“MANI BUCATE” Perchè il decreto sviluppo deve essere a costo zero

Il “decreto sviluppo” deve essere a costo zero. Lo Stato ha già iniettato abbastanza soldi nell’economia; è ora che si fermi. Basta soldi, non sono quelli che ci mancano. Una prova? Nel giro di due settimane lo Stato ha deciso di spendere 576 milioni e 600 milioni per privatizzare rispettivaemnte la Tirrenia e la Siremar. Scrivendo “Mani Bucate” mi sono accorto che non sono i soldi che mancano, mancano le persone capaci di utilizzarli. Di storie di imprenditori che hanno incassato e poi sono fuggiti, di casi nei quali lo Stato ha elargito a piene mani fregandosene dei risultati, di episodi in cui fantomatici “progetti di sviluppo integrato” hanno succhiato centinaia di milioni di euro provenienti dalle nostre tasse è costellato il mio libro. La conclusione che ne ho tratto è che quando lo Stato (quello italiano) mette le sue ditona nei delicati meccanismi economici che regolano l’imprenditoria privata fa solo disastri. E il fatto abbastanza incredibile è che lo sanno tutti: i sussidi alle imprese non servono assolutamente a nulla. Così la proposta di defiscalizzare le assunzioni dei giovani da parte delle imprese è la più demagogica delle risposte. E’ solo una strizzatina d’occhio alla Confindustria, che sembra esistere solo per cercare di far risparmiare una manciata di euro ai propri iscritti.
Perchè non ci chiediamo come mai le imprese non assumono giovani? Una risposta? Le imprese non assumono giovani perchè le imprese producono beni e servizi vecchi per i quali i giovani non servono a nulla se non a fare il lavoro dei vecchi, pagati meno. Alle imprese italiane non servono giovani preparati perchè, anche grazie ai sussidi pubblici di tipo assistenziale, continuano a non produrre nulla di nuovo. E se non si fa qualche cosa di nuovo, a che serve un giovane? E a che serve defiscalizzare l’assunzione di ventenne se poi gli si fa fare un lavoro che chiunque sarebbe in grado di fare, compreso suo padre?
I soldi, in realtà, sono l’alibi per non fare le riforme: sono il tappeto sotto il quale nascondere l’incapacità di rivoltare l’Italia come un calzino. Ma può ilò governo rischiare di cadere sull’aumento di due (due!) anni dell’età pensionabile? Allora, tanto vale cadere proponendo un’idea di Italia liberale, dove caste, monopoli, lobbies, consorterie vengano sconfitte in nome della libertà del singolo. Personalmente preferirei morire mentre lotto con un drago piuttosto che mentre litigo con un pulcino.
Ciò che serve non sono i soldi, è un’idea nuova di come si possa uscire da questo pantano che tutto inghiotte e nulla produce. Serve libertà. Questo serve. E quella, grazie a Dio, è gratis. Come le riforme proposte da Alesina e Giavazzi.

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