“MANI BUCATE” Una risposta a Bombassei sugli aiuti di Stato e sugli industriali che li sprecano

Devo una risposta ad Alberto Bombassei. Il presidnete della Brembo, e principale candidato alla successione di Emma Marcegaglia alla guida della Confindustria, ha rilasciato un’intervista a Dario Di Vico del Corriere della Sera nella quale rigetta una delle tesi di “Mani bucate”, cioè che gli industriali sciupino i soldi pubblici che vengono loro affidati per produrre innovazione, ricchezza e occupazione. Però, alla fine, dice che è vero… Non c’è da stupirsi, è una tecnica di risposta alle domande molto simile al “ma anche” di Walter Veltroni. In questo caso la tecnica è quella del “no, però”. E Bombassei l’applica alla perfezione. Ecco cosa risponde a Dario Di Vico:

 

È uscito un libro, «Mani bucate», la cui tesi è: gli industriali hanno preso tantissimi soldi dallo Stato e li hanno sprecati. «Non credo proprio. L’ industria italiana non ha sprecato risorse, quelle che ha avuto le ha messe in circolo creando il secondo Paese manifatturiero d’ Europa. Se fossimo degli scialacquatori non avremmo raggiunto questo risultato. Per il futuro però è giusto ragionare in maniera più puntuale e meno dispersiva. Capire i settori nei quali possiamo eccellere e concentrare lì gli sforzi. L’ economia globale ci chiede specializzazione, produrre ad alto contenuto di conoscenza. E ancora una volta il riferimento alla Germania è doveroso». 

 

Per il probabile futuro presidente degli industriali italiani, insomma, gli industriali italiani non hanno sprecato risorse però “per il futuro è però giusto ragionare in maniera più puntuale e meno dispersiva”. Beh, come risposta non c’è male: tipica di chi è in campagna elettorale e non vuole perdere il consenso di chi sugli aiuti pubblici campa da una generazione “ma anche” di chi dagli aiuti pubblici è danneggiato.

Alla presentazione milanese di “Mani bucate” ho presentato il mio libro insieme con Giorgio Squinzi, per ora ancora in corsa per soffiare a Bombassei la poltrona occupata ora dalla Marcegaglia. Il suo discorso è stato esemplare: Squinzi si è dichiarato contrario agli aiuti pubblici per il semplice motivo che danneggiano gli industriali migliori perché i soldi dello Stato (o della Ue o delle Regioni, non c’è molta differenza) finiscono nelle tasche di imprenditori che, senza di essi, farebbero grande fatica a stare sul mercato. Quindi gli imprenditori “peggiori” fanno concorrenza ai “migliori” usando i fondi pubblici con una distorsione clamorosa delle regole del mercato. Questa distorsione, alla fine, manda in tilt l’intero sistema, perché i “migliori” si devono misurare con dei colleghi che “giocano” con i soldi pubblici.

Contrario agli aiuti pubblici è anche Ivan Lo Bello, presidente della Confindustria siciliana. Ed è abbastanza significativo che il presidente degli industriali della Regione che in Italia incassa la quota maggiore di sussidi europei dica che non li vuole più. E non li vuole più per due motivi principali: il primo è simile a quello espresso da Squinzi e il secondo è che nella specificità siciliana succede che i fondi pubblici vanno a finire nelle mani della criminalità organizzata. E, in “Mani bucate” racconto molti casi i cui lo Stato sussidia la mafia. E’ una verità da far tremare i polsi, ma purtroppo è proprio così: basta leggere che cosa è successo nel 2006 a Urago Mella, vicino Brescia, dove un’intera famiglia è stata sgozzata per via di 11 milioni di euro che la regione Sicilia aveva promesso a una società agricola.

Bombassei dice, però, che “l’industria italiana non ha sprecato risorse”. Troppo facile smentirlo: l’industria italiana spreca ogni anno decine di miliardi pubblici di risorse. E le spreca ogni volta che accetta l’incestuoso scambio “soldi contro riforme” cioè ogni volta che fa finta di credere che i problemi dell’industria italiana possano essere risolti solo con un aumento dello stanziamento delle risorse pubbliche destinate all’industria e non, invece, nei cambiamenti strutturali del modus operandi dello Stato. L’esempio più facile da fare è quello di Termini Imerese: la Dr si insedierà nello stabilimento che la Fiat ha abbandonato con un sussidio pubblico di ben 178 milioni ma i motivi strutturali che hanno costretto la Fiat ad abbandonare la Sicilia non saranno stati risolti quindi è più che prevedibile (è certo) che la Dr nel giro di qualche anno si troverà ad affrontare gli stessi identici problemi logistici della Fiat che si crederà di risolvere con nuovi stanziamenti pubblici. Non è uno spreco di risorse questo? Altro esempio: I soldi alla ricerca e sviluppo per la Fiat: in “Mani bucate” cito centinaia di interventi a favore del Lingotto (la metà circa del totale, gli altri non li ho potuti inserire per non trasformare un libro in una enciclopedia). Si può sapere a che cosa sono serviti, dato che tecnologicamente parlando la Fiat continua a non essere competitiva rispetto alle case costruttrici concorrenti? Un terzo esempio, i soldi destinati ai patti territoriali, contratti d’area e via dicendo: mi dica Bombassei, guardando i risultati delle inchieste della Corte dei Conti, della Banca d’Italia e perfino del ministero dello Sviluppo, come definirebbe i risultati ottenuti grazie allo stanziamento di fondi pubblici a favore delle imprese nelle aree svantaggiate del Paese, che, sia ben chiaro, non sono solo quelle del Sud, ma moltissime sono anche nel nord. Solo questo dovrebbe far cambiare idea al candidato alla presidenza della Confindustria. Il quale si chiede come avrebbe fatto l’Italia a diventare il secondo Paese manifatturiero d’Europa se fosse vero che i suoi industriali sprecano soldi. La risposta è molto semplice: perché i soldi pubblici tengono in piedi molte imprese che, in loro assenza, avrebbero già chiuso. In “Mani bucate”, ancora una volta, cito centinaia di casi. Senza i soldi pubblici le aziende chiudono e siccome i soldi pubblici destinati alle imprese sono un diluvio, l’effetto è che migliaia di imprese private restano in piedi utilizzando quelli anziché confrontarsi con il mercato.

Mi spiace (e sono sincero), ma gli industriali hanno sprecato e continuano a sprecare decine di miliardi di euro pubblici. E Bombassei lo sa bene: “Per il futuro però è giusto ragionare in maniera più puntuale e meno dispersiva”, ha detto. E’ lo stesso augurio che faccio anche io. Ma aggiungo che ridurre l’entità dei sussidi pubblici aiuterebbe a concentrare gli interventi su opere davvero utili. Quindi chi non vuole sprecare soldi deve essere “per forza” favorevole ad una loro riduzione.

Un vero liberale avrebbe fatto un altro discorso: avrebbe chiesto lui per primo di ridurre gli stanziamenti pubblici in cambio di riforme strutturali e investimenti in infrastrutture che possano mettere in condizione gli industriali italiani di dispiegare tutte le loro straordinarie capacità. Bombassei questo lo fa intuire nella sua risposta alla domanda. Ed è un modo per darmi ragione e, francamente, da chi è in campagna elettorale non potevo attendermi di più.

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