Perchè la Sardegna ci costerà ancora l’ira di Dio

Non illiudetevi. Anzi, non illudiamoci. Le sacre regole del liberismo non funzionano. Non dico che non funzionano in astratto, anzi, funzionano. Ma non funzionano qui ed ora. Non funzionano nel Sulcis e in tutta la Sardegna. Le regole che non funzionano sono quelle di chi crede che la vicenda sarda, Carbosulcis ed Alcoa (e chissà quante altre ancora nei prossimi mesi) si possa risolvere negando sussidi statali a una miniera e a un produttore di alluminio, entrambe, per altro, sussidiate da decenni con i soldi che, spesso, provengono dalle nostre bollette.

Negare i sussidi pubblici non è una soluzione, è solo una teoria ripetuta a pappagallo da chi non guarda la realtà. E’ un auspicio, che ovviamente condivido, ma non è una soluzione. E’ spiegare il mondo come dovrebbe essere, non come è effettivamente. Spiegare che occorre risolvere le crisi del Sulcis e dell’Alcoa è una favola. Non illudetevi, non illudiamoci: in Sardegna lo Stato dovrà investire ancora centinaia di milioni se non miliardi nei prossimi anni. Che si chiamino sussidi, che si chiamino cassa integrazione, che si chiamino contratti di fornitura elettrica “interrompibili” o “super interrompibili”, che si chiamino contratti di programma, ma i soldi lo Stato ce li deve, purtroppo, mettere ancora. E ce li deve mettere, e ce li metterà, perchè da quando nel 1962 Amintore Fanfani nazionalizzò l’energia elettrica per garantire il sostegno dei socialisti al suo governo, l’elettricità in Sardegna costa di più perchè si è creato un monopolio. Perchè da allora ad oggi nessun politico né nazionale né locale ha mai pensato di costruire un solo metro di autostrada, la cui assenza fa aumentare i costi di trasporto, nè una dignitosa rete ferroviaria. Né ha mai pensato, in momenti di espansione del ciclo economico, a come abolire il sistema dei sussidi pubblici elargiti a piene mani in questi 50 anni da tutti i partiti a tutte le imprese energivore sarde. Né ha mai pensato a un sistema di collegamenti con l’Italia che non sia pagato dalle tasse di tutti gli italiani dato che tutti (ho detto: tutti) i collegamenti con la Sardegna sono sussidiati. E nemmeno i politici hanno mai pensato di costruire un collegamento elettrico tra Italia e Sardegna o una rete di distribuzione del gas. Niente. Non hanno fatto niente. Tocca farlo ora, con lungimiranza, cura del territorio, imparando da come altri Paesi (la Germania, ad esempio, con la Ruhr) hanno riqualificato aree industriali fuori mercato.

Sostenere che ora lo Stato non deve metterci una lira perchè l’ortodossia dei liberali-scienziati che, chiusi nelle loro teorie perfette non lo prevede, è una presa in giro. E, d’altra parte, non li ho sentiti gridare allo scandalo quando banche fallite in giro per il mondo venivano salvate con i soldi dei contribuenti americani, tedeschi, francesi o spagnoli. Nè dire che il Monte dei Paschi di Siena deve essere lasciato fallire anzichè essere nazionalizzato con i soldi delle tasse. E non lo hanno fatto perchè staccare la spina dello Stato dalle banche in fallimento o alla miniera del Sulcis non è semplicemente possibile (ma sono cose che non si possono dire perchè non è molto politically correct) a meno che non si sia disposti ad affrontare a viso aperto, il loro, disordini sociali che non si possono immaginare a che non voglio immaginare. Non si può staccare la spina dello Stato da un territorio che da 50 anni vive attaccato alla mammella pubblica. E non è colpa sua, la colpa è di chi quella mammella, piena dei soldi degli italiani, gliel’ha sempre offerta illudendo i sardi che ci fossero dei pasti gratis pagati dal debito pubblico per ottenere in cambio voti, consensi.

Occorre, invece, dire la verità anche se non la sia vuole sentire: la Sardegna ci costerà ancora l’ira di Dio.

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26 Risposte to “Perchè la Sardegna ci costerà ancora l’ira di Dio”

  1. Gian Piero de Bellis Says:

    Ho dovuto rileggere due volte questo pezzo perché mi è apparso a una prima lettura di una tale illogicità che stentavo a credere che avessi capito bene. Invece no. L’autore sostiene che quello che non è stato fatto da 50 anni sarà fatto o debba essere fatto nei prossimi mesi o anni sempre da quelli (i poteri statali e regionali) che nulla hanno mai fatto. Le magiche parole che esprimono questa logica tutta italiana sono : “Non hanno fatto niente. Tocca farlo ora, con lungimiranza.” Signor Cobianchi, qui siamo nel mondo della stregoneria e della Maga Magò che nulla hanno a che fare né con la logica né con la scienza. Io l’apprezzo, ma assurdità simili mettono a dura prova il mio apprezzamento. Cordiali saluti.

