Mani Bucate: i soldi alle low cost

Il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci ha detto che ha intenzione di spendere 50 milioni di euro pubblici per portare turisti sull’isola sussidiando i biglietti aerei. Non è un’idea innovativa. Anzi, è la stessa che ha messo in crisi la Air One di Carlo Toto (che poi si è arrangiato vendendo la sua azienda all’Alitalia), ha causato un contenzioso europeo che non è ancora terminato e provocato buchi milionari nei bilanci della Regione.

In “Mani Bucate” (Chiarelettere) il libro sull’orgia degli aiuti pubblici alle imprese private in libreria dal 29 settembre, racconto i dettagli, mai venuti alla luce, di come in Italia si sia iniziato a sussidiare i vettori aerei, soprattutto low cost usando le tasse di tutti.

Tutto inizia nel 2003 quando Carlo Toto scopre che l’aeroporto sardo di Alghero dava di nascosto soldi alla Ryanair per abbassare il costo del biglietto attraverso quello che io chiamo “sussidio di rimbalzo”. Funziona così: l’aeroporto paga Ryanair con fondi propri. Le uscite fanno andare i conti in rosso che vengono ripianati dalla società regionale pubblica Sogeaal che controlla lo scalo. I conti della Sogeaal, ovviamente, vanno in rosso e i buchi vengono ripianati dalla Regione che preleva i soldi dalle tasse di tutti. Il contratto, ripeto, firmato di nascosto dalle autorità regionali e la Ryanair è ancora perfettamente valido e, secondo la Ue, che ha aperto un’inchiesta al riguardo, è costato, tra il 2000 e il 2006 “tra i 5 e i 15 milioni di euro” finiti nelle casse della Ryanair. Bruxelles ritiene che i soldi elargiti dopo il 2005 dalla Regione Sardegna siano stati dati in modo del tutto illegale.

Ora il presidente Cappellacci vuole fare esattamente come Soru: spendere soldi per pagare vettori aerei e abbassare artificialmente i biglietti aerei ammazzando la concorrenza tra i vettori e aumentare il numero di turisti che arrivano in Sardegna. Solo che il biglietto al turista inglese, tedesco, francese che prende un biglietto aereo per scendere in Sardegna glielo paghiamo tutti con le nostre tasse. E’ quello che succede quando si decide di sussidiare le imprese private.

Dopo il caso del 2003 gli aeroporti che hanno deciso di usare i soldi delle tasse degli italiani per pagare i vettori perché facciano scalo sulle loro piste sono decine. In testa c’è la Puglia, ma anche il Piemonte non scherza: gli aeroporti di Torino e Cuneo, ad esempio, hanno chiesto alla Ue il permesso di dare 650mila euro a ben 10 compagnie aeree.

Per le altre anticipazioni del libro, tra pcoo sarà online il sito manibucate.it

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