Mirafiori, Pomigliano: chi non firma è contro la democrazia

Io la penso come Fassino, come Chiamparino, come Angeletti e come Bonanni. Io penso che l’accordo Fiat a Mirafiori vada firmato e penso anche, contrariamente a Maurizio Landini, e Giorgio Cremaschi che è chi non lo firma che è contro la democrazia, non chi lo firma.

Sappiamo tutti che uno dei motivi che ha reso difficile la crescita economica italiana sono state relazioni sindacali conflittuali imposte dalla Cgil. E sappiamo tutti che la Cgil ha sempre spadroneggiato in fabbrica imponendo le proprie condizioni sia al “padrone” che agli altri sindacati. Al primo sotto la minaccia di rendergli la vita impossibile in fabbrica, ai secondi con il ricatto ideologico in base al quale solo i comunisti sono veri sindacalisti e, siccome i comunisti sono antagonisti, chi si oppone è il vero difensore del popolo. Chi cerca un accordo tra diversi interessi è, come minimo, un servo. Poi è arrivata la globalizzazione e Marchionne. La prima consente a qualsiasi imprenditore, piccolo o grande, di trasferire la propria fabbrica in qualsiasi (o quasi) Paese del mondo alla ricerca delle condizioni produttive migliori, il secondo ha brandito questa possibilità come un’arma. In questo modo il ricatto della Cgil agli industriali si è depotenziata fino quasi a svanire. Così come è svanito il ricatto ideologico nei confronti degli altri sindacati che hanno trovato la forza di smarcarsi e cominciare a ragionare con la propria testa avendo a cuore lo sviluppo del Paese e non un’astratta idea di democrazia.

E qui veniamo al punto. Si può dire tutto di Sergio Marchionne ed avere tutte le riserve che si vogliono sui suoi programmi, e io stesso ne ho molti, come Susanna Camusso, anche lei caduta nel populismo più becero definendolo “antidemocratico”, ma una cosa gli va riconosciuta: quella di non essersi fatto più intimidire da sindacalisti che in nome della democrazia sono disposti a sacrificare lo sviluppo, cioè l’impresa. Perché se Pomigliano fosse stata chiusa, Maurizio Landini, leader della Fiom, avrebbe potuto dire, paradossalmente, che il tasso di democrazia in Campania è superiore a quello riscontrabile in altre regioni italiane dove la Fiat ha deciso i restare magari dopo aver firmato un accordo con i sindacati. Ma gli operai di Pomigliano, sarebbero stati anche loro più democratici? Come si fa a dire a chi ha perso il lavoro e non ha i soldi per dare da mangiare alla propria famiglia, che deve essere molto soddisfatto perché la democrazia ha vinto? Quando si ha fame non si è democratici, si è violenti. Lo insegna la storia. Quando si ha fame nascono le dittature. Ecco perché è chi non firma un accordo che punta a mantenere in Italia il lavoro che è contro la democrazia. Non chi firma.

 

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2 Risposte to “Mirafiori, Pomigliano: chi non firma è contro la democrazia”

  1. nazi Says:

    Ma Vaffanculo e tu ai il coraggio di dire che siamo in democrazia ma sparate coglione

  2. calabrescia Says:

    Complimenti! La più grande stima al tuo pezzo, e ai tuoi pezzi in generale! Clicco immediatamente l’opzione “notificatemi nuovi post via mail”, spero tu voglia darmi un parere riguardo ai miei scritti! Complimenti ancora.

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