Io sto con le Fondazioni

Su Lavoce.info si è sviluppato un intenso e appassionante dibattito sul ruolo delle Fondazioni bancarie. Riassumendo fino alla brutalità: Tito Boeri e Luigi Guiso considerano le Fondazioni bancarie dei soggetti che “abusivamente” controllano una fetta importante del sistema bancario italiano e, siccome non sono società private ma sono sostanzialmente controllate dalla politica (per di più locale) frenano lo sviluppo delle banche, non ne incentivano la redditività, inoculano nei meccanismi economici, altrimenti perfetti, il virus della spartizione partitocratica. Il direttore generale dell’Acri, Giorgio Righetti, ribatte a queste critiche nel suo post proprio su Lavoce.info che vi invito a leggere.

Lo dico subito chiaramente: io sto con le Fondazioni. Per tantissimi e, dal mio punto di vista, ottimi motivi. Il primo è che le Fondazioni si sono dimostrati elementi di stabilità per il sistema bancario nazionale. E chi dice che invece il mercato dà il meglio di sè solo quando un’impresa, anche bancaria, è scalabile e che le Fondazioni hanno sempre impedito che ciò avvenisse, vorrei solo ricordare che da un po’ di tempo a questa parte le banche che hanno cambiato azionista di maggioranza hanno preso un’unica strada: quella che porta dritto dritto agli Stati. In Italia questo non è successo.

Ovvio: c’è il caso del Monte dei Paschi di Siena. Ok, parliamone. La banca ha acquistato l’Antonveneta per oltre 9 miliardi di euro proprio all’inizio della crisi internazionale, nel 2007, e non è riuscita a sostenere i costi dell’operazione. Ora: attribuire la responsabilità di questa decisione agli organi dirigenti della Fondazione Mps è ingeneroso. Quella fu un’operazione dovuta alle manie di grandezza del gruppo dirigente della banca, non della Fondazione, alla quale, giustamente, va imputata la colpa di non essersi opposta a quell’acquisizione folle. Questo è vero.

Più in generale Boeri e Guiso accusano le Fondazioni di non voler mollare le proprie azioni dell’istituto bancario che controllano anche se dovrebbero o avrebbero dovuto farlo, varando aumenti di capitale “diluitivi”. A patto che mi si dica chi oggi investirebbe in una banca. Cdp a parte.

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6 Risposte to “Io sto con le Fondazioni”

  1. Giorgio Allegri Says:

    Le fondazioni bancarie sono un ibrido senza capo ne’ coda, utile solo ai politici locali che annaffiano di soldi le proprie clientele. Il caso MPS e’ emblematico, la Fondazione e’ stata connivente con le scelte del CdA, finche’ la barca va.

    Anche le banche devono poter fallire.

    Si proteggano i depositi, ma nel processo di bancarotta gli azionisti delle banche devono perdere soldi (le azioni sono “capitale di rischio”) , gli obbligazionisti subire un “haircut” ( un taglio dei loro rendimenti attesi) e diventare i nuovi azionisti: con altri entrano nel capitale della banca, cacciano i vecchi amministratori e procedono al risanamento. Si raccolgono i cocci e si ricomincia da capo.

    Questa dovrebbe essere la normalita’ e costringerebbe le banche alla prudenza estrema nella loro gestione, rendendo il sistema bancario piu’ stabile.

    Altrimenti, si crea involontariamente il problema del “troppo grande per fallire” (too big to fail), ovvero la banca fa scelte rischiosissime proprio sapendo che se le cose andranno male, lo Stato non potra’ far altro che salvarle. Si genera cosi’ un sistema piu’ instabile, a carico della collettivita’.

    “Capitalism without bankruptcy is like Christianity without hell”.

    • marcocobianchi Says:

      Perfetto. Condivido in pieno. La normalità dovrebbe essere quella che descrive lei. Salvo ammettere che in realtà questo funziona quando c’è 1 bancha in crisi, non quando la crisi è sistemica perchè sennò succede come con Lehman. Quando fallì tutte le altre banche pensarono che tutte fossero a rischio e smisero di prestarsi i soldi.
      Sono così d’accordo che, infatti, l’unica riforma necessaria per mettere un freno al “too big to fail” non è stata fatta e riguarda la separazione tra banca commerciale e banca d’investimento.
      Ma sulle Fondazioni, mi spiace, resto della mia opinione. La Fondazione Mps ha gravissime colpe, davvero, ma non sono più grandi delle colpe degli azionisti delle centinaia di banche americane salvate dallo Stato o pilotate verso la fusione con altre entità. In altre parole: in tutta questa storia il più innocente… è colpevole.

  2. Giorgio Allegri Says:

    …infatti il bailout delle banche americane e’ stato un’indecenza, che peraltro ha solo nascosto la polvere sotto al tappeto. Perfino la socialista Svezia fece fallire le sue banche…

    Dissento sulle fondazioni perche’ vedo le devastazioni derivanti dall’incesto fra politica ed economica in Italia e uno degli strumenti principali e’ tuttora proprio quello delle fondazioni bancarie.

    Concordo sulla legislazione del settore, tenga comunque conto che la separazione che Lei propone, in sostanza il ripristino del Glass Steagall, non avrebbe salvato Lehman (il cui problema era un leverage troppo alto) ne’ AIG (nei guai per i naked cds).

    Il punto e’ che nessuno sa quali siano le quantita’ , le dimensioni o il leverage ottimale degli operatori finanziari, come di qualsiasi altra industria, per cui non possiamo definirli ex ante.Il regulator deve invece fare in modo che chi cade non trascini con se’ tutto il sistema, ma cada senza far rumore. Senza la spada di Damocle del fallimento, questo non e’ possibile.

    Come e’ stato detto, neppure i dinosauri erano too big to fail…

    • marcocobianchi Says:

      D’accordo su tutto. Tranne che sulle Fondazioni. Mi spiace 🙂 Io credo che il vero legame politica-economia riguardi le Poste, Finmeccanica, le Fs, Alitalia (pre vendita) eccetera eccetera. Se lei va a vedere le nomine che le Fondazioni fanno nelle banche vede che ormai siamo a livelli insignificanti. Poi può essere vero che in alcune città italiane le Fondazioni sono espressione diretta della politica (vedi Siena) ma sono casi particolari. Oramai le Fondazioni non contano più nulla. Inoltre la storia di Banca Intesa dimostra che la Fondazione Cariplo, ex prima azionista, ha accompagnato la completa privatizzazione della banca, non l’ha affatto ostacolata. E oggi la sua influenza sulla banca è molto ma molto vicina allo zero. Idem per Compagnia San Paolo che ha venduto la banca che controllava accettando di diluirsi. Insomma: la storia dice che le Fondazioni hanno agevolato la crescita delle banche, non l’hanno ostacolata. Tranne casi particolari.

  3. Giorgio Allegri Says:

    … mi fa venire in mente che fra poco lo Stato diverra’ il secondo azionista di MPS, quindi lo Statalismo bancario rientrera’ comunque dalla porta principale e avremo modo di riparlarne, purtroppo.

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