Semplice regoletta per giudicare e non essere moralisti

Il fatto che solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra mi sta francamente sulle palle. Io non vedo l’ora di scagliarla, la prima pietra, perchè ciò che leggo, sento e vedo credo mi autorizzi a farlo. Mi Non vedo che cosa me lo impedirebbe. Nulla, se non solo quel “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

E va bene, non la scaglio. Però questo non significa, non può significare che un giudizio va dato, sennò si finisce con il pensare che, siccome nessuno è senza peccato, nessuno può giudicare nulla e ognuno è responsabile di ciò che fa  solo verso sè stesso. Non è così soprattutto per chi ha deciso, liberamente, di assumere incarichi pubblici che hanno a che fare anche con me, che prende, cioè, decisioni che incidono su di me e su tutti. Quindi: non scaglio la prima pietra, e cerco di non scagliare nemmeno la seconda, ma giudico. Questo lo posso fare e, laicamente, lo devo fare.

A questo punto si pone il problema: che tipo di giudizio? Se stessimo parlando di un manager, ad esempio di Sergio Marchionne e se Sergio Marchionne venisse accusato delle stesse incredibili accuse che vengono rivolte a Silvio Berlusconi, il giudizio, ad esempio di un piccolo azionista, cioè di uno che ha messo nelle sue mani i propri risparmi, non potrebbe che tenere conto certo della sua dirittura morale, ma certo anche dei suoi risultati economici. E il peso da attribuire ad ognuno di questi due fattori dipenderebbe dal maggiore o minore peso che ognuno attribuisce a ognuno di questi due fattori. Ma se si parla di un politico, vale la stessa regola? Io credo di si. Occorre usare, nell’esprimere un giudizio, entrambi i piatti della bilancia e mai uno solo. Il moralismo si evita solo se si rinuncia a formulare un giudizio utilizzando solo uno di questi due piatti della stessa bilancia. Utilizzando, cioè, sia quello della morale sia quello dei risultati.

E questo è certamente più complicato. Perchè formarsi un giudizio interroga innanzitutto sè stessi sul peso che ognuno attribuisce ad ognuno dei due piatti. Dare un giudizio presuppone, infatti, di avere un criterio per esprimerlo. Ecco perchè sono ripugnanti i giudizi sulla morale da chi non ha la morale come criterio di condotta della propria vita. Ed ecco perchè sono ugualmente insopportabili i giudizi sui risultati da chi non ha mai avuto il risultato nella propria scala di valori. Il vero laico giudica, eccome se giudica, ma lo fa usando diversi criteri, nello stesso ordine di importanza che questi hanno rispetto a sé e sapendo che prima di giudicare deve prima di tutto interrogarsi su come quel criterio abbia realmente fatto parte della propria esperienza. In caso contrario siamo di fronte ad un giudizo strumentale, cioè astratto, cioè falso. E, proprio in questio senso, scagliare la prima pietra sarebbe da ipocriti. E io non la scaglio. Però giudico.

 

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