Politica: il cinismo di chi combatte solo se sa di vincere

Ieri il corriere della Sera ha pubblicato due interviste. Una a Pierferdinando Casini (Udc) e una a Ugo Sposetti (Pd) entrambe sulla questione del voto di sfiducia al ministro Aldo Brancher. Casini e Sposetti la pensano allo stesso modo. “Presentare una mozione così vuol dire rafforzare il governo e rilegittimare Brancher” (Casini). “Branchr non verrà sfiduciato e si parlerà solo del fatto che la nostra mozione non è passata” (Sposetti).

Ora: proviamo ad astrarre il dibattito dalla contingenza del caso Brancher. Casini e Sposetti dichiarano che sono contrari a far discendere da una posizione politica degli atti concreti perchè sono sicuri che quella battaglia la perderanno. Ergo: Casini e Sposetti sono dell’idea che in politica vadano combattute solo le battaglie che si è sicuri di vincere. Beh: è il contrario di quanto i rispettivi partiti, Udc e Pd, dichiarano da sempre e cioè che la politica, la loro soprattutto, si basa su “valori” e “idealità”. Ma i valori e le idealità mal (per non dire per niente) si conciliano con l’idea che si combattano solo le battaglie che si è sicuri di vincere. Questa posizione è il contrario sia dei valori e delle idealità. Chi segue valori e idealità trova la propria vittoria nel solo fatto di combattere certe battaglie anche se sono votate al fallimento. Le persone, gli elettori, è vero che votano chi vince, ma è anche vero che vorrebbero sapere se valori e idealità sono così forti da informare l’azione politica oppure no. Da questo punto di vista Silvio Berlusconi è affascinante (visto che lui le elezioni le vince, Casini no) proprio perchè si lancia in imprese politiche che tutti danno per fallimentari. Al di là del merito del provvedimento che non condivido nemmeno per un grammo, il ddl sulle intercettazioni è una legge che, al di là degli inteeressi contingenti, secondo lo schema di valori che Berlusconi incarna, andava varata, anche se (forse) ne uscirà sconfitto. Però nell’avventura ci si lancia. Idem per Bossi: dato per spacciato decine di volte, ora sta portando a casa la riforma epocale per l’Italia che tutti dicevano non sarebbe mai passata. Idem Di Pietro: non ha mai vinto nulla in politica se non qualche temporanea poltroncina di governo, ma si lancia in battaglie a discendere da un corpus di valori (anche questi, che non condivido).

Chi combatte solo le battaglie che sa di vincere è, invece, un cinico, un tattico, non uno stratega, un politico che vive il giorno per giorno e, pur ispirandosi a grandi ideali, ha paura di affrontare le sfide quotidiane che gli impongono di combattere le battaglie anche se non le vincerà. Lo stesso cinismo tattico ch fa dire a Casini che lui voterà la sfiducia a Brancher, ma non sottoscriverà la mozione, così da poter dire, comunque andranno le cose, di essere stato dalla parte della ragione.

La politica non è un Risiko, dove attacchi l’avversario solo quando sei sicuro di vincere. La politica è lo spazio pubblico dove i valori diventano comportamenti. Sennò meglio il Risiko.

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