LaVoce.info chiede i soldi del 5xmille (e poi critica la legge)

Avevo già scritto della decisione del sito laVoce.info di non accettare pubblicità e di finanziarsi solo con il 5 x mille. Per di più piagnucolando sul fatto che sia davvero difficile mandare avanti la baracca del sito senza poter contare sulla pubblicità, che rifiutano. In altre parole un cortocircuito logico da far ridere. Per mantenersi indipendenti, insomma, i professori guidati da Tito Boeri stravolgono il senso, lo spirito della legge sul 5 x mille che è quello di permettere ai privati di finanziare Onlus, associazioni di volontariato che si dedicano all’assistenza di quelle fasce di popolazione che lo Stato non riesce ad assistere. Lo spirito della legge non è quello di finanziare un sito di professori di economia che, per mantenere illibata la propria indipendenza, decide di non accettare la pubblicità. Troppo facile fare i liberali con il 5 x mille degli altri.

Oggi ho il piacere di tornarne a scriverne perchè oggi, sul sito dei professori di economia più famoso del mondo è uscito un articolo che mi ha colpito. Indovinate: critica il 5 x mille. Già il titolo è un programma: “La retorica del 5 x mille”. Ma come? Se li avete chiesti pure voi i soldi del 5 x mille? Il succo dell’articolo è che il meccanismo di suddivisione dei proventi è che “finisce col finanziare a pioggia, con importi modesti, enti con le finalità più disparate”. Compresa, aggiungo, la finalità di qualche docente di economia di farsi notare nell’inner circle dei liberisti duri e puri. E, d’altra parte, “le Onlus e le organizzazioni del volontariato dovrebbero preoccuparsi, più che della riduzione del finanziamento al 5 per mille, dei pesanti tagli ai fondi sociali riservati agli enti decentrati”. Tradotto: se le Onlus riescono ad ottenere pochi soldi al 5 x mille non è un problema, perchè tanto la maggior parte dei fondi li ottengono dalle amministrazioni locali che, forse non lo sanno i professori, non finanziano proprio tutte tutte le associazioni, ma solo quelle politicamente più affini.

Bella anche la critica secondo la quale “presumibile che agiscano meccanismi di appartenenza: gli associati finanziano le proprie associazioni, i dipendenti il proprio datore di lavoro, i volontari la propria Onlus”. Embè? Dov’è lo scandalo? Qual’è il problema? Cosa c’è che non va nel fatto che gli appartenenti ad una Onlus finanzino la loro Onlus?

Veramente divertenti, ‘sti professori.

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