MANI BUCATE I De Gennaro (quelli delle cozze pelose) non restituiranno 11 milioni pubblici

La letteratura intorno ai fratelli Degennaro di Bari è sterminata. Hanno già riempito decine di faldoni della procura di Bari con le loro peripezie industriali. Sono stati coinvolti nello scandalo dei parcheggi sotterranei a Bari, che ha coinvolto diversi esponenti del Pd pugliese. Hanno coinvolto Emiliano stesso, sindaco di Bari, sono stati denunciati, arrestati, interrogati, rilasciati, di nuovo denunciati e di nuovo inquisiti. Insomma, ne hanno fatte (quasi) di tutti i colori.

Ciò che allo stato delle cose si sa è che spesso le vicende per le quali sono finiti nei guai riguardano i fondi pubblici, gli aiuti di Stato, insomma. Quello che pochi sanno, però, è che di tutti i milioni che hanno ricevuto una buona fetta sono andati persi. I fratelli Degennaro, per una sola delle vicende che li ha riguardati, cioè la presunta truffa legata a 5 investimenti diversi finanziati con soldi pubblici, hanno già costretto la procuratore Antonio Laudati e il pm Isabella Ginefra a sequestrare 12 milioni di euro presso il ministero dello Sviluppo economico non ancora erogati. Si tratta delle rate finali relative ai progetti finiti nel mirino. Solo che qualche giorno fa il tribunale del Riesame ha respinto la richiesta della procura di Bari che chiedeva di bloccare altri 11 milioni. Perché? Perché i reati per i quali sono stati usati quegli 11 milioni sono stati prescritti. La truffa è ormai prescritta visto che le prime risalgono agli anni dal 2003 al 2005.

L’inchiesta di Laudari e Ginefra riguarda quattro società della galassia Degennaro e cinque investimenti realizzati con i soldi della legge 488/92: uno stabilimento di prefabbricati a Bitonto (poi spostato a Taranto), un’altra fabbrica a Taranto, un centro sportivo a Corato, un complesso di villette a Castellaneta Marina (costruite, è stato accertato, sugli stessi suoli destinati a ospitare case per i poliziotti). Secondo la procura di Bari, gli imprenditori avrebbero incassato i fondi dello Stato senza aver però investito i 12,8 milioni di propri fondi previsti nei progetti: ma con una serie di bonifici a catena – secondo la Finanza – avevano dimostrato la disponibilità di quei soldi «senza che avvenisse alcuna materiale erogazione di somme». 
Quindi possiamo dire addio a 11 milioni. Ma anche alla presunta diversità della giunta Emiliano di Bari.

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