  2. Gian Piero de Bellis Says:

    Se lo devo rileggere una terza volta vuol dire che i concetti sono espressi in maniera talmente contorta che non sono facilmente comprensibili (almeno per me). In questo caso si tratterebbe di un un testo per iniziati (o per gli addetti ai lavori). Non vivendo in italia e leggendo soprattutto in inglese, forse non sono più all’altezza di comprendere l’italichese.

    • marcocobianchi Says:

      A me pare chiarissimo. Ripeto: dire che non bisogna dare più soldi alla Sardegna è sostenere una favola perchè a un territorio che vive da 50 anni di sussidi pubblici (ripeto: non per cola dei suoi abitanti) non gli si può staccare la spina da un giorno all’altro solo perchè prescrivono i sacri testi del liberalismo. In Sardegna spenderemo ancora miliardi prima di individuare un modello di sviluppo che stia impiedi da solo. Questo significa nuovi investimenti. L’unica speranza è che vengano impiegati non in sussidi alla produzione ma in progetti a lungo termine.

  3. Gian Piero de Bellis Says:

    Una persona non ingenua (cioè uno che non vive in italia) trasforma così l’ultima frase del suo commento: “L’unica illusione è che vengano impiegati non in sussidi alla produzione ma in progetti a lungo termine.” A detta di alcuni la follia è il ripetere in continuazione gli stessi atti aspettandosi che il risultato sia tutt’a un tratto differente. Ecco, pensare che si possa affidare ai protagonisti del disastro della Sardegna (e ai metodi che hanno ingenerato tale disastro) la soluzione dei problemi dei Sardi è pura e semplice follia. Che poi una popolazione che è vissuta per 50 anni di sussidi non sia minimamente responsabile del proprio disastro economico (e morale) questa è una affermazione micidiale che non serve proprio a far rinsavire le persone (cioè gli italiani e i sardi innanzitutto).

  4. marcocobianchi Says:

    Ha proposte alternative? Una buona soluzione potrebbe essere quella di Guzzanti/Tremonti: vendiamo la Sardegna.

    • Gian Piero de Bellis Says:

      1. Coloro che hanno creato il problema non hanno alcuna voce in capitolo riguardo a decisioni concernenti le soluzioni (rivoluzione sociale).
      2. A coloro che hanno creato il problema non verrà più versato un soldo per le loro soluzioni fasulle (disobbedienza fiscale)
      3. Le persone si liberano progressivamente della piovra e del pizzo e incominciano a ricostruire la propria vita in maniera autonoma (impegno personale)
      Al di fuori di questi tre punti, realizzabili solo con uno sforzo personale serio e di lungo periodo, vedo solo la perpetuazione delle illusioni e degli imbrogli.
      Se ce l’hanno fatta i montanari svizzeri che una volta dal Ticino andavano a lavorare in Lombardia (adesso avviene esattamente l’opposto) perché non dovrebbero farcela i pastori sardi una volta che si elimina la piovra e le sue pratiche di corruzione a livello di massa?

  5. marcocobianchi Says:

    Ottime intenzioni. Condivido in pieno. C’è un solo piccolo problema: servono generazioni per realizzare il punto 3.

  6. Giorgio Allegri Says:

    in effetti l’articolo e’ un po’ schizofrenico.I sussidi sarebbero una disgrazia economica ma ora non si possono tagliare, per la serie kicking the can down the road… idealmente, non dovrebbero finanziare la produzione ma platonici ‘progetti a lungo termine’… con i soldi del contribuenti, immagino.

    Mi viene in mente Einstein quando diceva che la follia e’ semplicemente il continuare a fare le stesse cose aspettandosi risultati diversi.

    Caro Cobianchi, non e’ seguendo i ‘sacri testi del liberismo’ che abbiamo fatto 2 mila miliardi di debito, ma facendo l’esatto opposto, come nel caso della Sulcis. E piaccia o no si dovra’ fare marcia indietro. Cominciamo a dare i soldi a chi perde il lavoro in modo che abbia una rete di protezione invece di tenere in vita aziende-zombie. Sarebbe gia’ un passo avanti.

    E concordo, lo stesso principio deve essere applicato all’MPS, alla RAI e via dicendo.

