“MANI BUCATE” Scandalo Alcoa: chiude in Sardegna perché finiscono i sussidi (e deve ancora restituire 295 milioni)

L’Alcoa di Portovesme ha deciso di chiudere perchè quello italiano e quello spagnolo “sono tra i siti con i più alti costi nell’ambito del sistema Alcoa”. Lasciatemi dire: è un affronto, perchè l’Alcoa deve ancora restituire all’Italia 295 milioni di euro così come ha stabilito la Ue il 19 novembre del 2009, come risarcimento per aver ottenuto sussidi in modo illegittimo negli anni precedenti. Ed è un insulto, perchè la verità è che l’Alcoa abbandona la Sardegna perchè quest’anno finisce il regime di sussidi deciso nel 2010.

L’Alcoa è il maggiore produttore mondiale di alluminio primario e semilavorato ed è stata l’azienda tra le più sussidiate nella storia d’Italia. Quella che gli italiani, attraverso le loro tasse, hanno reso competitiva grazie al taglio artificiale del prezzo dell’energia elettrica finanziato con agevolazioni all’acquisto che sono costate miliardi. I sussidi alle aziende energivore sarde (ma anche venete), dedico un capitolo di “Mani bucate” nel quale spiego come l’industrializzazione della Sardegna sia stata in grandissima parte finanziata con i soldi statali erogati sotto forma di sussidi nei modi più diversi e inconcepibili nel corso degli ultimi 50 anni. Sì, avete letto bene: noi finanziamo le multinazionali energivore che hanno deciso di insediarsi in Sardegna e in Italia, da 50 anni, cioè dal 1962, da quando si decise l’esproprio degli impianti privati di produzione di energia elettrica facendo nascere l’Enel.

L’Alcoa, presente in Italia fin dal 1967, è una di queste multinazionali mantenute dallo Stato. E’ stato proprio per cedere al ricatto che l’Alcoa inviò all’Italia nel 2009 (o la conferma dei sussidi ottenuti fino a quel momento o ce ne andiamo) che l’Italia varò, nel marzo del 2010, quello che è stato definito decreto salva-Alcoa che, per non incorrere nella bocciatura da parte dell’Europa, che vieta (si fa per dire) gli aiuti di Stato alle singole imprese, venne esteso a tutte le aziende energetiche italiane, facendo impennare i costi a carico del bilancio dello Stato. “In Sardegna”, scrivo in “Mani bucate”,  “ne approfittano l’Eurallumina, la Otefal Sail, tutta la filiera della Vinyls, le aziende di Ottana (prima escluse e poi rientrate), e in Sicilia l’Alfa Acciai, la Dufenergy, l’Italcementi di Isola delle Femmine e l’Unicem di Priolo Gargallo (Siracusa). Nella legge di conversione del decreto, approvata nell’agosto del 2010, i benefici sono estesi addirittura a tutt’Italia, provocando un’esplosione dei costi a carico delle bollette.13 Nel 2010 questi sconti hanno permesso all’Alcoa di pagare per un megawattora 30 euro rispetto a un prezzo medio nazionale di 57. Ed e` solo grazie a tale provvedimento che l’Alcoa ha deciso di ritirare le continue minacce di chiudere i suoi stabilimenti sardi. Minacce che si sono sempre ripetute in prossimita` della scadenza delle proroghe”. Quegli sconti del 2010 sarebbero scaduti quest’anno e questo avrebbe provocato un aumento dei costi per l’Alcoa. La quale ha deciso di giocare d’anticipo, chiudendo.

Torneremo presto a riparlare di Alcoa, perchè rappresenta il più classico dei fallimenti delle cosiddette “politiche industriali” tanto invocate dai politici. La “politica industriale” riguardante la Sardegna fu quella di industrializzarla a tappe forzate attraverso l’erogazione di soldi pubblici a favore delle imprese che decidevano di insediarsi nell’isola. Oggi, finiti i liquidi, le imprese chiudono senza tanti rimpianti. Se abbiano più responsabilità i politici che hanno foraggiato le industrie creando un’intera generazione di imprese mantenute o se abbiano più responsabilità le industrie che non si sono attrezzate per quando i sussidi sarebbero finiti, il dibattito è aperto.

