“MANI BUCATE” Arrivano 1,3 milioni ai cinema pugliesi per proiettare film in 3D

Sul sito dove è stata pubblicata questa notizia ha ottenuto 5.575 “mi piace”. Forse non hanno capito che cosa c’è scritto: questa notizia dice che 1,3 milioni delle tasse degli italiani saranno usati per pagare i cinema pugliesi perché proiettino film in 3D! Il bando della regione guidata da Nichi Vendola riguarda la “digitalizzazione della sale cinematografiche attraverso la linea d’intervento PO Fesr Puglia 2007/2013/Asse IV – Valorizzazione delle risorse naturali e culturali per l’attrattività e lo sviluppo”. Tradotto: i fondi europei destinati allo sviluppo economico finiscono agli esercenti dei cinema. I beneficiari sopno i “soggetti che abbiano sede operativa in Puglia e che siano titolari e/o proprietari e/o gestori di una sala cinematografica con un numero di schermi non superiore a quattro. Ciascuna sala non potrà richiedere un contributo superiore a 40mila euro e dovrà impegnarsi in un piano di sviluppo aziendale finalizzato all’introduzione di innovazione di prodotto, di processo e di organizzazione”. Traduco di nuovo. Per proiettare i film in 3D occorre che i cinema si dotino di un sistema digitale ma invece di pagarselo da soli, ecco che interviene la Regione che glielo fornisce con i soldi dell’Europa. La Puglia non è affatto, come si potrebbe pensare, la prima Regione a usare in questo modo le disponibilità che Bruxelles mette a disposizione degli Stati. Anzi, in “Mani Bucate” spiego per filo e per segno come i cinema vengono finanziati non solo dalle Regioni, ma anche dallo Stato e anche dall’Europa, attraverso il fondo Media.

E non solo: dopo aver incassato gli siuti di Stato i cinema cosa fanno? Fanno pure pagare il biglietto per un film in 3D di più di quanto fanno pagare il biglietto per vedere un film “normale” magari nemmeno sussidiato.

E adesso qualche frase pronunciate dai rappresentanti delle istituzioni alla presentazione dello storico bando.

Silvia Godelli (assessore regionale al Mediterraneo, Cultura e Turismo): “Il bando che oggi presentiamo è il frutto di un’alleanza che è politico culturale e che ha a che fare con lo sviluppo culturale dei singoli territori: le sale di città ne sono protagoniste e la Regione Puglia nel suo lavoro su tutta la filiera cinematografica non poteva prescinderne”. Carmelo Grassi (presidente Agis Puglia e Basilicata): “L’Agis ha esposto i problemi dell’esercizio cinematografico attraverso l’Anec che ha lavorato molto bene in un momento delicato. Il mio ringraziamento va quindi alla Regione e all’Apulia Film Commission che negli ultimi anni ha dato vita a numerose attività produttive molte delle quali confluiscono proprio nel cinema come spazio, che viene così tutelato in tutta la sua essenza. Tengo infatti qui a ricordare che, grazie a questo intervento, i cinema potranno rimanere in piedi come attività, ma anche come sale adibite a teatro: in un momento caratterizzato da carenze di spazi è un segnale determinante”.

Francesco Santalucia (presidente dell’Anec Puglia e Basilicata): “Per una sala dotarsi della tecnologia digitale significa sì adeguarsi ad una necessità imposta dal mercato, ma allo stesso tempo godere di rilevanti nuove possibilità. Il digitale consente anche alle monosala di attuare la multi programmazione come avviene in altri paesi europei e soprattutto di arricchire la propria offerta per il pubblico con numerosi contenuti extra. Concerti, prime teatrali, vecchi film restaurati, anteprime, eventi sportivi, congressi, balletti e opere liriche in diretta sono infatti alcune delle possibilità che il digitale darà sia agli esercenti sia agli spettatori, occasione di crescita e di coinvolgimento di un pubblico sempre più vario”.

Silvio Maselli (direttore di Apulia Film Commission) ha ribadito “la centralità della sala nell’operato della Film Commission, partita dal presupposto che produzione, distribuzione ed esercizio cinematografico devono camminare insieme nell’ottica dello sviluppo culturale e della promozione. La Regione Puglia attraverso il ripristino della Mediateca e ora con il sostegno alla digitalizzazione stimola il processo di tutela, salvaguardia e diffusione del cinema in Puglia: cinema come risorsa di acculturazione di massa e di valorizzazione del territorio”.

