“MANI BUCATE” I soldi agli elicotteri dell’Agusta

Avete presente l’Agusta? Beh, alla storia che sto per raccontarvi non volevo credere nemmeno io, ma quando ho letto i documenti ufficiali che ne raccontano l’origine e l’epilogo, mi sono dovuto arrendere: è tutto vero. La vicenda è letteralmente incredibile ed è raccontata in “Mani Bucate” nel capitolo riuguardante gli aiuti di Stato ottenuti dalla filiera aerospaziale italiana di cui hanno goduto tutte le imprese del comparto. Tra queste c’è l’Agusta, colosso elicotteristico mondiale del gruppo Finmeccanica, protagonista di questa che sembra la sceneggiatura di un episodio di Topolino.

Tutto inizia nel 1998. Tre denunce di un concorrente segnalano alla Commissione europea, quella competente sugli aiuti di Stato e che deve autorizzare la concessione dei fondi alle imprese, che la Agusta sta costruendo due prodotti, un elicottero A139 e il convertiplano BA609. Secondo le denunce per sviluppare questi due prodotti sarebbero necessari almeno 900 milioni di euro da investire in attività di ricerca e sviluppo ma nei bilanci della società non ce n’è traccia. La Agusta ammette di non aver notificato alla Ue di aver ricevuto soldi pubblici per i due prodotti ma sottolinea che non è tenuta a farlo perché entrambi sono prodotti militari e, come tali, esclusi da qualsiasi obbligo nei confronti delle leggi europee sugli aiuti di Stato. La Ue avanza “dubbi sulla loro natura di progetti militari” e sospetta che siano invece due elicotteri civili e, quindi, soggetti alle restrizioni in quanto a sussidi pubblici.

Questo dibattito tra la società e la Ue va avanti per 10 anni e nel frattempo l’Agusta immette sul mercato l’elicottero AW139 che sembra in tutto e per tutto una derivazione del modello A139, militare, sussidiato. Cioè: inizia a vendere un prodotto che sembra essere la versione civile di un elicottero militare che ha ricevuto soldi pubblici che non sono mai stati notificati. E per la commissione nemmeno il modello BA609 sembra esattamente un elicottero militare. Per verificare chi avesse ragione, da Bruxelles iniziano delle missioni speciali nelle fabbriche dell’Agusta per vedere dal vivo come diavolo sono fatti questi elicotteri e se davvero sono destinati esclusivamente al settore militare. Al ritorno a un funzionario europeo particolarmente zelate viene in mente di fare una cosa semplicissima: “Andiamo a vedere che cosa dice il sito della società”, propone. Geniale. Ci sono voluti 10 anni dalla denuncia del concorrente perché a qualcuno venisse in mente di fare la cosa più banale del mondo, ma non si può pretendere troppo. E cosa leggono sul sito dell’Agusta riguardo al modello BA609? Ecco come riporta la faccenda il documento ufficiale dell’Europa: “Il sito web di AgustaWestland fornisce il seguente elenco di applicazioni per questo progetto: servizio medico d’urgenza, lotta antincendi, navetta per il capo pilota del porto, applicazione della legge, offshore, ricerca e salvataggio, e VIP/Corporate”. Nemmeno una di queste applicazioni è militare. In altre parole l’Agusta ci ha messo 10 anni per a cercare di convincere Bruxelles che sono tutti progetti militari e, per questo, potevano essere sussidiati a palate senza dover notificare nulla, e lascia scritto sul sito che il BA609 non è militare. Ci vuole della scienza per fare questo tipo di boiate. Ma non è nemmeno la peggiore!

Il bravo funzionario europeo decide di andare a vedere le Faq, le “domande frequenti” che un cliente si fa e alle quali la società dà una risposta. E sapete che su quale “domanda frequente”, su quale Faq, decide di cliccare? Su questa: “Il BA609 presenta una configurazione sia civile che militare?” Attenzione alla risposta della società: “Il BA609 attualmente è previsto unicamente con la configurazione civile”. Il burocrate deve essere svenuto guardando la sua scrivania stracolma di lettere dell’Agusta che in 10 anni gli ha raccontato solo balle sulla natura militare del BA609. Come è finita? Nel 2010 la Ue e la società, che nel frattempo ha rinunciato a convincere la Ue che il coinvertiplano è un progetto militare, si sono messi d’accordo. Che è questo: l’Agusta dovrà restituire “un importo annuale progressivo per ogni versione civile del convertiplano BA609, che è ancora in fase di sviluppo, per un massimo di vent’anni, fino a un massimo degli aiuti totali ricevuti”. Per ogni modello una percentuale (mai resanota) l’Agusta la verserà allo Stato per restituire gli aiuti ricevuti illegittimamente dallo Stato italiano nel corso di 10 anni. Soldi incassatiu di nascosto.

Ma la storia dei sussidi alla filiera aerospaziale italiana continua…

 

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