Vantaggi fiscali: la Corte europea respinge il ricorso della Bnl e la condanna a pagare le spese

Vi ricordate la legge Amato? In Mani Bucate la definisco “la madre di tutti i sussidi agli istituti di credito” perché, nel 1990, permise “alle banche di diritto pubblico e a centinaia di casse di risparmio di scorporare i beni di loro proprietà e di attribuirli alle neocostituite fondazioni, che avrebbero controllato una quota, all’inizio quasi sempre di maggioranza, del capitale delle banche stesse. Queste, trasformate in società per azioni di diritto privato, sarebbero dunque uscite dall’ambito dell’influenza pubblica”.

L’Europa bocciò quella legge, così come ebbe molto da ridire sulle due altre norme che seguirono e, in qualche modo, completarono la legge Amato ovvero la legge 342/2000 e la 344/2003. In tutti e tre i cosi si è trattato di veri e propri regali alle banche che, dopo aver usufruito delle tre leggi, vennero tutte condannate a restituire allo Stato le tasse non pagate. Ma ce ne fu una, una soltanto, che non si rassegnò all’evidenza: la Bnl, oggi controllata dalla Bnp Paribas, che fece ricorso contro la decisione.

Il 21 giugno la Corte ha raggiunto una decisione e ha deciso di rigettare il ricorso della banca che è stata anche condannata a pagare le spese legali. Adesso anche lei dovrà restituire i vantaggi fiscali ottenuti circa 12 anni fa. 

Per gli amanti del genere la sentenza completa (in italiano) è disponibile qui.

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