costerà 4,3 in minori profitti per via delle maggiori garanzie che la controparte centrale chiede ai “giocatori”. Complessivamente sempre la Citigroup, stima in 15 miliardi i minori ricavi in seguito alle riforme sia in Usa che in Europa (se mai ci sarà una riforma condivisa).

Buona riforma? Cattiva riforma? Io la ritengo buona, almeno nelle premesse. L’adozione di clearing houses per i derivati è quello che ci si aspettava venisse fatto anche se, naturalmente, occorrerà vedere come la riforma Obama verrà implementata nel day by day e come si comporterà il Financial Stability Oversight Council.

A chi poi dice che la Lehman non era una banca commerciale ed è fallita ugualmente mandando in crisi il mondo, rispondo che se si aspetta una legge che renda impossibile il fallimento di una banca, si compie lo stesso errore segnalato, poeticamente, da Eliot nel sesto coro de La Rocca quando disse che non esiste una legge che renda superfluo l’essere buoni. Il fallimento delle aziende, infatti, non deriva unicamente dall’osservanza della legge (non esisterà mai una legge che, obbedendovi, non si fallisce) ma dalle capacità personali, dalla bravura imprenditoriale e da mille altre cose che fanno parte del genio umano. Questa riforma certamente non impedisce il fallimento di una banca d’affari, ma nessuna legge lo può fare tranne quelle dei regimi comunisti, tanto è vero che in Russia pre-glasnost nessuna azienda è mai fallita. Ovviamente non credo che nessuno rimpianga quei regimi, e quindi accontentiamoci di una buona legge, e lasciamo che le banche (una alla volta, magari, e non tutte insieme come nel 2007-2008), se falliscono, non mettano in crisi l’intero sistema finanziario e i risparmi delle persone.

vedi anche qui e qui

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Una Risposta to “Finanza, la riforma di Obama “makes sense””

  1. noradlf Says:

    Mi piace come guardi le cose e anche come le racconti.

    Com’è che almeno un terzo di queste novità a me pare così logico che sarebbe dovuto esistere già da prima? Per esempio che il trader debba agire anche nell’interesse del cliente o che non si possa disporre illimitatamente dei soldi dei clienti.

    Chissà!

    Buona giornata,
    Umberta

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