“MANI BUCATE” 130 milioni pubblici finiti a una miniera chiusa

Questa notizia è stata pubblicata da La Nuova Sardegna qualche giorno fa ed è una notizia “perfetta”. Nel senso che spiega in modo esemplare come si riescano a sprecare (uso il termine “sprecare” perché voglio essere garantista) addirittura 130 milioni di euro di soldi pubblici attraverso la “complicità” di una politica debole e imprenditori forti.
Per chi ama i travasi di bile, aggiungo che di vicende come questa “Mani Bucate” è piena. Ho passato diversi mesi a leggere le carte delle Corte dei Conti, del Cipe, dei ministeri e della Banca d’Italia riguardanti gli sprechi di soldi pubblici in Sardegna e, devo dire, quello che ho letto è devastante: sembra che l’unica occupazione dei politici sardi sia quella di spendere e, spesso, sperperare, i finanziamenti statali, europei o regionali. Le vicende sulle quali mi concentro nel libro sono quelle relative al polo industriale di Ottana, costato alle casse pubbliche qualche cosa come 5 miliardi di euro, ma anche la storia che sto per raccontarvi fa venire i brividi.
Per questa storia sono stati indagate 11 persone tra le quali tre assessori all’Industria delle precedenti giunte regionali, Andrea Pirastu, Concetta Rau e Giorgio La Spisa (attuale assessore regionale alla Programmazione), e otto tra consulenti e dirigenti pubblici: Piero Fois, Luigi Fadda, Marilinda Casta, Antonio Uzzonato, Italo Bussa, Massimo Pusateri, Francesco Carta e Franco Martucci. L’inchiesta riguarda la Nuova Mineraria Silius, aperta dalla Procura della Repubblica di Cagliari per l’ipotesi di peculato.
La Procura della Repubblica sta accertando la legittimità dell’erogazione di finanziamenti pubblici all’ente regionale, ora in liquidazione, che dal 1997 al 2007 si è occupata dell’estrazione di fluorite da una miniera di Silius, nel Cagliaritano. Secondo la guardia di finanza i fondi regionali sono stati erogati nonostante la miniera fosse di fatto dismessa. Solo tra il 1996 e il 2006 i fondi pubblici regionali erogati a fondo perduto sono stati, secondo gli investigatori, addirittura 90 milioni di euro violando anche il vincolo di destinazione previsto dalla legge regionale del 4 dicembre 1998, n.33, che stabiliva l’utilizzo di questi fondi per la riconversione produttiva ed occupazionale dei bacini minerari siti nell’isola.
In base a quanto stabilito dalle Fiamme Gialle “i piani industriali redatti dalla ‘Nuova Mineraria Silius’ e utilizzati nel corso degli anni per mantenere in vita la società estrattiva mediante un flusso continuo di finanziamenti pubblici a fondo perduto” presentavano “molteplici incongruenze e omissioni” per “dissimulare la totale assenza di prospettive future per la miniera, che già nel 1998 era stata dichiarata in via di esaurimento”. Per cui era necessario “procedere all’aggiornamento o riadattamento dei piani industriali in base alle situazioni contingenti” con la conseguente “somministrazione ‘impropria’, con cadenza mensile, di risorse finanziarie pubbliche che, di fatto, erano avulse da qualsiasi normale e compatibile finalità industriale e di seppur minimo mantenimento occupazionale”.

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