Nessuno ha citato i film in 3D? Invece no, qualcuno, in queste dichiarazioni direi perfino liriche, lo ha fatto. Con una locuzione un po’ più ricercata ed elegante di “film in 3D”. Indovinate chi è stato.

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9 Risposte to ““MANI BUCATE” Arrivano 1,3 milioni ai cinema pugliesi per proiettare film in 3D”

  1. Antonio Autieri Says:

    Caro Marco, mi accorgo solo ora di questo post e ti scrivo per correggere alcune inesattezze. Il 3D non c’entra molto: chi lo voleva ormai lo ha installato, adesso il trend si è stabilizzato (non è più una novità).
    Ma rimane la necessità di una trasformazione, anzi una riconversione, epocale dalla pellicola al digitale: e la vogliono
    soprattutto i distributori, a cominciare dalle major hollywoodiane, e non solo in Italia ma in tutto il mondo. La pellicola è
    un sistema costoso (la maggior parte delle copie va al macero dopo due settimane e le altre hanno costi ingenti di stoccaggio, ma soprattutto sono alti i costi di stampa e soprattutto di trasporto delle “pizze” in giro per l’Italia; per ora anche i corrispettivi box digitali, ma il futuro – e in alcuni casi già avviene – sarà
    l’invio di un file via satellite), antiquato (la pellicola si rovina con le varie proiezioni, il digitale no), inquinante (sempre pensando al suo smaltimento).
    Se i distributori premono, le sale cinematografiche hanno cercato di assecondare questa riconversione, i cui vantaggi vanno alla distribuzione – ma in seconda battuta a tutto il mercato, e si spera anche al pubblico – e i cui costi per ora se li sobbarcano gli esercenti (costi dei proiettori digitali e della manutenzione): per questo in tante regioni, non solo in Puglia, gli enti locali hanno fatto bandi a sostegno dell’esercizio,soprattutto delle sale più piccole con minori possibilità di investimento. Perché prendersela con Regione Puglia? Lo fanno anche il Lazio, la Toscana e altre, ma soprattutto la Lombardia: grazie a 3 bandi in pochi anni (e presto ci sarà il quarto),
    tante piccole sono state digitalizzate. Molte di queste il 3D non lo fanno, ma magari proiettano la prima della Scala o altre opere liriche, in diretta o in differita. Solo per fare un esempio.
    A mio parere è giusto che di fronte a una trasformazione di tale portata di un pezzo di tessuto culturale ed economico anche il pubblico contribuisca, se ne coglie – ed è stato colto, a livello di Ministero dei Beni Culturali e soprattutto di regioni – la valenza strategica dell’investimento. Si può eccepire se sia sempre la Cultura, e non lo Sviluppo Economico o l’Innovazione Tecnologica, a intervenire. Ma sulla ratio direi che siamo in un ambito di correttezza, oltre tutto sospinti dalle direttive dell’Unione Europea che insiste molto sul tema digitale.
    Saluti,
    Antonio Autieri

  2. marcocobianchi Says:

    Ciao Antonio
    grazie della precisazione. Io non me la prendo affatto solo con la Puglia. In “Mani bucate” racconto decine di casi di digitalizzazione di sale cinematografiche e se ho fatto un post sulla Puglia è perchè la notizia è arrivata dopo la chiusura del libro. Questo blog, infatti, viene aggiornato quotidianamente proprio per “stare dietro” alle varie leggi di incentivazione che via via vengono approvate in Italia. Quindi: nulla contro la Puglia.
    Il punto fondamentale è che io non credo che “trasformazioni epocali” debbano essere fatte sulle spalle dei contribuenti. Nel caso del 3D gli italiani pagano la produzione (con il fondo Media), e la proiezione (fondo Media, fondi nazionali e regionali) e, per di più, pagano anche un biglietto maggiorato quando vanno a vedere il lungometraggio. Ti sembra giusto? Dopo aver pagato tutto il bendiddio per permettere ai cinema di modernizzarsi adottando, come confermi tu, un sistema meno costoso della pellicola, dobbiamo anche pagare di più il biglietto? La verità è che il 3D è stata una straordinaria occasione per gli esercenti di rinnovarsi tecnologicamente a spese di tutti noi. Di questo passo qualsiasi innovazione tecnologica dovrebbe essere pagata dai contribuenti in qualsiasi campo, in qualsiasi settore tecnologico, per qualsiasi industria. Non va bene. Se uno accetta di fare l’imprenditore si assuma anche i rischi che questo comporta.
    Saluti
    Marco Cobianchi