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7 Risposte to ““MANI BUCATE” Scandalo Alcoa: chiude in Sardegna perché finiscono i sussidi (e deve ancora restituire 295 milioni)”

  1. elisabetta Says:

    Una piccola correzione fattuale:
    le compensazioni per interrompibilità varate nel 2010 sono misure speciali riservate a Sicilia e Sardegna, in considerazione del maggiore rischio di black-out in queste zone. Tali compensazioni esistevano già per le altre aziende italiane, ma l’interrompibilità era remunerata alla metà del prezzo.
    Per il resto complimenti. Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire le cose come stanno, e che cioè fino ad ora gli italiani hanno finanziato in bolletta (quindi senza saperlo) una multinazionale che ha intascato ricchi profitti. Se dividessimo i sussidi annuali all’Alcoa per il numero di lavoratori si arriverebbe alla cifra di 90.000 EUR l’anno per posto di lavoro (provvisoriamente) salvato. Ag Per non parlare del costo ambientale: il disinquinamento del Sulcis è tutto da fare. Dovrebbe pagarlo Alcoa…

  2. marcocobianchi Says:

    Grazie Elisabetta per aver precisato. Per il resto sono d’accordo con te. Nel libro infatti scrivo che sarebbe stato molto più produttivo pagare i lavoratori dell’Acoa invece dell’Alcoa e magari far nascere lì imprese che la creatività delle persone avrebbero potuto rendere produttive senza distruggere un ambiente bellissimo. I progetti calati dall’alto producono sempre disastri. E adesso non saprei davvero come se potrà uscire.

  3. corrado Says:

    ciao marco mi fa piacere che parli di questa vertenza visto che io sono un lavoratore , prima dell’alluminio italia , poi alumix e poi passato all’alcoa!!! posso dirti che da quando l’alcoa ha manifestato l’intenzione di chiudere in molti di noi c’e’ tanta confusione !!! per quanto mi riguarda subito ho pensato che fossero effetti speciali di questa multinazionale e cioe’ , abbiano fatto presente ai nostri vertici italiani grazie a dio e gli abbiano detto guardate che se le cose nn cambiano noi a scadenza del 2012 se le condizioni nn saranno molto favorevoli andiamo via !!! a questo punto si e’ venuti fuori dando un’imput cosi’ forte a livello mediatico , politico e sociale tale da creare paura allarmismo ecc , il tutto per avere il tempo di creare le condizioni a scadenza avendo il tempo necessario , anche minacciando di voler a tutti i costi andar via , ok!!! pero’ sai sentendo cio’ che sta avvenendo il dubbio che forse questi vogliano veramente andar via diventa sempre piu’ forte , il ministro nn gli vuole perche’ ormai e’ lampante che questi hanno sempre speculato e nn e’ falso in quanto investimenti pochissimi , agevolazioni sempre se solo pensiamo che all’anno gli venivano dati quasi 120 milioni di euro per tenere in piedi una fabbrica , hanno fatto si che la fabbrica andasse al degrado mezzi vecchi , tetti messi male , ma credimi nonostante questo noi produciamo alluminio ottimo , lo dimostra il fatto che la ferrari vuole solo il nostro alluminio , il nostro responsabile in europa , ha tentato di inviarli ilmetallo dalla spagna e gli e’ stato rimandato indietro chiedendo espressamente quello di portovesme , nn solo ha dirottato senza che nessuno dei nostri vertici e sindacato , la produzione di billette che ci faceva guadagnare circa 300 dollari a tonnellata togliendolo a noi e dirottandolo nelle casse spagnole !!! allora mi chiedo ha senso rimanere legati a questi essendo vittime delle loro strategie considerando che noi soddisfiamo solo il 12 per cento del fabbisogno nazionale e con le commesse sicure ??? credimi qui basterebbe un’azieda seria che mettesse 2-3 manager a livello di marketing , con pochi investimenti e questa realta’ produttiva vola e fa i suoi utili come noi sappiamo e nn perdite come dicono loro per essere ancora pregati a rimanere e darli ancora piu’ agevolazioni , chiaro!!!!!! c’e’ un problema , da quando l’alcoa sul sole 24 ore su un’articolo diceva che andava via per le perdite subite , nessuno anche dei nostri tutori ha smentito su un giornale cosi’ importante per chi opera nel bussiness ,ma solo portando al ministro incaricato un dossier con i dati dell’azienda che recitano risultati diversi !!! avrei preferito far sapere a tutti gli investitori o industriali italiani che questa e’ una realta’ che fa gli utili ed avra’ sempre un’occhio di riguarda anche dal governo essendo rimasta l’unica fabbrica in italia a produrre alluminio primario che a detta di tutti e’ sempre stato considerato strategico !!! dico anche questo per salvarmi il posto di lavoro e si rimane con questo dubbio dei dati economici nn mi spaventa che per rendere il tutto piu’ chiaro sempre per il bene della fabbrica del territorio e dei posti di lavoro possa anche intervenire l’organismo piu’ indicato che’ la guardia di finanza , io nn ho nulla da temere , altri forse si , ok!!!! il fatto che questa fabbrica nn venga pubblicizzata mi suona strano , nn vorrei che a scadenza dei termini fissati dall’alcoa che proprio l’altro ieri ha cambiato da mobilita’ a cassa integrazione solo nel caso ci fossero reali compratori , fosse tutto studiato per arrivare sino all’ultimo con pochi interessati simpatici o rimanere come ho citato all’inizio con alcoa nonostante l’abbia dichiarato alla borsa americana ma ormai dopo anche lo scandalo delle agenzie di ratting che davano dati falsi con tangenti per farsi’ che ci fossero vendite su quei titoli , nn mi sorprende piu’ nulla , percio’ vorrei anche da parte tua e te lo chiediamo in tanti lavoratori che hanno letto il tuo articolo , una piccola pubblicita’ anche se nn staimo parlando di merendine a questa realta’ produttiva cosi’ nn si sa mai si faccia saltare il gioco a qualcuno , che dici !!!!! ti ringraziamo a presto ciao !!1

