“MANI BUCATE” Per risanare i conti tagliare subito i sussidi alle imprese come ha fatto l’Argentina

Abbiamo qualcosa da imparare dall’Argentina. E l’Argentina ha imparato qualcosa dal default del suo debito pubblico di qualche anno fa. Ha imparato a tagliare senza guardare in faccia a nessuno e a concentrare le (poche) risorse pubbliche in investimenti davvero produttivi. Quindi ha tagliato i sussidi alle imprese. Incredibile ma vero. I ministri dell’economia e della pianificazione, Amado Boudou e Julio de Vido, hanno annunciato che il governo eliminerà i sussidi statali per un grande numero di imprese; sussidi che servivano per il pagamento dei consumi di gas, energia elettrica e acqua. Il provvedimento toccherà banche, compagnie di assicurazioni, societa’ telefoniche, miniere, aeroporti, case da gioco e ippodromi. Il risparmio previsto non è strabiliante: si tratta di 600 milioni di pesos, pari a circa 100 milioni di euro che, hanno detto i due ministri, “saranno reinvestiti in infrastrutture”. 

Dovrebbe essere la strada da intraprendere anche in Italia. I sussidi alle imprese valgono circa 30 miliardi di euro l’anno molti dei quali sono totalmente improduttivi e, in alcuni casi, dannosi. Il governo potrebbe eliminarli senza provocare alcun effetto visibile sull’andamento dell’economia reale. Se volesse davvero risparmiare, prima di incidere sulle tasche dei cittadini con patrimoniali una tantum che non solo non servono ma, soprattutto, fatto aumentare il Total Tax Rate italiano (il 68,8% secondo la Banca Mondiale, il più alto tra quelli dei Paesi Ocse)  potrebbe iniziare a dare una robusta sforbiciata ai sussidi ecologici, che sono i più alti del pianeta. Nel decreto che Berlusconi ha promesso di varare per rilanciare l’economia potrebbe perfettamente essere inserito un taglio netto alle erogazioni a fondo perduto a quelle imprese che non hanno rispettato gli impegni in occasione di precedenti erogazioni; poi potrebbe tagliare tutti i tipi di sussidio a tutte le imprese che decidono di delocalizzare la produzione; poi potrebbe tagliare gli incentivi per la ricerca e sviluppo, perchè è acclarato che quei fondi servono unicamente ad anticipare di qualche anno investimenti che gli imprenditori avrebbero fatto comunque (questi soldi hanno avuto “effetti nulli” secondo uno studio citato in “Mani bucate” riferito al 2007). Sono provvedimenti compatibili con l’attuale crisi economica? Le imprese, gravate da tasse che non hanno eguali, possono sopportare anche il taglio dei contributi pubblici? Io credo di sì ad una sola condizione: che i tagli vengano accompagnati da una vera rivoluzione liberale, quella che il governo ha promesso per troppo tempo e i cui primi timidi accenni sembra siano contenuti nel maxi-emendamento che verrà inserito nella legge di stabilità che oggi viene illustrato al G20 di Cannes. Una svolta liberale nella quale le imprese siano libere di competere tra di loro con meno restrizioni legislative, meno burocrazia, meno vincoli statalisti. Riforme di questo tipo compensano ampiamente qualsiasi riduzione ai contributi. E lo Stato tornerebbe, finalmente, a fare lo Stato.

Insomma. da tagliare c’è molto e, per una volta, si potrebbe far bene all’economia, visto che i sussidi sono inefficaci, e contemporaneamente alle casse pubbliche.

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Una Risposta to ““MANI BUCATE” Per risanare i conti tagliare subito i sussidi alle imprese come ha fatto l’Argentina”

  1. cekipa Says:

    E’ veramente ora di dire basta a coloro che fanno gli imprenditori con i soldi degli altri in regalo.

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