La crisi irlandese decide le elezioni

 

Il modo in cui verrà trovata una soluzione alla crisi dell’Irlanda influenza molto più di quanto non si pensi il futuro politico italiano. Non è un paradosso né una esagerazione. Anzi, si potrebbe tranquillamente dire che se l’Irlanda fallisce (cosa che non succederà, ovviamente) in Italia ci sarà un governo tecnico, se non fallisce (cioè se l’Europa l’aiuta come pare sia stato deciso) aumentano le probabilità che si vada ad elezioni anticipate.

La crisi finanziaria che sta ri-scuotento l’Europa è, infatti, l’argomento usato in modo strumentale e anche irresponsabile, sia dalla maggioranza che dall’opposizione. Partiamo da quest’ultima. La frase illuminante è di Angelo Sanza, plenipotenziario dell’Udc in Puglia. Certamente non un uomo di primo piano nel panorama politico italiano. Ma tuttavia da lui è arrivata il chiarimento più chiaro di tutti. Ha detto (riportato dalla Stampa di oggi): “E’ paradossale, lo so, ma per il bene del Paese dobbiamo sperare in tensioni sui mercati che facciano temere un rischio Grecia. Solo così si creerebbe un clima favorevole al governo tecnico”. Significa che se la faccenda irlandese finisse male, o se dovesse riemergere la crisi greca in tutta la sua gravità, nascerebbe la convinzione in Italia e, primo fra tutti nel capo dello Stato Giorgio Napolitano, che il Paese non potrebbe sopportare 4 mesi di campagna elettorale con un esecutivo in carica solo per organizzare l’apertura delle urne. Perchè questo vorrebbe dire esporre l’Italia ad un rischio-speculazione che potrebbe trascinarci in un gorgo dal quale sarebbe difficilissimo uscire. Dire che l’opposizione soffia sulla crisi è forse esagerato, ma potrebbe essere una buona chiave di lettura delle dichiarazioni di questi giorni anche dei finiani i quali cercano in tutti i modi di evitare le urne e si affiderebbero molto volentieri ad un governo tecnico al quale non farebbero mancare il loro sostegno. E il primo candidato ad un governo tecnico che abbia come priorità la messa in sicurezza dei conti pubblici è Mario Draghi, lanciato ieri da Rutelli, alleato potenziale di Fini.

Da parte sua il governo deve assolutamente trovare il modo di dimostrare che i conti sono in ordine. E qui la responsabilità è di Giulio Tremonti che l’anno prossimo, come anche quest’anno, deve piazzare sui mercati 250 miliardi di euro di titoli pubblici. Un’enormità. Tremonti e Silvio Berlusconi devono confortare i mercati e convincere il capo dello Stato che i conti sono in ordine e permettono l’andata alle urne. Se il bilancio pubblico non soffre, è, insomma, il ragionamento, l’Italia può sostenere 4 mesi di campagna elettorale senza rischiare di finire come l’Irlanda o la Grecia. Quindi, se i conti sono in ordine, da una parte non si vede perché esautorare un governo che li ha messi in ordine e, dall’altra, si può andare alle elezioni.

In sintesi, quindi, chi “spara” contro l’Italia sottolineando le sue difficoltà economiche vuole il governo tecnico, chi la “difende” sostenendo che il bilancio pubblico è meglio di quello di tanti altri, punta alle elezioni.

 

 

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