Il pericoloso giunguettìo tra magistrati e giornalisti

Oggi pomeriggio si terrà a Milano una manifestazione contro la “legge bavaglio”. Cito la notizia dal Corriere della Sera: “L’Ordine dei Giornalisti Lombardia e Associazione Nazionale Magistrati, in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa, hanno organizzato un incontro al Circolo della Stampa in corso Venezia 16 a Milano, mercoledì 7 luglio dalle 16,30 alle 19,30”. Lo slogan è, più o meno, il seguente: «gli articoli che non scriveremo più, le indagini che non faremo più». Saranno presenti anche “attori e musicisti” (?) tra i quali, visto che è a rischio la democrazia, Moni Ovadia.

Ciò che penso di questo Ddl l’ho già scritto: è del tutto inutile, provocherà il mercato nero delle intercettazioni, farà nascere un clima di sospetto su tutto e tutti e verrà aggirato in modo talmente facile e banale che il governo sarà costretto a imporre uno stato di polizia per raggiungere lo scopo che si prefiggeva. E’ grave che ponga ostacoli alle indagini dei magistrati, le cui proteste condivido. Però…

Però vedere sullo stesso palco giornalisti e magistrati mi fa paura. Perchè i primi devono essere dei cani da guardia del potere, ma di tutti i poteri, compreso quello giudiziario. I secondi devono sì essere messi nelle condizioni di indagare ma non devono interessarsi della pubblicità che le loro indagini possono avere. Devono indagare e basta, possibilmente senza farsi sfuggire dei documenti riservati (come i verbali di interrogatorio) e senza spifferare strategie, soffiate, indiscrezioni, intenzioni, possibili sviluppi della sua indagine che, finendo sulla stampa, trasformano inevitabilmente un indagato in un colpevole. Perchè così il magistrato diventa una fonte d’informazione e il giornalista nel terminale di queste informazioni. E così si finisce che l’interesse del magistrato diventa quello di dare risalto alle sue indagini e quello del giornalista diventa quello di sostenere le indagini per ingraziarsi chi gli passa delle notizie. I magistrati, oltre che protestare contro una legge che ostacola le indagini (però lo sciopero l’hanno fatto per il blocco degli stipendi, un motivo un po’ meno nobile) dovrebbero manifestare anche contro la fuga di notizie sulle loro indagini. Ma non è mai successo. E i giornalisti, oltre che protestare contro la “legge bavaglio” dovrebbero anche manifestare contro indagini fondate sul nulla, sulla panna, sul vuoto che finiscono per distruggere la vita di persone innocenti (volete l’elenco?).

Sarebbe molto meglio che ognuno protestasse contro la “legge bavaglio” per conto proprio. Perchè quando questi due poteri cinguettano in nome della democrazia con il contorno di “attori e musicisti” non c’è da ridere, c’è da essere preoccupati.

Vedi anche qui, qui e qui

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