INTERMEZZO Zingales: i luoghi comuni del sommo economista

Luigi Zingales colpisce ancora. Nell’ultimo numero de L’Espresso ha ripetuto uno dei luoghi comuni più di successo di sempre che, a gentile richiesta, fa il suo gradito ritorno nella penna del sommo economista. Eccolo: secondo la tradizione cattolica la ricchezza è un peccato e secondo quella marxista essa deriva da una forma di sfruttamento. Quindi è ovvio che in Italia la ricchezza non sia un atout per i candidati politici, la cosa strana, dice, è che questo sta avvenendo anche in America nei riguardi di Mitt Romney, candidato repubblicano alle primarie Usa, la cui ricchezza è vista “come una colpa”.

Bene. Lasciamo stare i motivi per i quali Zingales afferma che i milioni di Romney non piacciono agli americani e concentriamoci sul luogo comune. Se fosse vero che per la tradizione cattolica la ricchezza è un peccato, dovrebbe spiegare, Zingales, le 5 milioni di partite Iva italiane, l’impressionante fioritura di piccole imprese nel cattolicissimo nord-est e la nascita delle casse di risparmio, popolari e rurali, nate proprio sul solco della tradizione cattolica italiana. E dovrebbe spiegare come mai i comunisti hanno dato vita all’esperienza delle cooperative del centro-Italia nelle quali il lavoratore è addirittura “proprietario” di un pezzo di azienda nella quale lavora, ovvero, ha scambiato il rischio di essere sfruttato diventando un piccolo capitalista. Poi le cose, ovviamente, sono cambiate: la tradizione cattolica delle casse di risparmio e quella comunista delle cooperative è, oggi, difficilmente rintracciabile, ma se vogliamo parlare di storia, il sommo economista dovrebbe spiegare perché cattolici e comunisti hanno, tutti e due, in forme e in tempi diversi, cercato di arricchirsi. E, soprattutto: se per i cattolici la ricchezza è un peccato, come mai la maggior parte di loro hanno votato per il miliardario Berlusconi? E come mai alcuni addirittura lo rimpiangono?

A me questi sommi economisti esperti di tutto mi fanno davvero tenerezza.

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5 Risposte to “INTERMEZZO Zingales: i luoghi comuni del sommo economista”

  1. Matteo Paternoster Says:

    Mi scusi, ma il fatto che cattolici e marxisti si siano arricchiti in che modo può confutare il fatto che la loro tradizione storica vede la ricchezza come un peccato, da una parte, o come fonte di sfruttamento, dall’altra?
    La loro tradizione effettivamente vede la ricchezza come un male. Il fatto che siano poi diventati dei piccoli capitalisti risponde semplicemente a una questione di incentivi individuali (e a una questione tutta italiana per cui siamo capitalisti-liberisti a casa nostra e comunisti a casa d’altri)..

  2. marcocobianchi Says:

    Invece lo confuto. I fatti dicono che i cattolici hanno creato banche, imprese, industrie, si sono arricchiti e hanno fatto delle aree più “osservanti” d’Italia quelle più ricche. E, sempre i fatti, dicono che l’Emilia Romagna, e Toscana, le due regioni più rosse d’Italia, sono quelle dove il Pil pro capite è più alto. Se mi permette, non faccia lo stesso errore di Zingales: guardare la teoria (cattolici e marxisti sono contro la ricchezza) e non la realtà che, se non corrisponde alla teoria, è sbagliata.

  3. Matteo Paternoster Says:

    Non ha capito il punto, comunque fa niente 🙂 Complimenti per le inchieste!

  4. marcocobianchi Says:

    Sono dell’idea che se una persona non capisce significa che gli parla non si fa capire. 🙂

    • Matteo Paternoster Says:

      Nel mio caso è così solitamente 🙂
      Comunque, il punto che volevo sottolineare è la differenza che sussiste tra fatti compiuti e valori dichiarati.

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