L’utile commedia dell’Unicredit

Il dibattito intorno a Unicredit è simpaticamente ipocrita. Una commedia. Tanto per cominciare Alessandro Profumo: “Non sono stato io” a sollecitare l’ingresso dei libici in Unicredit. E allora sarebbe interessante sapere chi è stato. Dietr Rampl, il presidente della banca, fa finta di non essere stato avvertito che i libici stavano comprando azioni della sua banca. E allora sarebbe interessante sapere in che cosa consiste il suo ruolo. I libici non parlano e la Banca d’Italia deve adesso indagare per capire se le sue istituzioni finanziarie di Triplo, la Banca centrale che ha il 4,99% e la Lia che ha quasi il 2%, hanno preso la decisione di investire in Unicredit in modo autonomo oppure c’è dietro una regìa. A me pare una vera commedia perché tutti sanno che tutte le istituzioni finanziarie libiche, Lafico, Banca centrale, Lia, non hanno alcuna autonomia decisionale e che ogni investimento viene indicato da il leader Gheddafi il quale usa le risorse delle finanziarie di Stato per condurre una strategia politica. E’ sempre stato così e, fino a quando ci sarà Gheddafi sarà così. Basta chiedere un po’ ion giro con chi ha avuto a che fare con i libici. Quindi se Mario Draghi vuol sapere se dietro alla decisione delle due società libiche di entrare in Unicredit c’è una reìa (in tal caso sarebbe infranto lo statuto della banca che non consente a nessuno di avere più del 5% del capitale) dovrebbe chiederlo a Gheddafi. Auguri. In realtà ciò che sarebbe importante sapere è se la partecipazione in Unicredit è stata una contropartita per altri investimenti richiesti dal leader libico o no. E se sì, quali altri investimenti avrebbe voluto effettuare Gheddafi nel nostro Paese.

E sarebbe il caso di domandarsi, se è vero ciò che dice Rampl di avere appreso dai giornali l’ingresso in forza dei libici, come mai il vicepresidente della banca, Bengdara, espressione della Banca centrale libica, non lo ha avvertito. Non lo ha fatto proprio perché se per caso si fosse saputo che lui era a conoscenza delle mosse della Lia, i dubbi su una concertazione tra le due istituzioni si sarebbero notevolmente rafforzate. Se si vuole sostenere la tesi (ridicola) che Banca centrale e Lia sono due entità che non si parlano, allora nessun esponente della prima può sapere che cosa ha intenzione di fare l’altra.

Ma siccome io non credo a questa tesi, credo che Rampl e Profumo stiano semplicemente tenendo il gioco dei libici. I quali, per tutto ringraziamento, gli hanno permesso di aprire, primi al mondo, una loro filiale a Tripoli. E forse il gioco vale la candela.

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