Discorso vagamente benaltrista sulle pensioni di anzianità

Bossi ha torto. Ma l’Europa non ha ragione. Non è aumentando di due anni l’età per andare in pensione d’anzianità che l’Italia risolve i suoi problemi. Non vorrei entrare nella classe sociale dei benaltristi, quella che è più insopportabilmente petulante e inconcludente. E conosco benissimo la differenza tra bene e ottimo perchè ho sperimentato mille volte l’evidenza che il secondo è nemico del primo. Ma non saranno due anni in più o in meno dell’età di 386mila persone pronte ad andare in pensione tra il 2012 e il 2014 a far cambiare il volto dell’Italia. Se vogliamo aumentare i requisiti per ottenere l’assegno o se lo dobbiamo fare per ottenere dalla Bce la garanzia che continuerà a comprare i nostri Btp, o se serve per tranquillizzare i mercati (dubito, fortissimamente, dubito) sulla solvibilità del nostro Paese rispetto al debito pubblico, o se serve per risparmiare 11,6 miliardi, o se serve per “salvare l’Europa”, facciamolo pure. Ma non illudiamoci. La verità è che il governo sta annegando nel bicchiere d’acqua delle pensioni d’anzianità costruendosi un alibi perfetto per non fare tutto il resto. Come in un film giallo: se Berlusconi è impegnato a far digerire il diktat europeo (formulato, tra l’altro, da chi ha sistemi pensionistici più generosi del nostro) alla Lega, non lo si può accusare di non aver tagliato i costi della politica; abolito gli ordini professionali; annullato il valore legale dei titoli di studio; riformato il sistema fiscale eccetera, eccetera, eccetera.
Questo strabismo politico sia dei commentatori che del mondo politico è incomprensibile. Con un debito pubblico da 1900 miliardi di euro, di 11,6 miliardi di risparmio in tre anni (o 7,4 dal 2022 a salire negli anni successivi) dalla sospensione temporanea di due anni dell’anzianità, che vantaggio ne ricaviamo? E dai 5 Che cosa ci guadagna il Paese? La nostra priorità è fermare il declino economico, che sembra essere un obiettivo fuori dalla portata sia di questo che dell’eventuale successivo governo di centrosinistra. Ma, soprattutto, è totalmente fuori dalla portata di un eventuale governo tecnico che, se composto da ragionieri dei conti, si preoccuperebbe, appunto, dei due anni dell’anzianità, ma non avrebbe alcuna forza politica per rivoltare l’Italia come un calzino (come aveva promesso di fare Berlusconi 17 anni fa) né di dare quella “sferzata all’economia” di cui c’è bisogno (e che Berlusconi aveva promesso l’anno scorso). E non avrebbe nemmeno la base politica per imporre gli indispensabili (indispensabili!) tagli ai costi della politica che, in modo stucchevole e insultante per l’intelligenza dei cittadini, da anni entrano e poi escono dal range delle priorità dell’esecutivo.
Quello che occorre, ora, è liberare l’Italia e scatenare le risorse intellettuali e produttive di cui siamo pieni e che i sorridenti Merkel e Sarkozy si sognano. Occorre la frustata. Poi le elezioni.

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