  4. marcocobianchi Says:

    Ciao Corrado. Grazie del lungo post che mi provoca un coinvolgimento nella vostra vicenda ancora maggiore. Da quello che ho capito, purtroppo, l’Alcoa non ha nessuna intenzione di tornare sui propri passi anche perchè è molto difficile che lo Stato italiano possa ripresentare un nuovo provvedimento che taglia le tariffe elettriche. Perciò io penso che a questo punto occorra pretendere che l’Alcoa paghi tutti i 295 milioni di euro che deve allo Stato italiano. Immediatamente e tutti e che quei soldi vengano usati sia per bonificare il territorio che ha lasciato devastato, sia per una nuova iniziativa industriale al suo posto. Usando, al posto degli incentivi, magari proprio una parte di quei soldi. Quindi occorre che voi prendiate l’iniziativa nei confronti del governo perchè obbglighi in tutti i modi Alcoa a pagare. Troppe volte ho visto lo Stato opporsi a decisioni comunitarie che le imponevano di farsi restituire aiuti di Stato dati in modo illegittimo.
    Secondo: i politici locali devono smettere di pagare le imprese perchè arrivino da voi, perchè poi, come in questo caso, quando finiscono i soldi, le imprese chiudono e lasciano disastri sociali. La prima cosa che dovete pretendere è la riqualificazione dei porti dell’isola in modo che il trasporto di materia prima possa avvenire a prezzi più bassi di qualli attuali. I vostri porti commerciali sono troppo piccoli. Secondo: il gasdotto Galsi: i lavori dovrebbero iniziare nel 2014. Troppo tardi. Occorre iniziare molto prima, già l’anno prossimo. Il gas è importantissimo, come sai, per abbassare i prezzi di produzione: sono stupefatto di come in tanti anni nessun vostro politico abbia messo questi due temi in cima alle proprie priorità.
    Corrado, ciò che posso fare, lo farò.
    Coraggio
    Marco

  5. corrado Says:

