“MANI BUCATE” Quando l’Università della Basilicata rischiò il crack perchè non riusciva a spendere i soldi pubblici

Pensate che i fondi pubblici servano per avviare progetti di ricerca? Per sviluppare il capitale umano e tecnologico presente nelle Università? Allora leggete qua. L’Università della Basilicata ha pagato, anticipando di tasca propria (o, meglio, nostra) finanziamenti per 5 miliardi per avviare 22 progetti di ricerca tra il 1999 e il 2000 che dovevano poi essere coperti da fondi europei arrivati, poi, a valere sui Pop-Fesr (Programma operativo plurifondo-Fondi europei sviluppo regionale). Dei 22 progetti di ricerca sette sono terminati nei tempi previsti, 12 hanno usufruito di «proroghe illegittime» e tre hanno subìto la revoca dei finanziamenti. A dimostrazione che il problema dell’Università italiana non consiste nella mancanza di finanziamenti, ma nella incapacità di farli fruttare. In “Mani bucate” di esempi come quello che sto per raccontare ce ne sono a decine.

Lo ha scoperto una consulenza tecnica decisa dalla Procura della Repubblica di Potenza che ha accertato che la mancata finalizzazione dei progetti di ricerca hanno scavato una voragine nei conti dell’Università della Basilicata pari a 2 milioni di euro, secondo quanto riportato dall’ingegnere Giuseppe Cuppone, incaricato dai magistrati.

Nel dettaglio, tre progetti sono stati esclusi dalla rendicondazione e l’Unibas ha dovuto restituire i fondi alla Commissione europea. Gli altri hanno ottenuto delle «proroghe» che, però, non erano previste dal bando europeo e sono state definite «illegittime». La Regione Basilicata non ha applicato le sanzioni previste dalla Commissione europea e alcuni progetti hanno continuato a ricevere finanziamenti anche dopo la scadenza dei termini.

Nella delibera di approvazione dei progetti venivano stabiliti i termini della durata «pena la revoca del finanziamento e la restituzione di tutte le somme percepite, maggiorate degli interessi legali». «La Regione Basilicata – si legge nella consulenza – a tal proposito non aveva redatto un documento unico sulle proroghe in collaborazione con la Commissione europea, ma di volta in volta il singolo dirigente del dipartimento della Regione che gestiva i fondi concedeva le proroghe al singolo responsabile del progetto che ne faceva richiesta. In questo modo ad alcuni progetti sono stati concessi circa due mesi di proroga, ad altri diversi mesi in più».

Secondo Cuppone «i progetti usciti dal finanziamento europeo sono finiti sui fondi perenti della Regione Basilicata finché un dirigente dell’ufficio competente non provvedeva alla liquidazione e alla revoca del finanziamento».

I soldi sperperati hanno causato “un ammanco nella gestione dei fondi negli anni successivi” e costretto l’Università ad adottare «l’esercizio finanziario provvisorio» nel 2005. A questo punto arriva un altro aiuto pubblico: la Regione stanzia un milione di euro e atri fondi arrivano dal ministero. «Il bilancio è stato così riformulato – conclude il consulente tecnico – ma penalizzando in maniera drammatica la biblioteca di interfacoltà, le strutture dell’ateneo e i dipartimenti».

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