Obama aumenta le tasse

Il presidente americano se la deve vedere con la terza grande riforma della sua presidenza. Dopo quella sanitaria e quella finanziaria il primo gennaio 2011 partirà, “come programmato” (parola del segretario di Stato al Tesoro Tim Geithner), quella fiscale. E, per gli americani, non è una bella notizia. Le tasse, infatti, aumentano. E di molto.
La tassa sui capital gains aumenta dal 15% al 20%, la tassa sui dividendi sale dal 15% al 39,6% e torna anche la tassa di successione che oggi è pari a zero ma che nel 2009 era pari al 45% per importi superiori a 3,5 milioni di dollari. Dal primo gennaio 2011 sarà pari al 55% per importi superiori al milione di dollari. Nota bene: la tassa zero che si paga nel 2010 sui beni in successione è un semplice interludio, una “pausa” nella tassa che vale solo per quest’anno. Le tasse sui redditi personali, poi, aumentano ancora di più, ma solo per i ricchi: per chi guadagna oltre i 3 milioni dai 250mila dollari che paga ora, passerà a oltre 300mila dollari.
Se l’azione politica seguisse le previsioni economiche bisognerebbe pensare che per l’Amministrazione Obama dal 2011 la ripresa dell’attività economica sarà così robusta da giustificare un incremente così significativo delle imposte. Ovvero: secondo le previsioni di Washington, evidentemente, l’economia si sta rimettendo sul binario giusto. Però potrebbe esserci un’altra interpretazione, e la danno proprio i suoi compagni di partito. Nel senso che non sono pochi di democratici Usa che cominciano ad essere assaliti dal dubbio che il meccanismo del “tassa e spendi” sia quello di cui ha bisogno l’America e che forse sarebbe meglio lasciare le cose come stanno o, addirittura, ridurle le tasse, per stimolare l’attività economica. Invece di lasciare che a questa incombenza pensi lo Stato centrale.
In ogni caso è un gran bel dibattito perché riguarda il futuro prossimo del Paese. Uno scontro finalmente su cose concrete, quelle che dai noi vengono coperte da coltri di post-it. E, in ogni caso, una lezione per chi pensa che durante le crisi non si fanno riforme strutturali. Obama la pensa diversamente.

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