“MANI BUCATE” Monti trova un tesoretto non speso di 5,3 miliardi

Mario Monti è un liberale. Per questo sa benissimo che i soldi spesi per indurre una crescita artificiale drogando le imprese con i sussidi pubblici non serve assolutamente a nulla. Soprattutto in Italia, dove il Pil del Mezzogiorno è cresciuto, grazie ai sussidi pubblici alle imprese private, di appena lo 0,2% ogni anno tra il 2000 e il 2005 rispetto a un dato quadruplo delle aree depresse degli altri Paesi europei.

Da Commissario europeo all’Antitrust, però, ha dovuto seguire le regole formali europee ed ha fatto passare aiuti tra i più incredibili che la mente umana possa escogitare. Ad esempio: ha dato il suo assenso ai famosi 121 milioni per la Fiat di Foggia ottenuti perché nella città pugliese era più caldo che in Polonia (dove il Lingotto aveva minacciato di trasferire la produzione dell’Iveco) e c’era molto assenteismo. Quello fu solo uno dei 5 aiuti che la Ue di Monti autorizzò tra il 1999 e il 2000 su 8 spintarelle che aveva chiesto la Fiat.

Sembra paradossale, ma quando Monti si insedierà a Palazzo Chigi troverà non solo molti soldi non spesi dalle regioni, ma anche tantissimi soldi che le amministrazioni centrali non riescono ad investire. E, proprio lui, dovrà occuparsi di sbloccare quei fondi incagliati nei meandri di una burocrazia inefficiente e inefficace.

Lo studio Fasi, specializzata nel far incontrare la domanda di fondi pubblici e l’offerta degli stessi (cioè le imprese con i programmi di spesa) ha fatto un calcolo ed ha scoperto che complessivamente l’amministrazione centrale italiana ha ben 5,3 miliardi di euro che non riesce a spendere. Alcune centinaia di questi milioni sono letteralmente imboscati, cioè, spariti, cioè, nessuno sa che fine abbiano fatto, anche solo dal punto di vista contabile.

L’inchiesta dello studio Fasi è interessante, perché se da una parte io sostengo che i fondi alle imprese sono dannosi, dall’altra, se si promettono, occorre poi erogarli con la massima celerità, sennò si ingenera nell’impresa una crisi, indotta dalla speranza di ottenere soldi pubblici che però non arrivano mai. Così l’impresa ha fatto investimenti ai quali magari avrebbe rinunciato solo per ottenere soldi e il suo “partner”, lo Stato, non la paga. Secondo me l’unica soluzione è non chiederli per nulla…

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