La moviola come le intercettazioni

Con le dovute proporzioni, la decisione della Rai di eliminare la moviola fa il paio con la volontà del governo di vietare la pubblicazione delle intercettazioni. Con le dovute proporzioni, tutte e due mirano a non alimentare odio (tra i tifosi, nel primo caso, tra cittadini e politici nel secondo) e tutelare il buon nome dei protagonisti (gli arbitri nel primo caso, i politici nel secondo) che, e su questo non ci piove, sono innocenti fino a prova contraria.
Se (ipotesi assurda, naturalmente) tutte le tv decidessero di seguire l’esempio della Rai abolendo la moviola, succederebbe che la moviola la vedrebbero solo i designatori degli arbitri che poi decideranno se Tizio o Caio ha sbagliato. In caso affermativo lo potranno destinare a partite meno importanti la domenica successiva. I commentatori, a quel punto, dovendo c ommentare, commenteranno il fatto che l’arbitro Tizio, che la domenica prima ha diretto Juve-Milan, la domenica dopo dirige Sampdoria-Catania e, dovendo commentare, faranno allusioni sul fatto che la domenica precedente non era stato proprio perfetto nelle sue decisioni. Da qui nasceranno nei bar sport di tutt’Italia indiscrezioni, illazioni, sospetti ancora più velenosi di quelli che si volevano sopire. Così una decisione presa per evitare conflitti ne genera di ancora peggiori e velenosi perché fondati su ipotesi e non su dati certi.
E’ questo quello che succederebbe nel calcio se tutte le Tv non facessero vedere la moviola, ed è quello che succederebbe certamente nel giornalismo se fosse impedito di trascrivere intercettazioni. Tra l’altro in entrambi i casi sarà “qualcuno” a decidere quali sono gli “episodi rilevanti” che i tifosi possono vedere al rallentatore e “qualcuno” (almeno stando alle ultime modifiche del testo) a decidere cosa si può pubblicare o no. Insomma: ci deve essere sempre un’entità superiore che decida cosa è giusto sapere e cosa no. Non è giusto.
Premesso che io penso che le intercettazioni “a strascico” siano un insulto alla democrazia e siano il primo passo verso lo stato di polizia. E premesso anche che la metà abbondante degli articoli di Repubblica con il post-it in testa sono letteralmente della spazzatura e non hanno nulla a che fare con la libertà di stampa, occorre rendersi conto che il problema vero sono gli arbitri scarsi e i politici arruffoni e che per difendersi dagli uni e dagli altri è solo la trasparenza.

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