    • marcocobianchi Says:

      Se capisco bene la sua soluzione sarebbe dare la cassa integrazione a vita ai minatori del Sulcis. Mi spiace ma non ci sto. Lei pensa davvero, ma davvero, che sia possibile lasciare che chiuda la miniera e l’Alcoa, dare la cassa a tutti i dipendenti e continuare a vivere felici? Ma lei c’è stato in quel territorio? Beh: non c’è nulla. Pensare che sia possibile staccare la spina da un giorno all’altro (e, ripeto, sono io il primo a dolermene) è una favola. Non si può. Per cam,biare la situazione di una Regione sussidiata da 50 anni occorrono generazioni, non si può fare per decreto. A meno che, come scrivevo, non si è disposti ad andare là e spiegare “bambole, non c’è una lira”. Ci va lei?

  7. Giorgio Allegri Says:

    capisce male, temo e aggiungendo le parole ‘ a vita’ , mostra come evidentemente non riesca a uscire da una visione economica in stile Cirino Pomicino, che e’ anni luce lontana dalla mia. Mi perdoni la parentesi freudiana.

    Premessa, il fatto che non ci sia una lira (ma per ora dobbiamo dire un centesimo) non mi sembra uno dei piu’ grandi segreti italiani, quindi ai sardi c’e’ poco da spiegare. A lei invece offro qualche delucidazione:

    1. il sussidio ai lavoratori deve essere temporaneo (poniamo sia 3 anni, durante i quali si impara anche un nuovo mestiere, se necessario)

    2. costa meno della vodoo economics, con la quale si cerca per decenni di far resuscitare aziende morte (o mai nate) con iniezioni di soldi pubblici

    3. se c’e’ una prospettiva industriale nelle aziende in questione, non lo decide un tecnocrate piu’ o meno illuminato, ma privati che ci mettono i loro soldi in vista di un ritorno economico

    4. il lavoro si va a cercarlo dove c’e’, anche all’estero se necessario. Spero non voglia diffondere la favola del ‘posto’ sotto casa.

    5. in generale, se la Sardegna vuole veramente affrancarsi, ha bisogno di un modello diametralmente opposto, basato su politiche tipo zero burocrazia, aliquota unica sulle imprese, zone franche etc

    6. dissento anche sul timing: e’ proprio durante una crisi che si puo’ fare inversione di marcia, mentre con le vacche grasse si buttano soldi dalla finestra senza pensarci. Posporre un problema non lo fa sparire, lo rende solo piu’ grave.

    Regards

    • marcocobianchi Says:

      La pregherei di non assumere un tono professorale quando discute con una persona e soprattutto con me perchè la cosa mi innervosisce moltissimo.
      1 – Il sussidio ai lavoratori può durare anche 7 anni (Alitalia). Cosa che io eviterei. Ed eviterei anche i 3 anni.
      2 – Quindi lei è favorevole al mantenimento di persone con sussidi. Prendo atto.
      3 – Lei, evidentemente, non conosce la situazione sarda dove il primo problema sono le infrastrutture (rete gas, autostrade, ferrovie, ecc…). E forse non ha capito una cosa: i privati vengono solo se ci sono i sussidi, sennò vanno in Arabia (Alcoa). Questa è una presa d’atto io sono CONTRARIO ai sussidi. Chiaro?
      4 – Non difendo il posto sotto casa, ma, chiedo: quindi sarà lei ad andare nel Sulcis e dire a operai che hanno lavorato in miniera di andarsi a trovare il lavoro “dove c’è”.
      5 – D’accordo, ma molte di quelle misure la Ue le considera aiuti di Stato. Bisogna convincerla e non è facile. Il governo, da quanto ne so, ci sta provando. E, in ogni caso, lei attribuisce a quelle misure effetti che non hanno avuto in passato.
      6 – Allora non mi spiego: io non voglio affatto posporre il problema. Anzi: è da affrontare subito, ma la ricetta che lei propone non mi convince. E dico anche che sostenere che si possa fare è vendere fumo. Al riguardo le consiglio di andare a vedere come la Germania ha risolto il problema della Ruhr che per molti versi è simile al problema sardo. Crede che lo Stato abbia detto: ci pensino i privati? Che ridere.
      Best regards

      • Giorgio Allegri Says:

        Preghiere accettate, si tranquillizzi…vedo con piacere che il mitico Cirino Pomicino non e’ fra i suoi modelli. Sono tuttora confuso pero’, mi perdoni, ma il dibattito qui e’ un aut aut. Sussidi alla miniera oppure no?

        * lei non vuole i sussidi

        * e al tempo stesso non vuole “staccare la spina”

        Roba da principio di indeterminazione di Heinsenberg – ma forse anch’io ho passato troppi anni all’estero per seguire il way of thinking italiano, il limite e’ mio quindi. Chiedo venia.

        Accenna alla Ruhr , che e’ diventata un parco… non credo che la Sulcis possa imitare questo modello (vivo in Germania, comunque grazie del consiglio, bel posto).

