“MANI BUCATE” 54 milioni alle imprese pugliesi. Risultati?

Sapete che cosa è l’Uval? E’ l’Unità di Valutazione degli Investimenti Pubblici, una specie di Authority che si occupa di verificare ex post i risultati raggiunti dagli investimenti di soldi pubblici a favore delle imprese private. Nel mio libro “Mani Bucate” non lo cito mai perchè Uval è un organismo di parte, visto che fa parte del ministero dello Sviluppo Economico e ho preferito affidarmi alle analisi impietose dei magistrati della Corte dei Conti.

Un paio di settimane fa Uval ha però pubblicato un rapporto sull’uso dei soldi pubblici investiti dalla Puglia all’interno del Progetto Integrato Territoriale del Sud Salento varato nel 2005. Il fatto che perfino l’Uval sia critico nei confronti dell’uso dei soldi pubblici la dice lunga sull’effettiva necessità di usare soldi pubblici per sostenere gli investimenti delle imprese. Tra l’altro il rapporto si intitola significativamente “Equilibrismi al servizio del territorio”.

Il Pit ha interessato “la bellezza di 69 comuni”, è scritto nel rapporto ed è costato complessivamente alle casse pubbliche qualcosa come 54,2 milioni di euro dei quali 20,5 milioni in “aiuti al sistema industriale”. Ecco qui il piano finanziario dell’intervento.

La prima cosa che accadde è che, appena si venne a sapere che tutti questi soldi erano disponibili, ben 17 tra imprese e consorzi si presentarono allo sportello. Da 17 si ridussero rapidamente a 13, dopo una prima scrematura. Poi tre di queste si ritirarono non presentando alcun progetto di investimento. Poi altre 4 società si sono tirate indietro al momento di sottoscrivere il disciplinare per la concessione dei contributi. Così, alla fine, le imprese rimasero solo 6 (ma siccome alcuni erano consorzi, le società beneficiate sono state 14) che si sono divise 14 milioni di euro pubblici generando investimenti per 33. Scrive l’Uval che “Il dato che emerge in modo più immediato è quindi quello di una riuscita solo parziale degli ambiziosi intenti di trasformazione della struttura produttiva locale”.

Ecco l’elenco delle aziende che hanno ottenuto i soldi pubblici.

 

Chi è interessato può leggersi, come ho fatto io centinaia di volte per scrivere “Mani Bucate”, l’intero documento. Per chi vuole il riassunto, eccolo.

“Il Progetto Integrato Territoriale n.9 approvato dal POR Puglia 2000-2006 si poneva l’obiettivo di rafforzare e diversificare il settore manifatturiero nel Sud Salento, un territorio colpito da crisi occupazionale anche a causa della sua dipendenza da alcuni comparti tradizionali del Made in Italy. Gli interventi previsti comprendevano sia aiuti all’investimento di imprese innovative, sia misure a carattere immateriale come formazione, internazionalizzazione, e trasferimento tecnologico, sia la costruzione di infrastrutture di supporto all’industria. L’esame degli interventi avviati e conclusi mostra che gli investimenti di imprese indotti dagli aiuti sono stati sensibilmente inferiori alle attese, mentre tra gli interventi immateriali risultano essere particolarmente aderenti alle necessità di riqualificazione delle imprese i finanziamenti agli istituti professionali del territorio. I master universitari finanziati dal PIT, al contrario, sono stati attuati in modo poco coerente con le finalità del progetto integrato. Il progetto era originariamente ben concepito anche per il fatto di combinare ambiziosi interventi di rottura, con altri più convenzionali ed a carattere distributivo, miranti a creare consenso. Il fatto che i primi abbiano trovato maggiori difficoltà nella fase di attuazione era perciò prevedibile, e non significa che essi avrebbero dovuto essere esclusi dal progetto. L’attuazione del PIT si è scontrata con ostacoli ben noti alla progettazione di sviluppo locale come lo scarso collegamento fra diversi interventi settoriali, e le differenti logiche seguite fra livello locale e regionale. Il gruppo dirigente locale, tuttavia, ha saputo superare alcune di queste avversità e portare a casa una parte dei risultati previsti dal progetto mettendo in campo le proprie competenze di natura tecnica e nella mediazione di interessi locali”.

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