“MANI BUCATE” I ministeri promettono soldi alle imprenditori, ma non glieli dà. Ecco l’elenco degli illusi di Stato

Un altro documento esaltante. Quello che è visionabile qui è l’elenco delle imprese beneficiare del Pon nazionale. Si tratta di soldi europei che vengono gestiti, quindi, erogati, direttamente dall’autorià amministrativa nazionale, cioè Roma, attraverso i suoi ministeri e le sue commissioni di gestione.

Poi parliamo dei beneficiari, ma siccome il diavolo (e lo spreco) si annida nei dettagli, occorre prima soffermarsi su quanto c’è scritto nella pagina web di presentazione del documento. Ecco:

“Il pubblico ha il diritto di sapere è lo slogan promosso dalla Commissione per rafforzare la legittimità dell’Unione attraverso azioni tese ad aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’utilizzo dei Fondi.

L’art.7 del Reg. (CE) 1828/06 recepisce e sviluppa il principio della trasparenza, stabilendo l’obbligo della pubblicazione dell’elenco dei beneficiari.

Pertanto, le Autorità di Gestione dei Programmi, in base alle norme di attuazione dei Fondi strutturali (Reg. CE 1828/06), devono rendere pubblici i beneficiari diretti della politica di coesione.

La pubblicazione dell’elenco dei beneficiari deve contenere le seguenti informazioni: nome del beneficiario, la denominazione delle operazioni e l’importo del finanziamento pubblico (fondi nazionali ed europei) destinato alle operazioni”.

Perfetto. In “Mani bucate” riporto le principali leggi che impongono la pubblicazione dei beneficiari di soldi pubblici e spiego anche come mai sono state tutte disattese. La Liguria, per fare un esempio concreto, interpretando in modo estensivo il concetto di privacy, non pubblica i nomi delle imprese che hanno ottenuto soldi pubblici. Il Gse, altro esempio, che eroga alle imprese elettriche “verdi” i sussidi alla produzione prelevati direttamente dalle bollette degli italiani, non pubblica i dati relativi i beneficiari di queste erogazioni. Scandaloso? Beh, sì, soprattutto nel caso del Gse, visto che i soldi che vanno ai produttori verdi sono praticamente una tassa sulle bollette che tutti paghiamo.

Però la pagina del Pon di cui parlavo prima, promette trasparenza assoluta. Encomiabile. Solo che poi si apre il documento excel che contiene i nomi e subioto sotto l’intestazione si legge:

“Si fa presente che per i progetti afferenti all’ambito “competitività”, di cui all’Asse 02 – Obiettivo Operativo “001 – Rafforzamento del Sistema Produttivo”, negli elenchi dei beneficiari la colonna relativa al Titolo del progetto coincide con il nome dell’impresa beneficiaria che realizza gli investimenti, non essendo richiesto da bando e/o procedure attuative che al progetto venga attribuito alcun titolo”.

Bello, eh? Sappiamo tutto tranne il motivo per il quale i soldi pubblici sono stati erogati. L’unica cosa che si può sapere è che molte imprese hanno incassato per raggiungere un generico “Rafforzamento del sistema produttivo” che vuol dire tutto e niente.

Ma questa non è la cosa peggiore. La cosa peggiore è che questo documento (forse ve lo dovevo dire prima…) è quasi inutile. Il motivo è che è un documento “intenzionale”, cioè sono le elencate le imprese alle quali lo Stato ha “intenzione” di dare soldi, ma non glieli ha ancora dati. E’ un elenco, cioè, di imprese che nella maggior parte dei casi si sono guadagnate il diritto di incassare soldi pubblici, ma non li hanno ancora incassati. I loro progetti, insomma, sono stati ammessi al finanziamento, ma non sono stati ancora finanziati. Perché? Se faceste un giro nei corridoi dei ministeri, delle banche erogatrici, nel sistemi dei valutatori, nell’archivio del Dipartimento dello Sviluppo, lo sapreste. Perché il sistema degli incentivi alle imprese è un caos totale. Chi prova ad entrarci dentro viene colto da una sensazione di smarrimento. Aggravata dal fatto che la macchina funziona (si fa per dire), produce, valuta, decide, stabilisce, ma quando arriva il momento di pagare (non ridete) non ci sono i soldi. Per cui a molte imprese viene detto che hanno diritto al sussidio, ma il sussidio non arriva. Un caos che ho descritto in molte delle pagine di “Mani bucate”.

Questi sono i motivi per i quali l’ultima colonna a destra del foglio di excel, intitolata “Pagamenti PON (monitoraggio al 31/10/2011)” è nella stragrande maggioranza dei casi desolatamente vuota. E sono vuote le caselle delle erogazioni relative a progetti presentati dalle imprese anche 3 anni fa. Alenia Aeronautica, ad esempio, ha un progetto il cui costo ammesso (il costo ammesso è quello sul quale si calcola l’aiuto di Stato) di 2,7 milioni aspetta di essere sussidiato dal 2008. Sempre Alenia Aeronautica ha ottenuto nel 2009 272mila euro per un progetto ammesso nel 2004. La Avago Technologies ha ottento nel 2009 quasi 623mila euro per un progetto del 2003. L’azienda Bellopiede e Golino ha incassato 162mila euro circa per il progetto “Innovazione tecnologica della filiera bufalina” che attendeva di essere aiutato nel 2004.

Si potrebbe pensare che il fatto che i soldi non vengano erogati sia un risparmio per lo Stato e che, quindi, tutto sommato, sia un bene per le finanze pubbliche e che, infine, meglio non darli, i soldi alle imprese private (tesi che sostengo anche io, tra l’altro). Ma il punto è che promettere a un’azienda nel 2004 dei soldi e non erogarli se non dopo 5 o 6 anni fa male all’impresa. La quale, in attesa dei soldi pubblici, ha due strade di fronte a sé. La prima è quella di rinviare un investimento che sarebbe dovuto partire subito per restare competitiva, ma che non realizza in attesa che lo Stato gli dia i soldi, oppure lo affettua ugualmente indipendentemente dai soldi pubblici. Nel primo caso si danneggia l’impresa, nel secondo i soldi sono, evidentemente, inutili.

Per questo ho alcuni dubbi che i 2,5 milioni andati alla multinazionale informatica Nec siano serviti a qualche cosa. Idem per gli 838mila andati al colosso chimico Novartis o i 23mila euro alla Stm (che fattura un paio di miliardi). Comunque, buona lettura.

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