    ciao marco grazie per aver risposto !!! nn lo so se alcoa andra’ via , fino a quando nn li vedro’ fuori nn ci credo!!! nn so quanta gente e’ a conoscenza che a questi gli e’ stato regalato tutto dal governo dalla vecchia efim che allora diceva che l’alluminio era una palla al piede , ti cito qualcosa !!! fabbrica portovesme , fabrica sardal ( profilati in alluminio ) , fabbrica fossanova , feltre , fusina , portomarghera , latina , villette portoscuso comune di appartenenza della fabbrica di portovesme , uffici a rho , uffici a roma , immobili fusina e forse dimentico qualcosa !! allora ,penso che per quanto riguarda l’energia si stia seguendo lo stesso processo attuato in spagna tra enel ed endesa ed in germania da altri, senza quello nn si va da nessuna parte !!! si parla che la glencore voglia prendere un grosso pacchetto e cioe’ alcoa , eurallumina avendo gia’ delle quote azionarie e parte della centrale dell’enel , il tutto si trova nell polo industriale , ovviamente questo e’ quanto presumo si stia spingendo dalle forze politiche e sindacali , il problema e’ come citavo ieri nell’altra mail e’ conveniente e tranquillo arrivare a scadenza con questi 2 soli soggetti senza muoversi a 360 gradi di petto rischiando poi che glencore e chissa’ alcoa , chiedano la luna e questo poi nn venga accettato dal governo , diversamente accontentarsi anche di una cordata seria o altro che pero’ voglia far bene sia per la fabbrica tenendola efficente e remunerare a dovere anche i lavoratori e dare continuita’ alla vita della fabbrica stessa anche nn conoscendoli e percio’ riniziare da capo tutto quello che concerne tra i rapporti sia sindacali che politici !!! finisco dicendo che il governo si sta attivando benissimo e voglia portare a compimento questa vertenza , penso che i prossimi passi siano in assoluto quello di trovare un’accordo sull’energia che puo’ solo passare da un’intesa come prima citato e poi ne vedremo delle belle nel senso che nn escludo come detto prima alcoa , molti personaggi qui sono legatissimi a questi , purtroppo e senza nn avrebbero piu’ tanti benefici che negli anni hanno acquisito a scapito dei lavoratori !!! ciao grazie

  6. giorgio Says:

    Purtroppo non si crea da un giorno all’altro un nuovo modello di sviluppo!!
    La filiera dell’alluminio è un dato reale , basta rimetterla in moto, partendo dall’energia che ovviamente deve avere un costo in linea con quello di tutti gli altri paesi che intendono avere produzioni di alluminio all’interno dei propri confini, proseguendo con la rimessa in marcia dell’Euroallumina, della Otefal, della Sardal, utilizzando nuove tecnologie per bruciare il carbone Sulcis nelle centrali Enel situate a bocca di fabbrica e nate per fornire a queste fabbriche l’energia, utilizzare il gas del gasdotto Galsi che dovrà passare a pochi kilometri dal sito,l’eolico.
    Se a Portovesme per 40 anni si è prodotto Alluminio, si è sempre fatto in perdita? Si può pensare che una multinazionale possa rimanere dove non vi è profitto?
    Se poi vogliamo parlare di assistenzialismo non abbiamo che da scegliere:
    Fiat,trasporti pubblici,Alitalia,forze armate,comuni, province, ospedali,giornali, Enel, banche etc… l’elenco sarebbe lunghissimo.
    La ricchezza spendibile di uno stato viene dai prodotti creati o trasformati, dal turismo, e con quella ricchezza che si possono pagare i servizi ma molte volte non basta e la collettività deve integrare in un modo o in un’altro, cambia solo la forma non la sostanza.
    Gridare allo scandalo se si vuole mantenere l’unica fabbrica di alluminio in Italia (dichiarato strategico) non è coerente con la realtà di una nazione che si dichiara l’ottava potenza industriale del mondo.Non si può delocalizzare tutto senza rischiare di dipendere da altri per poi esserne ricattati (l’energia è un esempio).
    Finisco, il Sulcis non può perdere anche questa fabbrica, anzi da questa vertenza occorre ripartire per riaprire tutta la filiera dell’alluminio puntellando il vecchio progetto industriale con Energia a costi competitivi,infrastrutture, sviluppo del terziario, non c’è nulla da inventare è tutto li sul territorio, un territorio che ha pagato in termini ambientali un costo molto alto non certo ammortizzabile da una effimera bonifica.
    Contemporaneamente però bisogna progettare e mettere le basi per un modello di sviluppo alternativo e parallelo per dare respiro e soprattutto un futuro a questo lembo di Italia spesso dimenticato.

    Giorgio

  7. Alcoa, il caso che fa della Sardegna la nostra Grecia Says:

    […] si ferma al consenso elettorale e non pensa agli investimenti di lungo termine. In effetti sulla storia e il business di Alcoa hanno guadagnato in tanti: dai politici ai produttori di energia elettrica. A pagare, invece, […]

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