“MANI BUCATE” I soldi pubblici per l’innovazione sono buttati via. Lo dice Bankitalia

C’è un mantra che si ripete come una stanca litania ogni volta che si parla di investimenti pubblici. Il mantra è che dovrebbero essere spesi per la “ricerca e sviluppo”. Magari dando finanziamenti alle imprese private. Bene: forse è il caso di sfatare il mito in base al quale i soldi pubblici possano mettere in moto la macchina dell’innovazione. Ecco un breve estratto del capitolo di “Mani bucate” nel quale spiego i risultati di alcune ricerche sui risultati dei soldi pubblici spesi per l’innovazione tecnologica. Non aggiungo altro perchè, come si dice, ogni commento è superfluo.

“Uno studio del 2007 (Monica Merito, Silvia Giannangeli, Andrea Bonaccorsi, Gli incentivi per la ricerca e lo sviluppo industriale stimolano la produttività della ricerca e la crescita delle imprese? Evidenza sul caso italiano, in “L’Industria” n. 2, 2007″) prende in esame l’ambito nel quale gli aiuti pubblici dovrebbero generare i migliori risultati: la ricerca scientifica. Gli autori hanno messo sotto la lente d’ingrandimento 185 imprese che tra il 1999 e il 2000 hanno ottenuto aiuti pubblici e le hanno messe a confronto con altrettante imprese che non li hanno avuti. Il risultato è che le prime non hanno mostrato nessun aumento di produttività rispetto alle seconde: a quattro anni di distanza dall’erogazione, “gli effetti dei finanziamenti alla ricerca e sviluppo sono nulli”. E’ il caso di ripeterlo: nulli.

Il dato era già emerso da uno studio indipendente del 2006 (Luigi Cannari, Leandro D’Aurizio, Guido de Blasio, L’efficacia degli incentivi agli investimenti, Banca d’Italia, 2006) che aveva indagato gli effetti degli sconti fiscali sulla propensione all’investimento: il 70,9 per cento delle imprese del Nord e il 43,8 per cento di quelle del Sud aveva dichiarato che avrebbe investito esattamente la stessa cifra anche se lo sconto non ci fosse stato.

Prendiamo poi il Fondo per l’innovazione tecnologica (Fit) gestito dal ministero dello Sviluppo economico, che inizia a funzionare nel 2001. L’anno seguente i soldi sono già finiti, ma le imprese continuano a presentare domande di finanziamento, che il ministero ricomincia a valutare soltanto nel 2007. L’interruzione dei finanziamenti è stata molto utile agli economisti della Banca d’Italia (Guido de Blasio, Davide Fantino, Guido Pellegrini, Evaluating the impact of innovation incentives: evidence from an unexpexted shortage of funds, Banca d’Italia, 2011) per verificare se le imprese sussidiate prima del blocco del fondo abbiano investito più di quelle che, pur avendo fatto domanda, non hanno ricevuto alcun sussidio. Il risultato è che tra le une e le altre non si riscontrano differenze significative: “Sostanzialmente le società sussidiate ottengono i sussidi per progetti che sarebbero stati avviati anche in assenza dei sussidi stessi”.

Un dato analogo è segnalato dalle poche amministrazioni locali che si preoccupano di verificare se gli incentivi concessi abbiano avuto effetti misurabili in termini di crescita economica. Il Piemonte, per esempio, ha scoperto che gli incentivi alle imprese erogati nel 2007 e finalizzati ad attivare collaborazioni tra aziende e centri di ricerca (come le università) “non raggiungono il consenso auspicato: soltanto il 25 per cento delle imprese finanziate ha attivato collaborazioni di questo tipo e di queste solo la metà lo ha fatto grazie all’incentivo”. Inoltre, solo per il 5-10 per cento degli imprenditori intervistati “l’incentivo risulta determinante” per l’avvio di nuovi progetti.

E dopo aver letto tutte queste ricerche, fa impressione sapere per esempio che la Ue ha messo a disposizione delle imprese sette miliardi di euro per la ricerca solo per il 2011, e che tra il 2007 e il 2013 intende spenderne addirittura 53”.

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  1. Il dramma della disoccupazione in Italia - ultimi dati - Pagina 11 Says:

    […] la ricerca solo per il 2011, e che tra il 2007 e il 2013 intende spenderne addirittura 53”. “MANI BUCATE” I soldi pubblici per l’innovazione sono buttati via. Lo dice Bankita… document.getElementById('pbitcusti3241725').onload = function() { […]

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