  3. Antonio Autieri Says:

    Scusa se insisto: non è per il 3D che si muovono le regioni, ma per il digitale e in particolare per la digitalizzazione dei piccoli cinema (il bando pugliese è rivolto solo a chi ha da uno a 4 schermi: non grandi multisale e multiplex) che, se la pellicola sparirà dal mercayo, rischierebbero di sparire. E se spariscono ci perdono tutti: il pubblico, che in quei cinema ci va, i film – soprattutto italiani ed europei – che torvano in quelle sale il loro habitat naturale, e produttori e distributori di tali film; e anche quel livello di socializzazione che i cinema dei centri cittadini riescono a fare, come dimostrano anche tante iniziative che vengono fatte da associazioni varie (anche io, nel mio piccolo, do un contributo in tal senso). Le innovazioni tecnologiche pagate dai contribuenti? Secondo me è sbagliato vederla così: con le tasse che paghiamo, affidiamo a Stato ed Enti locali la speranza (diciamo così) di spenderli bene in servizi. Secondo me anche la cultura e la socializzazione sono importanti: ovviamente, bisogna distinguere tra investimenti strategici e non; per me è qui che si annidano gli sprechi. Se investendo (in parte, non sono certo tutti a carico delle regioni) nella trasformazione dei piccoli cinema, o meglio ancora concedendo agevolazioni fiscali a chi investe, permetto ai cittadini di fruire di cose utili non mi sembra sbagliato. E gli imprenditori comunque si assumono un rischio di impresa: basta vedere il costo degli affitti nei centri storici. Per molti di loro sarebbe infinitamente più semplice vendere all’ennesima boutique delle grandi firme della moda. Io, come cittadino, preferisco che resistano tali imprenditori e operatori culturali.

    A presto!
    Antonio

  4. marcocobianchi Says:

    Insisto anche io. E’ profondamente ingiusto che i contribuenti paghino l’adozione di una innovazione tecnologia che riguarda singoli imprenditori. Se è interesse dei produttori e dei distributori che ci siano molte sale attrezzate per proiettare film in digitale (quindi anche il 3D) perchè vogliono far sparire la pellicola perchè costa troppo, se la paghino loro la digitalizzazione. Se invece è interesse dei cittadini che nei centri delle città, soprattutto piccole, che un cinema continui a vivere, allora i cittadini di quel paese possono trovare mille forme per sostenerlo (diversificando, appunto, gli eventi). Se è interesse dell’imprenditore, allora sarà l’imprenditore a trovare (ad esempio) sponsor per il cinema. In nessun caso una innovazione tecnologica deve essere fatta pagare ai cittadini attraverso le tasse tantopiù quando poi l’imprenditore, dopo aver incassato i soldi, applica (insisto anche su questo) un prezzo maggiorato ai biglietti. Se poi gli affitti nei centri storici sono troppo costosi e sono costretti a vendere a una grande firma, non c’è nessun motivo per il quale io con le mie tasse debba pagare l’affitto di un cinema in centro. Mi spiace, ma se andiamo avanti di questo passo anche i ristoratori chiederanno soldi pubblici perchè gli affitti in centro sono troppo alti. E poi arrivano i baristi. E poi gli albergatori…

  5. Antonio Autieri Says:

    ciao Marco, come puoi leggere sottodalla notizia circolata ieri anche la UE la pensa come me… e come Regione Puglia e Regione Lombardia; il leghista Zanello è tra i massimi fautori dell’aiuto regionale alla conversione digitale dei cinema, come la vendoliana Godelli, assessore in Puglia. Uno dei pochi temiche sembra mettere d’accordo tutti…

