“MANI BUCATE” Ma le “zone a burocrazia zero” ci sono già (e sono costate…)

Trappolone comunicativo. Dopo “SalvaItalia” e “CrescItalia”, nel decreto “SemplifItalia” il governo ha deciso di introdurre, in via sperimentale, le “Zone a burocrazia zero”, cioè aree del Paese dove le imprese, soprattutto piccole, non hanno praticamente oneri burocratici oltre ad una fiscalità ridotta. Bene: questa legge esiste già. Non è il prodotto del governo Monti, ma del governo Berlusconi che a sua volta ha ripreso un’idea, più ambiziosa, del governo Prodi. Quindi: niente di nuovo sotto il sole della semplificazione, perché già adesso, in base ad una legge del 2009, è prevista la possibilità di creare le “famose” Zbz.

In “Mani bucate” ne parlo in un ampio paragrafo perché la mamma delle Zbz è una legge siciliana del 2004 che, come racconto, è “una specie di festival dell’esenzione fiscale: Irap zero per le imprese del settore turistico, dell’artigianato, dei beni culturali, dell’agroalimentare e dell’information technology. Inoltre, niente tasse sulle concessioni regionali, sconto sulle imposte di registro, ipotecarie e catastali e niente tasse sui redditi prodotti. Il tutto per una spesa a carico dello Stato (sotto forma di mancate entrate) di 170 milioni di euro l’anno. La Ue non approva, ma persiste l’idea che l’abbattimento delle tasse sia la strada migliore per attirare investimenti.

Pochi anni dopo l’Italia estende il progetto siciliano a tutto il paese e l’11 giugno 2009 notifica a Bruxelles la legge del 2006 che crea ben ventidue centri a fiscalità zero. Si chiamano Zfu, Zone franche urbane, e prevedono un regime fiscale speciale per le micro e piccole imprese nate tra il primo gennaio 2008 e il 31 dicembre 2012.  Il tutto per una spesa a carico dello Stato, sempre sotto forma di mancate entrate, di ben 500 milioni di euro. La Ue, a differenza di quanto aveva fatto con la legge siciliana, approva e l’Italia individua le Zfu in dodici regioni, in aree popolate complessivamente da 332.855 persone. Nel 2010 le Zfu scendono a diciotto (sono escluse le quattro individuate nel Centro-Nord) e non godono più di sconti fiscali ma solo di una burocrazia agevolata. Così da Zfu si trasformano in Zbz, Zone a burocrazia zero, che potranno accedere a contributi gestiti direttamente dai sindaci. Le Zbz sono costate 150 milioni di euro, prelevati nel 2010 dal Fas”.

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