“MANI BUCATE” La Confindustria risponde: mai chiesto assistenzialismo. I numeri dicono il contrario…

Sarà il governo di Mario Monti a mettere fine all’era dei sussidi alle imprese? Sarà lui a trasformare l’economia italiana da assistita a liberale e concorrenziale? Questa è una delle domande più importanti alla quale il nuovo esecutivo dovrà rispondere. E il fatto che come ministro della Coesione Territoriale l’ex commissario Ue abbia scelto Fabrizio Barca fa ben sperare. Perché è vero che Fabrizio Barca ha “inventato” la Npr, ma è anche vero che è stato così intellettualmente onesto da riconoscere che i patti territoriali, i contratti d’area e via dicendo non sono serviti a nulla.

Però per chiudere con la stagione dell’assistenzialismo ai ricchi, occorre che le imprese riconoscono anche loro, come Barca, che quella stagione, per il bene di tutti, va chiusa. E i primi segnali non sono incoraggianti. Ieri alla Camera Fabrizio Cicchetto ha attaccato la Confindustria proprio su questo terreno affermando, nel corso del suo discorso, che “una parte del mondo imprenditoriale, attraverso la Confindustria, ci ha sempre inondato di richieste di assistenzialismo”. Non so se Cicchetto abbia letto “Mani bucate” nel quale ci sono migliaia di prove che dimostrano quanto gli industriali cerchino l’aiuto di Stato. Non lo so e non mi interessa. Il fatto è che ciò che ha detto Cicchetto è vero e mi fa impressione vedere che nessun esponente del centrosinistra abbia mai sollevato questa questione: al massimo, quando il centrosinistra è stato al governo, si preoccupava di alzare le tasse sulle imprese (“Anche i ricchi piangono”, ricordate?) invece di tagliare i sussidi.

Ciò che mi ha impressionato di più, però, è stata la risposta della Confindustria a Cicchetto e, indirettamente, anche al mio “Mani bucate”. Con una nota ufficiale viale dell’Astronomia ha detto: “Siamo stupiti e sconcertati dalle affermazioni dell’onorevole Fabrizio Cicchitto nei confronti di Confindustria. Tutte le nostre posizioni sono note e assolutamente trasparenti. Non abbiamo mai chiesto sussidi e siamo contrari ad ogni forma di ‘assistenzialismo’. A meno che Cicchitto consideri assistenziali misure che esistono in tutti i paesi e sono consentite e incoraggiate dall’Unione Europea, quali ad esempio gli incentivi per la ricerca e innovazione o quelli per l’efficienza energetica oppure le garanzie sui crediti per imprese, che sono necessarie per attenuare gli effetti della stretta creditizia sulle piccole e medie imprese. Anche su queste questioni le nostre posizioni sono sempre state assolutamente trasparenti”.

Capisco che la Confindustria abbia qualche risentimento, anche giustificato, nei confronti del precedente governo Berlusconi, e capisco anche che dopo le furiose prese di posizione del presidente degli imprenditori Emma Marcegaglia contro l’esecutivo, non sia possibile attendersi dichiarazioni distensive o un ragionamento nel merito delle questioni. Ma leggere che “Confindustria non ha mai chiesto sussidi ed è contraria “ad ogni forma di ‘assistenzialismo’” mi fa un po’ sorridere. Come dovremo chiamarle le richieste di fondi pubblici da parte di 240mila imprese italiane ogni anno solo per quanto riguarda i fondi europei, allora? Non è assistenzialismo? Quel numero (ufficiale, fonte Commissione Europea) dimostra che gli aiuti pubblici alle imprese private non sono una eccezione, ma un fenomeno di massa. E non sono tutti soldi andati alla “ricerca e sviluppo”, come dice la Confindustria. E anche se fossero andati alla “ricerca e sviluppo”, Confindustria dovrebbe sapere che i risultati di quei fondi sono stati definiti “nulli”. E dovrebbe sapere che i soldi pubblici hanno finanziato la “ricerca e sviluppo” dell’industria dei bottoni. E dovrebbe anche sapere che secondo la Corte dei Conti i fondi pubblici destinati ad abbassare i tassi d’interesse sui prestiti richiesti dalle imprese alle banche sono serviti per rimborsare i debiti che quelle imprese avevano ià in essere con le banche, e non sono andati a nuovi investimenti (lo dice sempre la Corte dei Conti e la Banca d’Italia in due studi che io cito).

E, in ogni caso, verificare se davvero la Confindustria è contraria ad ogni forma di assistenzialismo è facile: basta che non protestino quando Monti e Barca, coerentemente con ciò che hanno sempre sostenuto, taglieranno (o “rimoduleranno”) la spesa pubblica destinata ad aiutare le imprese private. Anche perché “Chiederò di più a chi ha dato meno” è una frase abbastanza chiara…Vedremo. 

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