“MANI BUCATE” Gli incentivi serbi alla Omsa sono gli stessi della Fiat: eccoli

La chiusura della sede italiana dell’Omsa, il licenziamento di 293 operaie e il trasferimento della produzione in Serbia ha una spiegazione. Non è solo l’alto costo del lavoro. Non è solo la crisi del mercato interno. Non è solo la difficoltà di fare impresa in Italia. C’è un motivo in più e molto più importante. Lo stesso che ha convinto la Fiat, i fornitori della Fiat, Generali, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Benetton e Fantoni a trasferirsi. Il motivo sono gli incentivi che il governo serbo assicura alle imprese europee che decidono di trasferirsi. Incentivi stratosferici di fronte ai quali nessun Paese europero può competere. E non può competere perché la Serbia non fa parte dell’Europa (e, a quanto se ne sa, si guarda bene dall’aderire) e non è soggetta alle regole sugli aiuti di Stato vigenti nella Ue. Quindi i soldi, gli incentivi, gli sconti fiscali i veri e propri regali che la Serbia offre alle imprese non sono minimamente paragonabili ai già importanti sussidi che un’impresa può ottenere nel suo Paese d’origine. Italia compresa.

In “Mani bucate” ho scritto, per la prima volta, tutti gli incentivi di cui ha goduto la Fiat quando ha deciso di riaprire la sua “storica” fabbrica a Kragujevac, quella che ha causato, di fatto, la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. Mi ci sono volute tre pagine di “Mani bucate” per elencare solo per titoli gli incentivi serbi alla Fiat ma, sintetizzando, si tratta di: sgravi fiscali tra i 5000 e i 10.000 euro annui per ogni posto di lavoro creato nel paese (incentivo del quale gode anche la Omsa); una free zone che permette l’importazione dei semilavorati necessari per produrre le auto senza praticamente pagare tasse; niente imposte al Comune di Kragujevac per dieci anni; terreni gratis alle aziende dell’indotto; vantaggiosi accordi commerciali firmati dalla Serbia con Russia, Unione europea e Stati Uniti in base ai quali tutte le produzioni serbe possono essere esportate in quelle aree senza pagare alcun dazio. E questo solo per citare i sussidi più importanti. Ovvio che i primi a delocalizzare in Serbia, oltre alla Fiat, siano stati i fornitori della Fiat: la Magneti Marelli, alla fine del maggio 2010, ha firmato un accordo per una nuova fabbrica di componentistica elettronica dove lavoreranno 400 operai. Magneti Marelli ha anche deciso di creare in Serbia un magazzino centralizzato che servira` tutti i rivenditori Fiat dell’Europa centrale. Nel dicembre del 2010 è arrivata anche la Dytech Dynamic Fluid Technologies di Scarlino (Grosseto), la Proma Magneto, la Sigit e la Htl e, infine, la Omsa. Tutte a caccia di mammelle pubbliche gonfie di sussidi. E attenzione: in Serbia stanno per trasferirsi anche Pompea e GFolden Lady (Mantova) e Calzedonia (Verona).

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4 Risposte to ““MANI BUCATE” Gli incentivi serbi alla Omsa sono gli stessi della Fiat: eccoli”

  1. Mala tempora collant : MenteCritica Says:

    […] nel paese bombardato anni fa da D’Alema & i suoi Nato Boys? Su un altro blog ho trovato questo articolo di Marco Cobianchi, autore di “Mani bucate”. La Serbia, come altri paesi dell’Est, offre alle imprese che decidono di investire sul suo […]

  2. Mala tempora collant by Allnewz.it Says:

    […] nel paese bombardato anni fa da D’Alema & i suoi Nato Boys? Su un altro blog ho trovato questo articolo di Marco Cobianchi, autore di “Mani bucate”. La Serbia, come altri paesi dell’Est, offre alle imprese che decidono di investire sul suo […]

  3. Non OMSA! | UDI di Reggio Calabria Says:

    […] solo i prodotti del gruppo OMSA, ma tutti i prodotti serbi. La Serbia infatti con una politica di finanziamenti torrenziali come incentivi e una forte defiscalizzazione attira le imprese che in nessun paese […]

  4. La Coop continuerà a vendere le calze Omsa Says:

    […] Si apre oggi, 20 gennaio, un momento decisivo per l’Omsa di Faenza con l’incontro in Regione, incontro già rimandato una volta che si sarebbe dovuto svolgere il 12 gennaio scorso. La situazione si è infatti ulteriormente incrinata dopo la ‘bella’ sorpresa natalizia, o forse sarebbe il caso di dire vero e proprio ‘pacco’ che la società Golden Lady ha rifilato alle dipendenti dell’Omsa di Faenza. È stata questa la miccia che ha acceso, per davvero, l’indignazione in Rete dei moltissimi utenti che hanno aderito alle pagine di boicottaggio dei prodotti dell’azienda di Nerino Grassi, mentre il Corriere della Sera, la scorsa settimana, pubblicava un ritratto di famiglia di una delle tante dinastie italiane che stanno abbandonando il paese lasciandosi dietro le macerie. Una competizioni tra paesi che non condividono le stesse regole del gioco, come ci spiega Marco Cobianchi nel suo libro “Mani Bucate”. […]

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