        Vedo che concorda con il punto 5 (detassazioni, zone a burocrazia zero etc). Ottimo, partiamo da qui e cerchiamo di farle passare in sede europea. Non sono mai state fatte in concreto, perche’ parla di “effetti che non hanno avuto in passato?”. Dove? Chi le ha mai viste? En attendant Godot.

        Analizziamo il caso Sulcis, in concreto. Si parla di 250 milioni di finanziamenti pubblici per riconvertire l’impianto e salvare il lavoro a 120 minatori. Abbiamo 2 opzioni:

        A) INTERVENTO STILE PRIMA REPUBBLICA
        COSTO: 250 MILIONI

        Lo Stato spende questi soldi per “riconvertire” (non e’ dato sapere come) la miniera e tenere in vita il lavoro per i suoi 120 minatori. In pratica, il costo per il salvataggio di ogni posto di lavoro e’ 2 milioni di euro (!!!) , arrotondando per difetto le cifre.

        B) STACCARE LA SPINA
        COSTO: circa 10 milioni

        Lo Stato non mette soldi nella miniera, che e’ destinata a chiudere, ma da’ ad ogni minatore un sussidio di disoccupazione di 1000€ per 7 anni (!!!) 1000*12*7*120 fa 10 milioni e 80 mila euro di spesa.

        Conclusioni:

        *** “staccare la spina” alla Sulcis e’ 25 volte meno costoso per il contribuente

        *** elimina un progetto non economico

        *** protegge in modo piu’ efficace il reddito dei minatori.

        Ma essendo l’alternativa piu’ logica, dubito che sara’ adottata dai nostri politici.

        Lei invece cosa sceglie fra le 2 opzioni? Out of curiosity…

      • marcocobianchi Says:

        Certo che è meno costoso il sussidio ai lavoratori, ma così lei crea una generazione di assistiti. Certo che è più costoso continuare a dare sussidi (che non è la mia ricetta) a Sulcis e Alcoa, ma non ci sono i soldi. La soluzione, secondo me, è un mix: sussidi ai lavoratori per il tempo che serve per progettare opere infrastrutturali sperando di convincere la Ue che tasse zero per chi si insedia non sono (in realtà lo sono eccome) aiuti di Stato.
        Le esperienze negative sono in Sicilia: le tasse zero non funzionano se non c’è un territorio ricettivo. Riguardo all’ipotesi di 250 milioni, quella è già stata bocciata dal governo.
        Ribadisco per l’ennesima volta: staccare la spina non si può e dalle sue ultime risposte vedo che anche lei se ne sta rendendo conto. E, ribadisco: non è che io non “voglia” staccare la spina. Io vorrei tanto staccarla… solo che (è l’ultima volta che lo dico): non si può.

  8. Giorgio Allegri Says:

    beh allora siamo d’accordo su (quasi) tutto.

    Non voglio creare una generazione di assistiti, le assicuro, ho fatto l’esempio di una politica di sostegno al reddito direi estrema (7 anni a 1000€ al mese) paragonandola con l’intervento vecchio stile di cui si parla – se gia’ bocciato, ancor meglio, lo Stato imprenditore ha gia’ fatto troppi danni, per questo sono scettico sui piani di riconversione. L’input e’ sempre la protezione dei lavoratori, quindi se intervenire si deve, meglio farlo nel modo piu’ economico possibile. Le ripeto, farei in questo modo e sono convinto che sia subito possibile. Il caso Sulcis sarebbe una emblematica inversione di tendenza.

    Sulla necessita’ di infrastrutture in Sardegna come alternativa, le credo sulla parola perche’ non conosco la situazione locale…occhio pero’, il Giappone costruisce keynesianamente da 20 anni ed e’ sempre fermo. Sulla Sicilia stenderei un velo pietoso invece…la ricettivita’ di una regione che assume ancora “camminatori” negli uffici pubblici non me la voglio immaginare. Immaginavo la flat tax irlandese, a essere sincero, che ha funzionato benissimo.

    Concordo sulla questione europea, peraltro fu proprio il Commissario Monti a bocciare queste politiche come aiuti di Stato. Peraltro dovrebbero essere adottate su scala nazionale, ma qui apriremmo un lungo discorso. Cordiali saluti

  9. il sindaco De Carlo e gli anacronistici ed assurdi privilegi concessi all’Alto Adige (sarà poi vero? lo dimostri) » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti Says:

    […] (anche) autonomie colabrodo come la Sicilia (la vicenda Lombardo non vi dice niente?) o la Sardegna,  sembra che più che impegnarsi ad interrompere questo acclarato furto, ai nostri politici ed […]

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