    Il Parlamento Europeo invita a sostenere il piccolo esercizio

    Una risoluzione per aiutare i cinema indipendenti nella transizione al digitale

    Con 506 voti favorevoli, 27 contrari e 46 astenuti, ieri il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione volta a sostenere i piccoli cinema nel passaggio al digitale. Doris Pack (del PPE tedesco), presidente della commissione cultura ed educazione, ha affermato: «I costi della digitalizzazione sono accettabili per i cinema multisala ma i proprietari di piccoli cinema indipendenti non li possono sostenere. Eppure esistono anche queste realtà e sono importanti per la diversità culturale». Il testo della risoluzione chiede sussidi specifici da parte dell’Unione Europea per aiutare queste realtà a investire nella digitalizzazione, nell’attivazione di sistemi di proiezione in 3D e in tecnologia HD o Blue Ray. I sussidi europei e nazionali per il cinema europeo dovrebbero promuovere la diversificazione delle produzioni di film e del circuito cinematografico al fine di divulgare le diverse identità culturali del continente. Il Parlamento chiede perciò un incremento degli aiuti di Stato e chiede di rendere disponibili i soldi dei fondi strutturali europei e il nuovo programma MEDIA per sostenere la digitalizzazione (dalla produzione alla distribuzione). La risoluzione mette anche l’accento sull’importanza dell’archiviazione digitale per conservare e mostrare il patrimonio cinematografico nazionale ed europeo. Il Parlamento chiede agli Stati membri di prendere i necessari provvedimenti legislativi affinché sia assicurato il rispetto dei diritti d’autore.

  6. marcocobianchi Says:

    Beh, mi pare ovvio che i politici siano a favore della spesa pubblica: spendono soldi che non sono loro a favore di potenziali elettori e raccolgono consenso. Non c’è un solo motivo per il quale debbano essere contrari. Anzi, proprio il fatto che i politici di diverso schieramento siano d’accordo a spendere soldi, dovrebbe insospettire.

  7. fracasso Says:

    Parlo con chi ha scritto la notizia sul blog: che cosa preferirebbe tra prendere quei soldi e perderli? è normale che sia una scusa per prendere soldi dall’europa ma è meglio che non averli non pensa? Lei naturalmente come me penserà che sarebbe stato meglio sfruttare quei soldi diversamente ma evidentemente non è così facile averli in altre condizioni è incredibile ma purtroppo è così!

  8. andrea Mariconi Says:

    Che polemica assurda e gonfiata ad arte come da titoli de il giornale.La polemica sembra tutta incentrata sul 3d, poi scopriamo da persona ben informata che si tratta di un progetto di riconversione al digitale, dunque il 3d è usato in maniera solamente pretestuosa.
    Per me in nuce il dibattito potrebbe essere: è giusto che gli stati finanzino la cultura? si potrebbe benissimo dire no, va bene anche se poi nel caso si applicasse solo all’Italia, questo comparto industriale morirebbe. In altri paesi le sovvenzioni resterebbero e in iatlia si produrrebbe solo Vanzina. Per carità nulla di non privo di una sua logica.Poi avremmo tonnellate di film stranieri, americani prevalentemente, la morte di un intero settore industriale e la morte di ogni possibilità per un giovane regista di emergere. Sarebbe un vero e proprio collasso culturale. Ma anche questo in fondo è possibile e può essere sostenuto.
    io nella mia città ho assistito alla morte di 7 cinema su 9, e oggi vi è solo una multisala le cui proiezioni, per me personalmente sono tremende.
    Se una parte dei soldi che verso in tasse venisse spesa per permettermi di uscire dal cinema provinciale italiano ( Vanzina ma non solo) o da quello delle major hollywodiane ( che pure spesso è di ottimo livello) ne sarai bene contento.
    Ma il 3d non c’entra nulla se non per rendere una notizia appetibile, ma virandola strumentalmente a fini chiaramente propagandistici e nella direzione di un populismo facile facile.

    • marcocobianchi Says:

      Scusi, ma non mi dia del populista. Guardi che lei non si rende conto che mi sta dando ragione. Finanziare una riconversione industriale dei cinema non è “finanziare la cultura”, tantomeno italiana. Significa permettere alle major, che a lei stanno antipatiche, di avere un bacino di distribuzione più ampio, e di ampliarlo usando i soldi pubblici. Le è chiaro questo? Lei, senza accorgesene, sta facendo il gioco dei colossi del cinema che usano i soldi delle sue tasse per distribuire i loro film. Mi dica: si ricorda di un titolo italiano in 3d? Salvatores ha fatto film il 3d? E Muccino? E Benigni? E allora, di che sta parlando?
      I soldi ai giovani registi? Sono d’accordo (e nel libro troverà tanti numerini interessanti sull’argomento). E allora togliamo i soldi al 3d e diamoli ai giovani registi. O no? I 7 cinema che hanno chiuso nella sua città, poi, non sono chiusi perchè lo Stato non finanzia la cultura (la finanzia, la finanzia, la finanzia fin troppo…) ma perchè la gente non va più al cinema, sono cambiati i gusti, la cultura, c’è Sky, c’è internet, ecc… E perchè i prezzi del cinema sono troppo alti, e più alti ancora per vedere film in 3d, nonostante siano finanziati dal pubblico, guarda un po’…

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