INTERMEZZO Alfano indignato? Ma non era lui il ministro della Giustizia?

E’ vero che in Italia i giudici non pagano mai per i loro errori. Parole sacrosante. Indignazione legittima. Soprattutto dopo che la giustizia italiana ha liberato due ragazzi riconoscendoli, dopo 4 anni di carcere, innocenti “per non aver commesso il fatto”. Tutto vero. Ma Angelino Alfano non è stato per caso ministro della Giustizia della Repubblica? Se l’indignazione è sacrosanta, viste le risultanze processuali, non dovrebbe prima di tutto Alfano indignarsi con sé stesso invece che con i giudici? Non è stato lui, prima di prendere la responsabilità politica di guidare il partito di maggioranza relativa, a non varare quelle riforme della giustizia che avrebbero dovuto evitare agli italiani di vergognarsi del proprio sistema giudiziario?

A queste obiezioni Alfano non ha (ancora?) risposto (spero che qualcuno gliela faccia questa domanda) ma mi permetto di ricordare che le riforme varate dal ministero da lui guidato non sono andate nella direzione di una maggiore responsabilità (oltre che di efficienza) della magistratura, a parte una “manutenzione” ordinaria delle procedure della giustizia civile. E ricordo anche che l’ex ministro della Giustizia si è più speso per fare approvare lodi vari e blocco delle intercettazioni varie invece di concentrarsi h24 sulla velocizzazione dei processi, la depenalizzazione dei reati e l’aumento dei controlli (e delle punizioni) verso quei magistrati che non lavorano e quei giudici che sbagliano.

La risposta a queste obiezioni non può essere che queste riforme sono difficili da realizzare perché la “casta” dei magistrati è talmente forte in Italia da impedire qualsiasi riforma, perché se così fosse ogni altra casta si sente autorizzata a bloccare, spesso ricattando, una eventuale riforma che intaccasse i propri privilegi. A questo punto, mi chiedo, a che cosa serve votare un governo se poi questo non fa ciò che serve a me? Se il ragionamento è questo è ovvio che ogni italiano, me compreso, si sente autorizzato ad entrare a far parte di una casta, perché solo così può contare su una difesa di categoria che lo metta al riparo da sanzioni e concorrenza. Se non si fanno le riforme perché le “caste” non le vogliono, allora è comprensibile che ogni italiano punti ad entrare in una casta, in un ordine, in una corporazione.

E la risposta non può nemmeno essere che le riforme sono state impedite da un alleato di governo, Gianfranco Fini, che con i magistrati ha stretto un patto di sangue in base al quale se la giustizia non avesse indagato su di lui, lui avrebbe bloccato ogni riforma. Questa scusa non vale più: da un anno Fini non fa più parte della maggioranza, è escluso dalla vita politica, elettoralmente parlando vale meno del 3% dei consensi. E’ un nulla politico. E allora come mai in questo anno la giustizia non è migliorata e, se possibile, anzi, peggiorata?

Oggi in Parlamento è all’ordine del giorno la discussione sul disegno di legge anti-intercettazioni. Problema, anche questo, grave, ma non urgente. Senza Fini probabilmente la maggioranza riuscirà a farlo approvare, così in Italia avremo (forse) un uso più decente e civile delle intercettazioni “non penalmente rilevanti”. E la prossima settimana all’ordine del giorno c’è il disegno di legge sul cosiddetto “processo lungo”; è questa la risposta della maggioranza alla legittima indignazione per una giustizia lenta, inefficiente, costosa e, quindi, barbara?

Annunci

Tag: , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: